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24/01/12
UIN TEAM DI RICERCATORI DEL CNR DI MILANO E CANNELL UNIVERSITY
La senescenza cellulare non...
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LA NICOTINA CONTRASTA LE DISCINESIE MOTORIE DEL MORBO DI PARCKINSON
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IL COMANDANTE SCHETTINO AI PM PARLA DELLA STORIA DEGLI INCHINI
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IL CERN è L'ORGANIZZAZIONE EUROPEA PER LA RICERCA NUCLEARE

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BIOLOGI E BIOFISICI DEL CNR E DELL'ATENEO DI PALERMO SUI FARMACI
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QUANTO DURERà TRA MONTI SALVA ITALIA E BERLUSCONI -BOSSI SALVA MAFIOSI
Non staremo a guardare di P...
24/01/12
UNA RICERCA IST CNR DIMOSTRA UNA CAPACITàINNATA DELLE SCIMMIE
Flessibile o rigido, anche...
24/01/12
GLI INVESTIMENTI NELLA SCIENZA DI BASE SERVE AGLI OBBIETTIVI SYMETRY

24/01/12
IN INGHILTERRA DUE TRENI SI SCONTRARONO E FECERO 31 MORTI E 520 FERITI
Dove la concorrenza fa anch...
24/01/12
A PALERMO PER COSTRUIRE UN FORTE E CREDIBILE GOVERNO CI VUOLE UNITà
Palermo, Borsellino: &ldquo...
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IL GIORNALISTA ANTONIO GREGOLIN è STATO PRESO A CALCI E BASTONATE
Giornalista aggredito a Vic...
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IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA SEVERINO HA CONVOCATO GLI ORDINI ODG
I Giornalisti e la Riforma<...
23/01/12
IL GOVERNO MONTI SI MUOVE MOLTO BENE IN TUTTE LE DIREZIONI

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CHI AIUTA I POVERI CHE SOFFRONO RICEVEIN CAMBIO TANTA SERENITà
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23/01/12
PASSATO IL DECRETO CHE ASSUME PERSONALE PER LE CARCERI
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PERCHé I VESCOVI ITALIANI NON ISTITUISCONO ORGANISMI DI CONTROLLO
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03/01/12
RIEMERGONO ABITUDINI NORMATIVE CON I SOLITI DOPPIONI COSTOSISSIMI

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PREMIO GIORNALISTICO AI VALORI PIù ALTI CHE MUOVONO LA PROFESSIONE
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CARTELLA ESATTORIALE DA 85 MILA € NOTIFICATA AL TESTIMONE DI GIUSTIZIA
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IL 5 OTTOBRE NAPOLITANO RASSICURA L'EUROPA MAI PIù IL 1929
Berlusconi insulta la Merke...
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PER DIECI ANNI PALERMO è STATA VITTIMA DELLA SPECIE DI INVASIONE BARBARICA
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PROFILI DI RESPONSABILITà MORALE GIURIDICA E SOCIALE NELLA NEUROSCIENZA
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ENAV SONO CADUTE LE PRIME TESTE DELLA LUNGA CATENA CORRUTTIVA
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Il Presidente della Provinc...
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LA FNS RAVVISANDO LA NECESSITà PROMUOVE LA MOBILITà DELLA CATEGORIA
La Federazione Nazionale
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RITA BORSELLINO: ACCORCIARE I TEMPI PER LA RICHIESTA DI ASILO
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30/11/11
ENAV CADONO LE PRIME TESTE DI UNA LUNGA CATENA DEL MALAFFARE
30/11/11
LA CADUTA DI BERLUSCONI HA DATO AVVIO AD UN ESECUTIVO DI LARGHE INTESE

25/11/11
BERLUSCONI A SPARARLE GROSSE HA SUPERATO IL BARONE DI MONTHAUSEN
Il barone di Monthausen di...
25/11/11
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NICOLA ZINGARETTI FRATELLO DEL COMMISSARIO ALBANO RACCONTA DI SE
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09/11/11
SU EUROPA MARCHE NEWS TUTTE LE OCCASIONI EUROPEE
Europa
24/01/12 UIN TEAM DI RICERCATORI DEL CNR DI MILANO E CANNELL UNIVERSITY
La senescenza cellulare non ferma il tumoreLa senescenza cellulare che avviene spontaneamente nelle cellule di melanoma non ne arresta la crescita. A evidenziarlo uno studio realizzato da un team di ricercatori di Cnr, Università di Milano e Cornell University. I risultati, appena pubblicati su PLoS Computational Biology, accertano anche la presenza delle staminali tumorali nel melanoma, responsabili della sua crescita e quindi potenziali obiettivi terapeutici           Le cellule tumorali, inserite in un ambiente nutritivo e di crescita adatto, tendono a proliferare indefinitamente. Questo ha fatto supporre che la senescenza cellulare potesse rappresentare una barriera alla loro crescita. Una collaborazione interdisciplinare tra l’Istituto per l’energetica e l’interfasi del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano (Ieni-Cnr), l'Università di Milano e la Cornell University (Usa) ha mostrato come la senescenza cellulare, che avviene spontaneamente nelle cellule di melanoma, non ne arresta la crescita. I risultati dello studio sono stati appena pubblicati sulla rivista open access PLoS Computational Biology.           “Il lavoro ha cercato di esplorare la relazione tra il melanoma e la senescenza cellulare, ovvero il processo naturale per cui le cellule, invecchiando, smettono di dividersi”, spiega Stefano Zapperi dello Ieni-Cnr. “Da qui l’idea di seguire la crescita in vitro di cellule di melanoma, monitorando il numero di quelle senescenti. Dopo tre mesi, effettivamente, la crescita ha cominciato a rallentare e la maggioranza delle cellule sono diventate senescenti, ma senza che il processo di crescita si arrestasse mai completamente. Infatti, subito dopo è ripreso alla velocità iniziale, mentre le cellule senescenti sono progressivamente scomparse”.            Una consistente presenza di cellule senescenti è stata osservata nei tumori ottenuti in topi immunocompromessi (con sistema immunitario modificato). “Successivamente è stato sviluppato un modello matematico per spiegare meglio tale processo, basato sull'ipotesi che all'interno del tumore sia presente una piccola frazione di cellule staminali tumorali che si divide indefinitamente, senza andare in senescenza”, aggiunge Zapperi. “Oltre a riprodursi, queste cellule originano una vasta popolazione di cellule tumorali ordinarie, che si dividono solo per un certo numero di volte prima di diventare senescenti”. Il modello è stato confrontato con i dati sperimentali, permettendo di riprodurre quantitativamente sia le curve di crescita, sia l'evoluzione del numero delle cellule senescenti.             “Tale modello fornisce una conferma indiretta della presenza di cellule staminali tumorali nel melanoma, una questione ancora dibattuta e facilmente estensibile ad altri tumori in cui la presenza di staminali tumorali è invece assodata”, prosegue il ricercatore. “Benché una gran parte delle cellule tumorali possano andare in senescenza, indurre tale processo non sembra una strategia terapeutica promettente, visto che queste cellule risultano irrilevanti per la crescita del tumore. Simulazioni del modello mostrano che accelerare la senescenza porterebbe solo a una scomparsa temporanea del tumore, che poi ricomincerebbe a crescere sostenuto dalle cellule staminali tumorali”.             L’accertata presenza di queste cellule nel melanoma potrebbe però aiutare a sviluppare nuovi metodi per curare questo tipo di tumore. “La sfida è superare la resistenza alla senescenza delle staminali tumorali e sviluppare metodi che colpiscano specificamente queste cellule”, conclude Zapperi.informazioni: Stefano Zapperi, Ieni-Cnr di Milano, tel: 02/66173385, e-mail: stefano.zapperi@cnr.it  
24/01/12 LA NICOTINA CONTRASTA LE DISCINESIE MOTORIE DEL MORBO DI PARCKINSON
La nicotina espande la memoria 
Questa sostanza aumenta la capacità della ‘working memory’, limitando però alcuni processi della scelta del movimento nel cervello umano. A dirlo uno studio dell’Ibfm-Cnr e dell’Università di Milano-Bicocca che suggerisce l’utilizzo della nicotina nel contrastare i disturbi mnestici e le discinesie motorie del morbo di Parkinson          La nicotina è in grado di espandere le capacità della cosiddetta ‘memoria di lavoro’ o working memory, limitando però alcuni processi legati alla scelta e all’avvio del movimento nel cervello umano. È quanto emerge da uno studio realizzato dall’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibfm-Cnr) di Milano-Segrate in collaborazione con Alice Mado Proverbio, docente di Psicobiologia dell’Università di Milano-Bicocca. L’indagine è stata presentata a Washington, al Congresso mondiale della Society for Neuroscience.          “I risultati confermano le scoperte della ricerca neurobiologica sui modelli animali, che evidenziano il ruolo cruciale della nicotina nel trattamento dei principali sintomi del Parkinson, come i disturbi della memoria e le discinesie motorie”, spiega Alberto Zani, ricercatore Ibfm-Cnr di Milano-Segrate. “In particolare, sono stati osservati un gruppo di non-fumatori e uno di giovani fumatori (7-20 sigarette per die; concentrazione plasmatica minima di nicotina = 0,062 mg), bilanciati dal punto di vista dello stato psicofisico e del livello culturale”.             La sperimentazione si è svolta in più prove. “Per testare i meccanismi cerebrali di orientamento selettivo dell’attenzione visuo-spaziale e misurare il tempo di reazione, i partecipanti dovevano mantenere la fissità dello sguardo, prestare attenzione a stimoli presentati in punti diversi dello spazio visivo, previamente segnalati, e rispondere premendo un tasto”, continua Zani.                “Per indagare la memoria di lavoro, cioè il ‘magazzino’ che ospita temporaneamente le informazioni appena apprese al fine di riutilizzarle, durante l’esecuzione di un compito di attenzione spaziale, i volontari dovevano contare a ritroso, partendo da grossi numeri e sottraendo tre cifre alla volta, ad esempio 17.898, 17.895, 17.892, e cosi via. Nel compito mirato alla pianificazione, invece, i partecipanti erano obbligati a fare una scelta motoria, premendo il più velocemente possibile un tasto con l’indice o con il medio, in base a stimoli diversi”.           Durante l’esecuzione dei compiti, l’attività bioelettrica cerebrale dei volontari, denominata Erp (Potenziali correlati ad eventi), veniva registrata utilizzando 128 sensori. “Questo ha consentito di monitorare il variare della funzionalità cerebrale in funzione dei compiti e della stimolazione visiva”, spiega Alice Mado Proverbio. “Nel compito d’attenzione visuo-spaziale non si è registrata alcuna differenza tra i due gruppi nella velocità di risposta agli stimoli. Nel doppio compito attentivo-mnemonico i fumatori, in media, sono stati 50 millisecondi più veloci, mostrando anche molte meno omissioni di risposta. Questo gruppo, però, risultava di circa 100 millisecondi più lento nel compito di programmazione e decisione motoria”.             Grazie alla tecnica Loreta (Low resolution electromagnetic tomography) “è stato poi possibile, con immagini di risonanza magnetica tridimensionali, evidenziare il ruolo fondamentale svolto dai neuroni frontali e prefrontali dell’emisfero destro nella capacità di gestire un aumento del carico di lavoro e nell’espansione della working memory, indotte dai livelli plasmatici di nicotina”, continua Zani.             “Questi risultati rappresentano un’importante evidenza sull’uomo che si accorda con gli studi di manipolazione genetica nell’animale secondo i quali topi knokout privi della sub-unità ƒÑ5 dei recettori nicotinici, densamente presenti nella corteccia prefrontale, manifestano un deficit attentivo-mnemonico in condizioni di carico di lavoro mentale, rispetto ai topi normali, nonostante il trattamento con nicotina. Si apre quindi un’interessante prospettiva per l’utilizzo terapeutico della nicotina non soltanto per le discinesie, ma anche per i problemi di memoria del Parkinson.             Questo è il primo studio a mostrare effetti sulla memoria nell'uomo da parte di questa sostanza, che possono trovare utili applicazioni nel trattamento, non solo del Parkinson, ma anche dell'Alzheimer". Per informazioni: Alberto Zani, Ibfm-Cnr di Milano, tel. 02/21717516, e-mail: alberto.zani@ibfm.cnr.it; Alice Mado Proverbio, Università di Milano-Bicocca, tel. 02/64483755, e-mail: mado.proverbio@unimib.it; 
24/01/12 IL COMANDANTE SCHETTINO AI PM PARLA DELLA STORIA DEGLI INCHINI
Il paese degli inchini di Marco Travaglio          Dopo il naufragio e l’alibi di ferro del comandante Schettino sullo scoglio spuntato a sua insaputa, all’isola del Giglio c’è un’altra metafora galleggiante che ci inchioda alla nostra irredimibile italianità: il rito dell’inchino. “Ne avrò fatti cinquanta”, racconta ai magistrati il bulletto di Meta di Sorrento, e forse è l’unica cosa vera che dice. Che sarà mai un inchino, nel Paese delle riverenze, dei salamelecchi, dei piegatori di schiene e dei nati curvi? Ecco perché il capitano De Falco assurge subito al rango di eroe, anche se ha fatto solo un paio di telefonate previste dalle sue mansioni: perché pare un extraterrestre.          Nelle intercettazioni siamo abituati a sentire gente che si dà del tu e di gomito, che fa pappa e ciccia, che si fa du’ spaghi alla pizzeria dietro l’angolo, che sistema tutto perché in Italia tutto si aggiusta o almeno si arrangia. De Falco invece dà del lei, dice “comando io”, cita le leggi e le rotte, grida “è un ordine!”. È vero che fa solo il suo dovere. Ma è questo che fa di lui un marziano: non fa l’inchino. Intanto, mentre Meta di Sorrento riabbraccia il suo genius loci come un perseguitato (che sarà mai un inchino?), a Castellammare la processione di San Catello si ferma anche quest’anno davanti alla casa del boss. Fa l’inchino.          E in Parlamento, sotto il governo che aveva promesso “mai più condoni”, tutti i partiti di tutti i colori si fanno il condono, anzi l’autocondono sui manifesti abusivi, come ogni anno, come sempre. Si autoinchinano. Nel libro Alla fine della fiera. Tangentopoli vent’anni dopo di Federico Ferrero, il pregiudicato Primo Greganti rivela: “Ho dato una mano alla campagna elettorale di Fassino per le comunali di Torino”.            Possibile che Fassino non sappia che Greganti è stato condannato a 3 anni e mezzo per le mazzette della Ferruzzi e del gruppo Gavio al Pci-Pds? Possibile che non abbia detto a Greganti: “Caro, non è il caso, faccio da solo”? O forse non glielo poteva dire ed era obbligato all’inchino? Monti continua a tenersi al governo un condannato per Tangentopoli, il sottosegretario Milone, che ha pure enormi conflitti d’interessi nel gruppo Ligresti. Perché non se ne libera? Inchino forzato anche quello?.            Il ministro Passera, dopo averlo incautamente nominato, lascia al vertice dell’Agenzia per le strade il presidente del Consiglio di Stato Pasquale De Lise, di cui sono noti pensieri, parole, opere e soprattutto omissioni. Che aspetta a liberarsene? O forse non può e deve invece inchinarsi? E quando finirà, Passera, la sua lunga “riflessione” sulle frequenze tv? Un altro inchino che non può rifiutare? Filippo Penati, miracolosamente a piede libero con tutte quelle tangenti a Sesto San Giovanni, si è “autosospeso” dal Pd, ma seguita a sedere nel Consiglio regionale della Lombardia, luogo notoriamente ben frequentato, e ora è entrato nella commissione regionale d’inchiesta sul San Raffaele. Cos’è, uno scherzo? O l’han messo lì in veste di intenditore, insomma di tecnico?,           Che aspetta il Pd a dirgli di ritirarsi e a domandargli se non gli venga un po’ da ridere? C’è qualche inchino che ci sfugge? Con quale faccia il Pd può fare opposizione a Formigoni, se si tiene in casa un Penati, per giunta travestito da sceriffo? Formigoni è l’uomo che sapeva troppo poco. Schettino gli fa un baffo: sono 15 anni che gli arrestano un assessore ladro dopo l’altro, e lui cade sempre dal pero, anzi dallo yacht (pagato sempre da qualcun altro a sua insaputa): “Casi individuali”.              Non vede e non sente nulla, forse perché è talmente chinato che non riesce ad alzare lo sguardo. Uno Scajola al cubo. E mai che incontri un capitano De Falco che gli urli: “Vada a bordo, cazzo!”. A furia di casi individuali, resterà solo. E ovviamente ignaro di tutto. Come il palo della banda dell’ortica di Jannacci: “Lui era fisso che scrutava nella notte, l’ha vist na gota ma ‘n cumpens l’ha sentu nient, perché vederci non vedeva un’autobotte, però sentirci ghe sentiva ‘n acident... Ed è arrabbiato con la banda dell’Ortica, perché lui dice: ‘Non si fa così a rubar!’...”.Richiesta diffusione dal Giornalista Marco Travaglio
24/01/12 LA SITUAZIONE PUR CON IL DECLINO DI BERLUSCONI NON è CAMBIATA
Milleproroghe: Alfano (IDV), “emendamento affissioni abusive e’ vergogna, parlamento pensi ad alluvionati messinesi”Articolo N. 1PALERMO, 19 GEN. - “Mi pare evidente che la situazione in Parlamento, con il declino politico di Berlusconi, non è affatto cambiata. Abbiamo un governo che ama essere definito ‘sobrio’ nonostante il più alto tasso di conflitti di interesse della storia, e i partiti, in maniera assolutamente bipartisan, continuano a garantirsi impunità varie, non senza la complicità dell’esecutivo. A chi ha voluto emendare il decreto Milleproroghe per garantire il vergognoso condono relativo alle multe per l’affissione selvaggia ed illegale operata dai partiti, ricordo che il Paese è in emergenza e che in provincia di Messina migliaia di sfollati e di imprenditori e commercianti affossati dall’alluvione del 22 novembre, e abbandonati dalle istituzioni, si sarebbero aspettati ben altro: ad esempio l’inserimento tra le deroghe a quello stesso decreto, come avvenuto per Toscana e Liguria. Il governo Monti si opponga a scempi di questo tipo o smetta di parlare di credibilità”.        Lo ha detto l’eurodeputata messinese Sonia Alfano (IDV), criticando l’emendamento-sanatoria dei relatori al decreto legge "milleproroghe".

La Giornalista Daniela Tornatore e' il nuovo capo Ufficio Stampa di Sonia Alfano (IDV)Articolo N. 2PALERMO, 17 GENNAIO - L'europarlamentare e responsabile nazionale del Dipartimento Antimafia di Italia dei Valori, Sonia Alfano, ha un nuovo portavoce. Si tratta di Daniela Tornatore, giornalista professionista, che assumerà anche l'incarico di capo ufficio stampa. Sarà affiancata da              Valeria Bonanno, che continuerà ad occuparsi, in modo particolare, di comunicazione web."Con l'ingresso nel mio staff di Daniela Tornatore, riconosciuta per la sua esperienza e la professionalità - ha sottolineato l'on. Sonia Alfano -  sarà ulteriormente intensificata la comunicazione per quanto riguarda la mia attività parlamentare, al fine di far conoscere quanto più possibile il lavoro svolto a livello europeo, troppo spesso considerato lontano e impercettibile. Una scelta perfettamente in linea con la politica della trasparenza, l'unica che conosca".

 Mafia. Alfano (IDV): “non accetteremo che provenzano esca da carcere”Articolo N. 3ALERMO, 17 GEN. - “Sia chiaro che i detenuti devono essere curati e bene, se ammalati, ma non accetteremo che Provenzano esca dal carcere. Queste continue richieste di perizie sul suo stato di salute, esattamente come quelle richieste per Riina, odorano di espediente per tirarlo fuori. Invece io credo che boss sanguinari come Provenzano e Riina, responsabili di centinaia di omicidi di innocenti, debbano scontare la loro pena fino all’ultimo giorno, e con regime di carcere duro.           Saranno curati in carcere. Non mi si dica che sono giustizialista; ritengo che questi individui abbiano mostrato il lato peggiore dell’essere umano e che siano ancora pericolosissimi, per cui non possono e non devono avere contatti con il mondo esterno. Presto tornerò a trovare Bernardo Provenzano, per verificare personalmente se il suo stato di salute è così grave come sostenuto dai suoi legali. L’ultima volta che l’ho incontrato stava benissimo”.        Lo ha detto l’europarlamentare e responsabile nazionale del Dipartimento Antimafia di IdV Sonia Alfano, commentando la disposizione della perizia sullo stato di salute del boss mafioso da parte della Corte d’Assise di Palermo.   Mafia/Anniversario Longo, Alfano (IDV): “grazie a famiglia per aver trasformato dolore in impegno”Articolo N. 4 PALERMO, 16 GEN. - Domani Capaci (PA) ricorderà il suo ex sindaco, Tanino Longo, assassinato dalla mafia il 17 gennaio del 1978. L’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, presieduta dall’eurodeputata Sonia Alfano, insieme alla famiglia Longo, promuove l’iniziativa che si terrà nella Chiesa Madre della cittadina alle 17.30.        “Purtroppo - afferma l’europarlamentare Sonia Alfano, presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia - non potrò essere fisicamente presente alla commemorazione perché impegnata nella plenaria di Strasburgo, ma sono vicina a Mariangela, la figlia di Gaetano Longo, e Gina, la moglie. Alla commemorazione saranno presenti i miei familiari, quelli di Carmelo Iannì, di Nino Agostino e di altre vittime innocenti della mafia. La famiglia Longo - sottolinea - ha trasformato il dolore e la rabbia per questa grave perdita, e per un riconoscimento ufficiale arrivato solo dopo 24 anni di sofferenze, in impegno sociale. Di questo io e tutti i familiari delle vittime siamo grati”.         Nell’ambito della commemorazione avrà luogo la Premiazione dei vincitori della Quarta Edizione del Concorso per borse di studio "G. Longo-una vita per Capaci", destinato agli alunni delle Scuole Elementari e Medie dei Comuni di Capaci, Isola delle Femmine e Torretta, mentre al dibattito parteciperanno i Sindaci dei tre Comuni , Magistrati in prima linea nella lotta alla mafia e diverse associazioni impegnate in difesa del principio di legalità.         “Coinvolgere le scuole in appuntamenti come questo - ha aggiunto l’eurodeputata - è di fondamentale importanza. Il modo migliore per trasmettere alle nuove generazioni il valore della giustizia e della memoria, infatti, è far conoscere ai ragazzi le nostre storie e quelle di uomini coraggiosi come Tanino Longo, che osò sfidare le cosche facendo il sindaco onestamente, e che per questo, quindi, fu eliminato”.

Anniversario Sparta’, Alfano (IDV): ricordarli per alimentare il coraggio di reagirePALERMO, 21 GEN. – “Oggi il mio pensiero è rivolto ad Antonio, Pietro Vincenzo e Salvatore Spartà, assassinati per non essersi piegati al compromesso mafioso, per essersi rifiutati di pagare il pizzo e aver denunciato i propri aguzzini ai Carabinieri. Ricorre il diciannovesimo anniversario di quel terribile giorno in cui vigliaccamente la mafia ha sterminato [...] Leggi tuttoUfficio Stampa Sonia Alfano
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Tel. : +39.091.6886423 Fax.: +39.091.7480117
Valeria Bonanno Resp. Comunicazione Web  Cell. +39.331.4799784
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Daniela Tornatore
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24/01/12 CHISSà COSA PENSA DON JULIAN CARRO DELLE VACANZE DI FORMICONI
Formigoni, devoto alle barche di lusso. La passione del Presidente per le vacanze a spese altrui         Chissà cosa pensa don Julián delle vacanze di Roberto Formigoni. Don Julián Carrón è l’erede di don Luigi Giussani che da sette anni guida Comunione e liberazione. I “ciellologi” sostengono stia ora tentando, assieme al cardinale di Milano Angelo Scola, di raddrizzare la rotta al movimento, dopo l’ubriacatura berlusconiana e gli scandali all’ombra del Pirellone.         L’ultimo colpo è stato l’arresto di Massimo Ponzoni, ex assessore del presidentissimo della Regione Lombardia. Il ragioniere che curava i conti (piuttosto disastrati) delle società di Ponzoni, Massimo Pennisi, in una sua lettera-testamento scrive: “La stessa Immobiliare Mais ha pagato varie volte noleggi di barche e vacanze esotiche allo stesso Ponzoni e al suo capo Formigoni”. Una società di Ponzoni dunque, la Immobiliare Mais, secondo il ragioniere avrebbe saldato il conto di barche e vacanze al “Celeste”. Più che imbarazzante, se si dimostrasse vero: ma Formigoni ha smentito subito con decisione e ieri ha cinguettato su Twitter: Whoever wishes to delegitimize the political system of the Lombardy Region is deluding himself (Chiunque speri di delegittimare il sistema politico della Regione Lombardia sta deludendo se stesso            NON PUÒ negare di essere salito sullo yacht di un altro arrestato, il faccendiere Piero Daccò: lo incastrano le foto. Pantaloni bianchi, torso nudo o canottiera fucsia, il “Formiga” se la gode in buona compagnia, nel mare cristallino della Costa Smeralda. E Daccò è il mediatore targato Cl accusato dalla Procura di Milano di aver fatto sparire nei suoi conti all’estero i soldi sottratti al San Raffaele di don Luigi Verzé. E non c’è solo la barca del faccendiere che sussurrava a Formigoni. C’è anche l’aereo di don Verzé. Su quel velivolo il Celeste è volato a Saint Marteen, Caraibi. Parola di Stefania Galli, fedele segretaria di Mario Cal, sventurato braccio destro di don Verzé: “Ricordo che una volta”, detta a verbale, “mi fu chiesto dal dottor Cal di prenotare un volo per Saint Marteen a bordo del quale ci sarebbero stato Daccò e Formigoni”.              Ci aveva provato, a non avere la tentazione di andare sulle barche degli altri. Nei primi anni del Duemila aveva la sua, 15 metri e due motori da 400 cavalli: Obelix, ormeggiata nel porto di Lavagna, in Liguria. Oddio, non era proprio sua: in quanto membro dei Memores Domini, nucleo d’acciaio di Cl, ha fatto il voto di povertà, oltre che di obbedienza e di castità. Era una barca comunitaria, Obelix, proprietà collettiva dei Memores. Il vecchio proprietario, Adelio Garavaglia, l’aveva venduta nel 2002 a persone tutte del “Gruppo Adulto” di Cl: Fabrizio Rota, Alberto Perego, Alfredo Perico e Formigoni. In più, c’era anche Oriana Ruozi, unica non appartenente ai Memores e moglie di Mazarino De Petro, braccio destro del presidentissimo (condannato e poi prescritto per le tangenti degli affari petroliferi Oil for food con Saddam).              Garavaglia aveva incassato 670 milioni di lire, 470 dichiarati e 200 in nero. Il pagamento di Obelix è un’avventura. Formigoni versa a Garavaglia 111 mila euro dai suoi conti: 10 mila nel gennaio 2002 con un assegno della Banca Popolare di Sondrio; 51 mila euro nel febbraio 2002 con un bonifico che parte dalla Banque Populaire d’Alsace; e 50 mila euro nel luglio 2002 con un altro assegno della Popolare di Sondrio. Il resto lo paga De Petro un po’ alla volta, per lo più in contanti.             RACCONTA Garavaglia: “Ci incontravamo nei fine settimana a Lavagna, nei pressi della mia ex imbarcazione; io chiedevo a De Petro se avesse portato qualcosa per me, e lui tirava fuori dal suo borsello a tracolla mazzette di banconote tenute insieme da un elastico, sempre tra i 10 e i 15 mila euro per volta”. In altre occasioni, Garavaglia incassava assegni, a volte intestati a nomi falsi (gli inesistenti Carlo Rossi e Giancarlo Rossi).              I Memores si affollano a portar soldi per pagare Obelix. Alberto Villa, per esempio, versa 10 mila euro presi da una cassetta di legno che tiene sotto il letto. È “la mia esigua quota di partecipazione”, spiega al pm Alfredo Robledo. Quando questi gli dice che dagli atti non risulta tra i proprietari, Villa cade dalle nuvole: “Apprendo solo in questa sede di non avere alcuna partecipazione nella proprietà dell’imbarcazione, ero convinto di esserne proprietario anch’io”. Chissà se don Julián Carrón sa queste cose. Dicono che il suo programma sia ora quello di mettere al riparo Cl-movimento ecclesiale da Cl-Compagnia delle Opere-movimento economico e politico. Ha addirittura minacciato di dimettersi e di tornarsene in Spagna: vedremo chi vincerà, tra l’erede spirituale di don Giussani e il presidentissimo dalle vacanze pericolose. Diffusione richiesta dal Giornalista Gianni Barbacetto  
24/01/12 HANNO FIRMATO PER IL REFERENDUM CONTRO LAPORCATA 1210466 ITALIANI
Ai politici italiani servirebbe una memory card che li aiutasse a ricordare. Bersamasutra di Travaglio          In fondo non è passato un secolo dal 30 settembre 2011, quando il comitato referendario anti-Porcellum annunciò di aver raccolto, quasi tutte nell’ultimo mese utile, 1.210.466 firme. Quel giorno si schierarono col referendum, oltre alle forze che l’avevano promosso (IDV e comitati di Parisi e Segni) e sostenuto (Sel e Fli), anche i partiti che l’avevano malsopportato (Pd) e persino alcuni di quelli che l’avevano osteggiato, avendo votato la porcata Calderoli (l’Udc e pezzi di Lega e Pdl). “Sono rimasto impressionato dal numero di firme raccolte – disse Bobo Maroni, ancora ministro dell’Interno – in così poco tempo. Quindi è un segnale forte che va ascoltato e credo che si debba procedere al referendum”.            Casini si affrettò ad associarsi: “Vi sorprenderò, ma trovo che Maroni abbia perfettamente ragione. Fare ora una legge elettorale seria e condivisa è come scalare l’Everest a piedi nudi. Molto meglio dare la parola ai cittadini, che è sempre un grande fattore di democrazia”. Alfano, neosegretario del Pdl (almeno pro forma), chiese di “restituire ai cittadini il diritto di indicare il proprio parlamentare”. E financo il bossiano Calderoli ammise che la sua legge andava cambiata: “La riforma della legge elettorale può essere approvata entro la primavera del 2012”.          Intanto Bersani chiedeva ai referendari di “non mettere il cappello sul referendum” e addirittura invocava da loro un atto di pubblica gratitudine al Pd: “Mi aspetterei che ci ringraziassero perché abbiamo raccolto centinaia di migliaia di firme: noi non abbiamo messo il cappello sul referendum, ma abbiamo messo i banchetti”. Proprio lui che, prima che gli altri raccogliessero le firme, aveva sentenziato: “Meglio la via parlamentare”. Parisi domandò “perché Vizzini del Pdl ha firmato e D’Alema e Bersani no?”. Su facebook nacque un gruppo dal titolo “Ma Bersani ha firmato?”.           Ma il segretario replicò furibondo: “Non vedo ragione di polemiche”, assicurando che la sua firma c’era eccome. E qualcuno ci credette pure, visto che il Pd si era mostrato maestro nel salto sul carro dei vincitori già con i referendum di primavera contro l’acqua privata, il nucleare e l’impunità: prima tiepido nella raccolta firme (Bersani, lungimirante: “Noi non abbiamo una strategia referendaria perché in 15 anni, si sono persi 24 referendum e poi manca l’aspetto propositivo”), poi entusiasta quando tirava aria di quorum, per potersi appropriare della vittoria il giorno dopo.            Dal 1° ottobre sono trascorsi cento giorni e oggi gli smemorati dicono diametralmente l’opposto di allora. Del resto, se avessero tenuto ferme le posizioni, questa Consulta ormai permeabilissima agli umori della politica non avrebbe osato tanto. Ora Calderoli vuol conservare il Porcellum che – parole di Bossi – “va benissimo”. Alfano ha smarrito la favella, anche perché parla B., il principale: “La Calderoli è una buona legge”. Maroni, dopo la figura barbina su Cosentino, balbetta “me l’aspettavo”. Casini elogia la “sentenza ineccepibile” della Corte. E Bersani? “Non possiamo gioire per la decisione della Consulta, ma la rispettiamo.            Il Pd è impegnatissimo a cambiare il Porcellum”. Talmente impegnatissimo da proporre una dozzina di leggi elettorali diverse, che si aggiungono al kamasutra di posizioni degli altri partiti: la miglior garanzia che nel 2013 – o quando sarà – voteremo per la terza volta col Porcellum. Cioè, di fatto, non voteremo. Del resto, se il vertice del Pd volesse davvero cambiare la legge elettorale, l’avrebbe fatto nel 2006-2008, quando si chiamava ancora Ds+Margherita e l’Unione aveva la maggioranza in Parlamento. Invece se ne guardò bene. Ultimo tocco di eleganza: lo staff di Bersani, un minuto dopo la sentenza della Consulta, ha fatto finalmente sapere al nostro giornale che il segretario il referendum non l’aveva firmato. Bravo, complimenti, ottima scelta di tempi: da vero leader.Richiesta diffusione dal Giornalista Marco Travaglio
24/01/12 DOCUMENTO NON CLASSIFICATO CONTROLLATO RICHIEDE UNA MISURA DI PREVENZIONE
Viaggio in divisa (e con l’autoblu) il documento riservato sui trasporti dei militari          La pubblicazione porta la firma del Segretario generale della Difesa. È il documento che disciplina l'uso delle autoblu dei militari. E al ministero hanno pensato bene di archiviarlo come “Documento non classificato controllato”. Significa che richiede una “misura di protezione”, seppur minima, e che non può essere diffuso né portato a conoscenza fuori dell'ambiente militare: “L'accesso è consentito alle sole persone che hanno necessità di trattarle per motivi attinenti al loro impiego, incarico o professione”. Che ci sarà scritto di così importante? Nulla, nemmeno i nomi di chi ha diritto, dunque non c'è nessuna privacy da proteggere. È che forse può essere spiacevole far sapere in giro che le autorità di vertice - non esattamente solo un paio di persone, come vedremo – hanno diritto a usare l'auto anche per andare in vacanza .            Solo se “sussistono esigenze di sicurezza”, sia chiaro: ma è inutile dire che con un margine di discrezionalità così ampio, è facile sostenere che chi ha diritto all'auto blu ha anche esigenze di sicurezza continue. Le autorità di vertice sono il ministro della Difesa e i sottosegretari. Il capo di gabinetto del ministro. Il capo di stato maggiore della Difesa, i capi di stato maggiore dell'Esercito, della Marina, dell'Aeronautica, il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri. E pure tutti i generali e gli ammiragli che hanno “particolari incarichi di rilevanza nazionale e internazionale”. La lista comincia a farsi lunga.             TUTTI LORO hanno a completa disposizione una vettura con targa civile e un autista: non solo per le esigenze di servizio, a cominciare dal tragitto casa-lavoro, ma anche per spostamenti di rappresentanza (anche con accompagnatori al seguito, con o senza scorta) e nei “trasferimenti per ferie, per raggiungere la località di vacanza e alla successiva ripresa del servizio per rientrare in sede”. Unico limite? Non possono usare sirena e lampeggiante. Poi ci sono i veicoli “per servizi tecnici”: ovvero quelli che si possono usare per le attività “funzionali e gestionali” della Difesa. Ovvero, “il raggiungimento della sede di servizio”, la partecipazione “a cerimonie e manifestazioni a carattere ufficiale”, “le attività assistenziali e di benessere”. Se le autorità di vertice possono permettersi auto con cilindrata superiore ai 2400 cc (ricordate le Maserati?) la “fascia B” per i servizi tecnici deve accontentarsi di rimanere sotto quella cilindrata (inclusa).             SI TRATTA di un elenco sterminato di generali, procuratori e vicesegretari. Ci sono anche i consiglieri del ministro e il suo portavoce. Ci sono i capi degli uffici del ministero, i direttori generali. E poi c'è ancora la “fascia C”: uguali diritti, a parte la cilindrata che deve fermarsi sotto i 2000 cavalli. Dirigenti, vicecapi di gabinetti, capi reparto, ufficiali. Centinaia e centinaia di persone. Questa è la norma, poi ci sono le eccezioni per i figli dei militari che devono raggiungere la scuola da una sede disagiata; per gli atleti, dirigenti e relativi accompagnatori che partecipano a manifestazioni sportive; per i rappresentanti delle associazioni Combattentistiche e d’Arma, e via dicendo.           E sì che queste norme (in vigore dal 2009) servivano a sostituire la vecchia direttiva del 2002 e a far “allineare” l'amministrazione della Difesa ai provvedimenti di “contenimento dei costi della pubblica amministrazione”. Tutto qui?Richiesta diffusione dalla Giornalista  Paola Zanca
24/01/12 IL CERN è L'ORGANIZZAZIONE EUROPEA PER LA RICERCA NUCLEARE

Il nome del CERN

CERN is the European Organization for Nuclear Research.          Il CERN è l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare. The name is derived from the acronym for the French Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire, or European Council for Nuclear Research, a provisional body founded in 1952 with the mandate of establishing a world-class fundamental physics research organization in Europe. Il nome deriva dalla sigla per il francese Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire, o il Consiglio europeo di ricerca nucleare, un organismo provvisorio, fondata nel 1952 con il mandato di creare un mondo di classe un'organizzazione di ricerca di fisica fondamentale in Europa. At that time, pure physics research concentrated on understanding the inside of the atom, hence the word 'nuclear'. A quel tempo, pura ricerca di fisica concentrata sulla comprensione all'interno dell'atomo, da qui 'nucleare' la parola. When the Organization officially came into being in 1954, the Council was dissolved, and the new organization was given the title European Organization for Nuclear Research, although the name CERN was retained. Quando l'organizzazione è nata ufficialmente nel 1954, il Consiglio è stato sciolto, e la nuova organizzazione è stato dato il titolo Organizzazione europea per la ricerca nucleare, anche se il nome del CERN è stato mantenuto.

         Today, our understanding of matter goes much deeper than the nucleus, and CERN's main area of research is particle physics — the study of the fundamental constituents of matter and the forces acting between them. Oggi, la nostra comprensione della materia va molto più profonda del nucleo, e la zona principale del CERN di ricerca è la fisica delle particelle - lo studio dei costituenti fondamentali della materia e le forze che agiscono tra di loro. Because of this, the laboratory operated by CERN is commonly referred to as the European Laboratory for Particle Physics. Per questo motivo, il laboratorio gestito dal CERN è comunemente indicato come il Laboratorio europeo di fisica delle particelle.

Scienzainatto/ le ricerche al CERN di Ginevravenerdì 23 dicembre 2011 Nadia Correale  INT. Marco Cirelli Il sito del CERN visto dall'aereo. In giallo il percorso dell'acceleratore           Una visita al CERN di Ginevra si conclude in un incontro/intervista con Marco Cirelli, membro della Divisione Teorica del centro stesso. Le domande vertono su ricerche di grande rilevanza scientifica (bosone di Higgs, materia oscura, teoria della supersimmetria) che si svolgono al CERN, affidate a gruppi di ricercatori di diverse nazionalità. Nelle risposte, rigorose sul piano dell’informazione, si legge in controluce una lezione di metodo, in un momento in cui spesso i risultati anche provvisori della ricerca scientifica vengono assolutizzati e travolti dalla bufera mediatica. Togliendo al lavoro di ricerca il carattere di costruzione paziente, sempre aperta alla verifica nell’impatto con il dato sperimentale, così esplicito invece nelle risposte dello scienziato.          L’intervista è stata rilasciata il 26 Settembre presso il Cern di Ginevra in occasione di una visita premio da parte di un gruppo di studenti e di Dottorandi di Bergamo, per la vincita di un concorso bandito dal CQIA (Centro per la qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento presso l'Università di Bergamo) nell'ambito del progetto finanziato dal MIUR: «Scienziati, tecnici e inventori lombardi».Può parlarci della teoria della supersimmetria che alcuni fisici teorici cominciano a mettere in discussione, dopo gli ultimi risultati sperimentali ottenuti al CERN?         In effetti non si sono ancora trovate evidenze sperimentali delle particelle supersimmetriche, nonostante al CERN si siano ampiamente raggiunte le energie che ritenevamo necessarie per produrle. Alcuni ricercatori, in particolare quelli che ci hanno lavorato per trent’anni, non vogliono abbandonare la teoria e sostengono che occorra cambiare solo alcuni parametri, altri sostengono che è errata in quanto le particelle supersimmetriche più facili da trovare, come i gluini (partner dei gluoni) e gli squark (partner dei quark) che si prevedeva di trovare a energie dell’ordine di 100 - 200 GeV non sono state ancora individuate anche spingendosi fino all’energia di 1 TeV(1).  La cosa è certamente un po’ sorprendente.Quali sono i «vantaggi» della teoria supersimmetrica?         Il grande pregio della teoria supersimmetrica è di spiegare il fatto che la massa del bosone di Higgs(2) sarebbe non troppo alta, dell’ordine di 120-130 GeV. Infatti le correzioni enormi a questa massa vengono cancellate dalle particelle supersimmetriche che, in questo senso, permettono di rendere «naturale», cioè non «innaturalmente alta» la massa del bosone di Higgs. Questa cancellazione, però, risulta efficace fino a che le particelle supersimmetriche non sono troppo pesanti, cioè quando le energie utilizzate non sono troppo elevate. Per ora non possiamo ancora dire niente riguardo a chi ha ragione tra i sostenitori dell’una o dell’altra teoria. Siamo in mezzo al guado.Quali sono in breve i nessi che intercorrono tra la teoria delle stringhe e la teoria della supersimmetria?          La teoria delle stringhe include la teoria della supersimmetria, ma quest’ultima può fare a meno della teoria delle stringhe. Nella teoria delle stringhe la supersimmetria serve per spiegare perché certe particelle non possono viaggiare a una velocità più elevata di quella della luce. Ma, più in generale, la supersimmetria in un certo senso «metterebbe a posto» tante cose: darebbe la possibilità di unificare le quattro forze fondamentali(3), permetterebbe per esempio di mettere in accordo la misura sperimentale e il valore teorico del momento magnetico del muone, il «fratello maggiore» (210 volte più pesante) dell’elettrone.Lei studia la materia oscura. In cosa consiste la sua ricerca e che relazioni ha con la teoria della supersimmetria?         Le particelle supersimmetriche previste dalla teoria, potrebbero essere dei buoni candidati per la materia oscura, di cui non conosciamo ancora la natura e che costituisce l’80% della materia esistente nell’universo.        Per essere un buon candidato a costituire la materia oscura, una particella deve essere stabile (cioè non decadere), essere elettricamente neutra ed essere sufficientemente pesante. Nella teoria della supersimmetria, particelle con queste caratteristiche esistono e sono chiamate neutralini: oggetti complessi, ognuno costituito dall’insieme di partner supersimmetrici di due bosoni di Higgs, del bosone Z e del fotone.         Esperimenti che potrebbero fornire indicazioni in questa direzione sono di due tipi.
Il primo tipo utilizza rivelatori mediante cui si intende osservare eventi di rinculo nucleare prodotti dalle collisioni di particelle di materia oscura dell’alone galattico, in condizioni di silenzio cosmico(4).
         Tre sono gli esperimenti attualmente in corso e sembrano aver raggiunto qualche risultato:
il progetto DAMA ( D Ark MAtter) presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN(5) [Immagine sopra a sinistra (6)]; il Coherent Germanium Neutrino Technology (CoGeNT) nella miniera di Soudan in Minnesota [Immagine a destra (7)]. Ù
          Infine il più recente esperimento è CRESST (Cryogenic Rare Event Search with Super Conducting Thermometers), una collaborazione principalmente tedesca, sempre al Gran Sasso, che utilizza nuovi sofisticati metodi di rilevazione che agiscono a bassissime temperature [Immagine a sinistra (8)].          I primi risultati del mese di settembre 2011 confermerebbero le rilevazioni ottenute mediante gli altri due esperimenti di particelle con massa tra i 5 e i 10 GeV(9) debolmente interagenti con i nuclei. A oggi non siamo ancora sicuri che questi risultati siano dovuti a un effetto di background.Informazione Ufficio Stampa CERN di Ginevravenerdì 23 dicembre 2011 Nadia Correale  INT. Marco Cirelli Il sito del CERN visto dall'aereo. In giallo il percorso dell'acceleratore The name CERN  
24/01/12 LA TASSATIVITA DELL'OBBLIGO ASSICURATIVO ANCHE PER I PENSIONATI DEGLI ALBI
Pensionati: le nuove norme Dal 6 gennaio 2012 hanno acquisito definitivamente efficacia le disposizioni introdotte dall'art. 18, comma 11, del Decreto legge n. 98 del 6 luglio 2011, in materia di tassatività dell'obbligo assicurativo anche per i pensionati, iscritti negli albi, che percepiscono redditi derivanti dallo svolgimento dell'attività professionali.        Il legislatore è intervenuto per dirimere il contenzioso instauratosi tra l'Inps e i liberi professionisti pensionati. Contenzioso che aveva ad oggetto la richiesta - da parte dell'Inps medesimo - del versamento contributivo sui redditi conseguiti a seguito della prosecuzione dell'attività lavorativa in forma autonoma, in quanto non assoggettati a contribuzione presso il proprio ente previdenziale di categoria.      La norma in questione, infatti, dispone che "per i soggetti già pensionati, gli enti previdenziali di diritto privato di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto adeguano i propri statuti e regolamenti, prevedendo l'obbligatorietà dell'iscrizione e della contribuzione a carico di tutti coloro che risultino aver percepito un reddito, derivante dallo svolgimento della relativa attività professionale".
       Il Comitato Amministratore dell'Inpgi ha già adottato, il 27 settembre 2011, le opportune modifiche al Regolamento della propria Gestione separata per adeguarne il contenuto agli indirizzi tracciati dal legislatore.
        Benché il provvedimento non sia ancora entrato in vigore - in quanto i Ministeri vigilanti non ne hanno ancora completato l'esame per la relativa approvazione - l'operatività delle disposizioni legislative trova comunque attuazione in quanto è la stessa norma del Decreto legge n. 98 a prevedere che, qualora le modifiche regolamentari non fossero entrate in vigore entro sei mesi, avrebbe comunque trovato applicazione, per i pensionati, l'obbligo di contribuzione presso gli enti di appartenenza sulla base di una aliquota di contribuzione soggettiva ridotta della metà rispetto a quella ordinaria.         Per quanto riguarda la Gestione separata dell'Inpgi, quindi, scompare definitivamente la facoltà - prevista in precedenza - di non versare la contribuzione sui redditi professionali percepiti dai giornalisti che, successivamente al pensionamento, proseguivano l'esercizio dell'attività in forma autonoma. L'obbligo assicurativo, peraltro, già sussisteva - sin dal 1° gennaio 2009 - per i pensionati che proseguivano l'attività sulla base di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.
         Le nuove regole trovano applicazione a decorrere dal periodo di imposta 2012 e, pertanto, riguardano i redditi professionali percepiti dai giornalisti pensionati a far data dal 1° gennaio 2012, che dovranno essere assoggettati a contribuzione soggettiva con un'aliquota ridotta pari al 5% in luogo di quella ordinaria del 10%), mentre rimane invariata (al 2%) la misura del contributo integrativo a carico del cliente.
          Per effetto delle modifiche normative illustrate, quindi, i giornalisti pensionati - relativamente ai redditi conseguiti nell'ambito dell'attività professionale svolta - non saranno in alcun modo soggetti all'obbligo assicurativo nei confronti della gestione separata dell'Inps, bensì solo ed esclusivamente nei confronti di quella costituita presso l'Inpgi.Di conseguenza, tutti coloro che siano titolari di un trattamento pensionistico erogato da qualsiasi Ente di previdenza e percepiscano redditi dallo svolgimento dell'attività giornalistica in forma autonoma, devono iscriversi o riscriversi alla Gestione separata dell'Inpgi a far data dal 1° gennaio 2012.

Slezione per addetto stampa
          Parco nazionale dei Sibillini ha indetto una selezione pubblica per il conferimento di un incarico di collaborazione coordinata e continuativa di addetto stampa e comunicazione.
Fra i requisiti di partecipazione sono richiesti la laurea triennale e l'iscrizione all'Ordine da almeno due anni. La domanda di partecipazione dovrà essere consegnata a mano, nella sede dell'Ente, Ufficio protocollo, nei seguenti orari: dalle ore 9 alle 13, nei giorni da lunedì a venerdì e dalle ore 15 alle 17 nei giorni martedì e giovedì, oppure dovrà essere inviata per posta, con raccomandata A.R.
          (O altra modalità similare), al seguente indirizzo: Ente Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Piazza del Forno, 62039 Visso (MC). Le domande dovranno arrivare entro le ore 12 di giovedì 16 febbraio 2012. Non farà fede il timbro di spedizione. Il compenso previsto è di ottomila euro lordi, oltre oneri a carico dell'Ente ( Inpgi, Inail, Irap.) e alle spese - effettivamente sostenute - per eventuali missioni autorizzate dal Direttore.
Segreteria Nazionale Tel.06-686231 Fax.06-68804084 odg@odg.it http://www.odg.it Tel.071-57237 Fax: 071.2083065 E-Mail: info@odg.marche.itDiffusione a cura del IlNuovoGiornaleDiMce Direttore Dott. Giovanni FiorentiniTel.071-5906271C.re345-2420261E-mail: mce_redazionegiornale@la-solidarieta.it  mce_cittadinieuropei@la-solidarieta.it - http: //www.mce-aifavin.itIl Direttore de IlNuovoGiornaleDiMce

Dott. Giovanni Fiorentini  

24/01/12 BIOLOGI E BIOFISICI DEL CNR E DELL'ATENEO DI PALERMO SUI FARMACI
Alzheimer? È una specie di diabeteUno studio di biologi e biofisici del Cnr e dell’Università di Palermo indaga sui meccanismi che legano la malattia alla riduzione di insulina, aprendo la possibilità di individuare nuovi farmaci mirati. La ricerca è pubblicata su Aging Cell            A mettere in luce i meccanismi molecolari comuni al morbo di Alzheimer e al diabete di tipo II, la ricerca ‘Insulin activated Akt rescues Aβ oxidative stress-induced cell death by orchestrating molecular trafficking’, nata dalla collaborazione tra gli Istituti di biomedicina e immunologia molecolare (Ibim) e di biofisica (Ibf) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Palermo e il dipartimento di Fisica dell’Università di Palermo. Al centro dello studio, pubblicato su Aging Cell, gli effetti della somministrazione di insulina su un modello di cellule neuronali, precedentemente trattate con piccoli aggregati della proteina beta-amiloide (A-beta), coinvolta nell'eziopatogenesi della malattia di Alzheimer.             “Uno studio statunitense aveva evidenziato come pazienti con valori elevati di glicemia avessero una probabilità dell’85% di ammalarsi di Alzheimer, allungando così l’elenco delle patologie associate al diabete, che già include disturbi cardiaci, renali, visivi e neurologici”, spiega Daniela Giacomazza dell’Ibf-Cnr. “In seguito è stato osservato che i pazienti affetti da Alzheimer presentavano una riduzione di insulina (ormone responsabile dell’assorbimento del glucosio a livello cellulare) tanto che si sarebbe potuto definire tale morbo un ‘diabete di tipo III’”.              Da qui l’idea di indagare su eventuali meccanismi molecolari comuni alle due patologie. “Alla base dell’insorgenza dell’Alzheimer vi è un’eccessiva produzione della proteina A-beta nelle cellule cerebrali, che andando ad accumularsi negli spazi intercellulari forma delle vere e proprie placche che sono una delle principali cause della progressiva degenerazione cellulare”, prosegue Marta Di Carlo dell’Ibim-Cnr.               Lo studio mostra che la somministrazione di insulina, in un sistema in vitro, rende reversibili tali effetti. “Dopo essersi legata al suo recettore sulla membrana dei neuroni, l’insulina provoca una serie di reazioni biochimiche che hanno come molecola chiave Akt, una proteina che attiva una cascata di eventi, tra cui la sua traslocazione dal citoplasma al mitocondrio, che annullano l’effetto degenerativo di A-beta”, prosegue Di Carlo. “In pratica, dopo il trattamento con l’insulina, i neuroni danneggiati sono capaci di riprendere la loro morfologia e ripristinare le funzioni compromesse”.               “Questa ricerca”, conclude Marta Di Carlo, “apre la possibilità di individuare nuovi farmaci che, agendo in maniera mirata su Akt o sulle molecole da essa attivate, possono essere utilizzati nella prevenzione e terapia dell’Alzheimer”. Questo disordine neurodegenerativo, ultimamente associato al diabete di tipo II, si manifesta generalmente tra i 60 e i 75 anni ed è una delle maggiori cause della ‘demenza senile’: colpisce più di un milione di individui in Italia e circa 30 nel mondo, un numero destinato a crescere.Per informazioni: Marta Di Carlo, Ibim-Cnr, tel. 091-6809538, e-mail: di-carlo@ibim.cnr.it; Daniela Giacomazza, Ibf-Cnr, tel 091/6809335, e-mail: daniela.giacomazza@pa.ibf.cnr.it 
24/01/12 I PM CHE HANNO ARDCHIVIATO I REATI DI MOLTI POLITICI SPECIE SILVIO B
Lesa impunità di Marco Travaglio            Avete presente la Procura di Roma? A parte pochi pm che non guardano in faccia nessuno, è la Procura che in questi anni è riuscita a far archiviare i reati di qualunque politico le capitasse a tiro. Soprattutto uno: B. Archiviato perché scarrozzava sugli aerei di Stato menestrelli e mignotte, nani e ballerine. Archiviato perché mobbizzava il marito della sua amante Virginia Sanjust. Archiviato perché raccomandava le papi girls a Raifiction. Archiviato perché comprava senatori dell’Unione.           Archiviato perché minacciava il suo uomo all’Agcom per far chiudere Annozero. Archiviato sempre, a prescindere. Ieri però un politico è riuscita a farlo rinviare a giudizio: Luigi De Magistris, che va a processo con il suo ex consulente Gioacchino Genchi per abuso d’ufficio. Che han fatto i due manigoldi? Abusato di voli di Stato, raccomandato favorite, perseguitato mariti di amanti, comprato senatori, minacciato authority perché violassero i loro doveri istituzionali? No, molto peggio: nel 2007, quando seguivano a Catanzaro l’inchiesta “Why Not”, acquisirono dalle compagnie telefoniche i dati sui tabulati telefonici di 8 parlamentari (Prodi, Mastella, Rutelli, Pisanu, Gozi, Minniti, Gentile, Pittelli) senz’aver chiesto il permesso al Parlamento, violandone l’immunità.            Un ingenuo domanderà: come fai a sapere che questo o quel numero telefonico è di un parlamentare? Prima acquisisci i dati dalla compagnia e poi, se scopri che l’intestatario è un eletto, chiedi alle Camere l’autorizzazione a usarlo. Invece i pm e i gip di Roma devono essere dei medium: appena vedono un numero, intuiscono subito che appartiene a un parlamentare. Dunque non si spiegano perché De Magistris e Genchi chiedessero a Tim o Vodafone o Wind di chi fosse un numero: dovevano saperlo prima, per scienza infusa. In caso contrario, è abuso d’ufficio.            Ora, dal 1997 l’abuso non è più reato, a meno che non produca un vantaggio patrimoniale o un danno a qualcuno. Ma il pm Caperna e il gup Callari il danno l’han trovato: i parlamentari avrebbero subìto “un danno ingiusto consistente nella conoscibilità di dati esterni di traffico relativi alle loro comunicazioni”. Cioè: si è saputo a chi telefonavano. Il solito ingenuo obietterà: ma il danno, ammesso che esista, i parlamentari se lo sono procurato da soli, visto che nessuno li obbligava a chiamare persone così poco raccomandabili da danneggiarli una volta emerse.            Se non fosse un processo, ci sarebbe da ridere. Anche perché sugli eventuali reati dei pm di Catanzaro è competente la Procura di Salerno, non di Roma. E qui le risate raddoppiano: perché l’inchiesta romana la aprì Achille Toro, già in rapporti con personaggi emersi in “Why Not”, poi costretto a lasciare la magistratura per lo scandalo della cricca; e perché dall’accusa di abuso d’ufficio per i tabulati di Mastella, De Magistris era già stato inquisito a Salerno, ben prima di Roma, e archiviato. Ora verrà riprocessato a Roma per lo stesso reato.           I giudici della Capitale hanno affermato la propria competenza con argomenti vari e variabili. 1) Fra le parti offese, ci sarebbe il Parlamento (ma poi si sono scordati di citare all’udienza i presidenti delle Camere). 2) Il primo tabulato incriminato arrivò da Wind con sede a Roma (falso: arrivò da Vodafone con sede a Pozzuoli). 3) Siccome i dati le compagnie li trasmettono criptati, non si sa se Genchi li decrittò nel suo ufficio a Palermo o da qualche altra parte. Dunque, nel dubbio, è competente il pm che ha aperto la prima inchiesta.           Dunque Salerno? In teoria sì, però per Salerno il reato non c’è. Dunque si ritenta a Roma: vedi mai che almeno lì si trovi un giudice disposto a condannare. Ultima chicca: fra le vittime del presunto abuso di De Magistris e Genchi c’è anche Pisanu, il quale però ha già detto a verbale che il tabulato che lo riguarda non è suo, ma della moglie (non parlamentare, dunque non immune). Ma che sarà mai. Vorrà dire che Pisanu è vittima ma non lo sa. E sua moglie è attratta dall’immunità del marito, per contagio. Un’immunità extralarge, formato famiglia. Richiesta Diffusione dal Giornalista Marco Travaglio
24/01/12 QUANTO DURERà TRA MONTI SALVA ITALIA E BERLUSCONI -BOSSI SALVA MAFIOSI
Non staremo a guardare di Paolo Flores d’Arcais        Quanto potrà durare la convivenza tra il governo “salva Italia” e la maggioranza parlamentare “salva camorra”? Qualche mese, ha stabilito lo sciagurato patto intercorso tra Bossi e Berlusconi: si vota tra maggio e giugno, io ti offro l’impunità per il tuo amico onorevole frequentatore dei “casalesi” e tu mi contraccambi non dando tempo a Maroni di organizzarsi per prendermi la Lega, questo in soldoni (è il caso di dirlo) il mercimonio tra i due Le Pen alla matriciana che da quasi un ventennio infestano il paese. En passant, un grazie di cuore agli altrettanto onorevoli deputati del partito di Pannella.               Che il governo Napolitano-Monti-Passera sia davvero il governo “salva Italia” è ovviamente tutto da dimostrare. Qui lo assumiamo per presupposto, e quando ci sarà da lottare contro le iniquità annunciate non staremo certo a guardare. Che la maggioranza parlamentare sia “salva camorra” è invece ormai conclamato, e anzi orgogliosamente, visto il carosello di applausi e felicitazioni che hanno salutato l’Impunito, prontamente invitato da Vespa come tronista del suo show di regime.               Quali siano le ragioni del vergognoso voto lo ha del resto confessato candidamente uno di loro: altrimenti quelli (sarebbero i magistrati!) ci vengono a prendere uno per uno! E perché mai? Solo chi ha commesso crimini parla così. Evidentemente i parlamentari “salva camorra” sanno quante illegalità hanno perpetrato, a cominciare dal loro boss Berlusconi. Noi possiamo solo immaginarlo, e puntualmente fantasia e satira si dimostrano inferiori alla realtà.            Dunque con ogni probabilità tra maggio e giugno si vota, poiché i patti scellerati sono quelli maggiormente rispettati, proprio da gente della risma dei due B, che le promesse agli elettori le valuta meno di certa carta. Le forze democratiche vogliono arrivarci di nuovo impreparate, e consentire così che si realizzi ciò che oggi sembra solo raccapricciante fantascienza, il ritorno al governo dei due, con le straripanti pulsioni fasciste a quel punto senza argini?              Perché si voterà con il sistema “Porcata”, inutile farsi illusioni. Con il quale i voti fuori dalle due coalizioni maggiori contano solo per partecipare alle spoglie della sconfitta. Dunque è necessario che nella coalizione Repubblicano-Costituzionale una parte cruciale la giochino una o più liste autonome di società civile, legate alle tematiche e alle passioni di dieci anni di lotte. E nessuna sirena centrista. Sarà bene lavorarci subito, discuterne fin da ora e operativamente su giornali e web, perché molto presto potrebbe già diventare troppo tardi. Richiesta diffusione dal Giornalista Paolo Flores d’Arcais
24/01/12 UNA RICERCA IST CNR DIMOSTRA UNA CAPACITàINNATA DELLE SCIMMIE
Flessibile o rigido, anche le scimmie capiscono quale funzionaLa comprensione delle caratteristiche funzionali di un oggetto, alla base dell’uso flessibile di strumenti, è una conquista cognitiva molto vantaggiosa. Una ricerca Istc-Cnr dimostra questa capacità non innata, che l’uomo sviluppa a 2-3 anni, nei cebi dai cornetti            Stabilire le proprietà funzionali di un oggetto, anche senza toccarlo, e scegliere quello giusto per l’uso che se ne vuol fare, è una capacità non innata ma che si sviluppa nel corso dei primi 2-3 anni di vita. Ad esempio, bambini di 18 mesi addestrati a utilizzare uno strumento per recuperare un giocattolo, posti di fronte a nuovi oggetti sono in grado di scegliere quello adatto a risolvere il compito, dimostrando di aver compreso quale caratteristica funzionale deve avere.             Una ricerca condotta da Gloria Sabbatini ed Elisabetta Visalberghi dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Istc-Cnr), in collaborazione con il Max Planck Institute di Lipsia in Germania, ha dimostrato che la medesima capacità cognitiva è presente anche nei cebi dai cornetti.             “Abilissime manipolatrici di strumenti, queste scimmie sudamericane distanti dall'uomo 35 milioni di anni sanno scegliere efficacemente tra un bastoncino rigido e uno flessibile”, spiega Elisabetta Visalberghi, coordinatrice dell’Unità di primatologia cognitiva dell’Istc-Cnr. “E riescono a conquistare un premio sia manipolando lo strumento con le loro mani, sia osservando uno sperimentatore che lo maneggia”.             Nello studio, pubblicato su Animal Cognition, gli otto soggetti dovevano usare uno strumento per prendere un pezzo di banana poggiato fuori dalla loro portata. Fra tre strumenti differenti per colore, diametro, materiale e rigidità ma non per lunghezza dovevano scegliere quello rigido per avvicinare la banana e non i due flessibili, che si piegano quando toccano il frutto. “I cebi sono stati testati in tre condizioni”, descrive Visalberghi. “In una, potevano manipolare loro stessi i tre bastoncini prima di partecipare alla prova, così da ricavare informazioni dirette. Nella seconda, dovevano osservare lo sperimentatore che manipolava i tre strumenti, deducendo le informazioni. Infine, gli strumenti venivano posti su una piattaforma e nessuno li poteva toccare, in modo da escludere che i cebi fossero in grado di riconoscere lo strumento rigido senza manipolarlo o vederlo manipolare”.              “Sia quando avevano manipolato direttamente gli strumenti, sia quando li avevano visti maneggiare dallo sperimentatore, i cebi hanno scelto lo strumento rigido con frequenze significativamente maggiori”, prosegue Gloria Sabbatini, ricercatrice Istc-Cnr. “Invece, nella terza prova non ce l’hanno fatta, a dimostrazione che senza informazioni derivanti dalla manipolazione non sapevano fare la scelta giusta”. La scoperta che i cebi siano altrettanto bravi a ricavare informazioni sulle proprietà degli strumenti direttamente o indirettamente è sorprendente. “La capacità di usare le informazioni che derivano dalla manipolazione altrui è una conquista cognitiva non banale e molto vantaggiosa”, commenta Visalberghi.              Ma cosa succede se lo strumento non deve essere rigido bensì flessibile? “In un secondo esperimento, per estrarre lo yogurt dal fondo di un tubo piegato a gomito, i cebi avevano bisogno di un bastoncino flessibile che si piegasse e seguisse l’ansa del tubo. Anche questa volta, sono stati da subito in grado di scegliere correttamente”, conclude Sabbatini. “Ciò dimostra che non avevano creato una banale associazione ‘rigido=premio’, ma avevano veramente compreso la relazione fra proprietà dello strumento e problema da risolvere”. Informazioni: Elisabetta Visalberghi, Istc-Cnr, tel. 06/3221252, e-mail: elisabetta.visalberghi@istc.cnr.it, Gloria Sabbatini, Istc-Cnr, tel. 06/3221437, e-mail gloriasabbatini@libero.it 
24/01/12 GLI INVESTIMENTI NELLA SCIENZA DI BASE SERVE AGLI OBBIETTIVI SYMETRY

Scienze di base in un mondo competitivoby Robert Aymar,

We are constantly being told that we live in a competitive world in which innovation is the main driver towards growth and prosperity.           Siamo costantemente viene detto che viviamo in un mondo competitivo in cui l'innovazione è il driver principale per la crescita e la prosperità. What is the place in such a world for fundamental science, whose short-term contribution to society is knowledge without any immediate application? Qual è il posto in un mondo così fondamentale per la scienza, la cui breve durata contributo alla società è la conoscenza, senza applicazione immediata? Is it an unnecessary luxury? È un lusso inutile? Should the world be deploying its resources in pursuit of more pressing needs: public health, clean energy, safe water? Il mondo dovrebbe distribuire le proprie risorse nel perseguimento di più pressanti esigenze: salute pubblica, energia pulita, acqua potabile? Of course it should, and I believe that investment in fundamental science serves these goals. Certo che dovrebbe, e credo che gli investimenti nella scienza di base serve di questi obiettivi. It is a long-term investment, laying the foundations for future innovation and prosperity. Si tratta di un investimento a lungo termine, ponendo le basi per l'innovazione e la prosperità future.         History teaches us that big jumps in human innovation come about mainly as a basic result of pure curiosity. La storia ci insegna che grandi salti in innovazione umano dovuto principalmente come risultato di base di pura curiosità. Innovation is key to meeting many of today's development challenges, and the primary force for innovation is fundamental research. L'innovazione è essenziale per raccogliere molti dei problemi di sviluppo di oggi, e la forza principale per l'innovazione è la ricerca fondamentale. Without it, there would be no science to apply. Senza di essa, non ci sarebbe la scienza da applicare. Faraday's experiments on electricity, for example, were driven by curiosity but eventually brought us electric light. Gli esperimenti di Faraday sull'elettricità, per esempio, sono stati guidati dalla curiosità, ma alla fine ci ha portato la luce elettrica. No amount of R&D on the candle could ever have done that. Nessuna quantità di R & S sulla candela avrebbe mai potuto fare questo. Electric light came from innovation driven by fundamental science. Elettrico luce proveniva da innovazione guidata dalla scienza fondamentale.          The long-term role of fundamental science is well understood by the European Investment Bank, the financial arm of the European Union. Il ruolo a lungo termine della scienza fondamentale è ben compreso dalla Banca Europea per gli Investimenti, il braccio finanziario dell'Unione europea. In 2003, the EIB gave a strong endorsement of fundamental science when it lent €300 million to CERN to help finance the construction of the Large Hadron Collider (LHC). Nel 2003, la BEI ha dato un forte sostegno di scienza fondamentale quando si prestava € 300.000.000 al CERN per contribuire a finanziare la costruzione del Large Hadron Collider (LHC). Why should the EIB consider the world's largest fundamental physics project to be a worthy investment? Perché la BEI considerare il più grande progetto di fisica fondamentale per essere un investimento degno? I believe the reason is that fundamental science paves the way to future innovation. Credo che il motivo è fondamentale che la scienza apre la strada per l'innovazione futura.          Fundamental research has the power to make people dream, and it attracts the innovators of the future into science. La ricerca fondamentale ha il potere di far sognare la gente, e attira gli innovatori del futuro nella scienza. Without the excitement provided by research and discovery at the frontiers of knowledge, the pool of scientists would undoubtedly be smaller. Senza l'emozione fornite dalla ricerca e scoperta alle frontiere della conoscenza, il pool di scienziati sarebbe indubbiamente più piccoli. The scientists who work on the LHC are driven by a desire to learn about the Universe, but that has not stopped them from developing particle acceleration and detection techniques that have found applications in medicine, for example. Gli scienziati che lavorano sul LHC sono guidati dal desiderio di conoscere l'universo, ma questo non le ha impedito di sviluppare l'accelerazione delle particelle e delle tecniche di rilevamento che hanno trovato applicazioni in medicina, per esempio. Scientists at CERN invented the World Wide Web, which has revolutionized the way we share information and do business. Gli scienziati del CERN ha inventato il World Wide Web, che ha rivoluzionato il nostro modo di condividere informazioni e fare business. Today the LHC community worldwide is working on computing grids, the next frontier in information technology, which already have applications in fields such as Earth observation, climate prediction, petroleum exploration, and drug discovery. Oggi la comunità LHC in tutto il mondo sta lavorando su griglie di calcolo, la nuova frontiera nella tecnologia dell'informazione, che hanno già applicazioni in campi quali l'osservazione della Terra, la previsione del clima, l'esplorazione di petrolio e scoperta di nuovi farmaci.          LHC experiments will observe particle collisions at the rate of up to 600 million per second. Esperimenti di LHC osservare le collisioni di particelle al tasso di fino a 600 milioni al secondo. This equates to about one petabyte per second, roughly the equivalent of about 150 000 DVD movies. Ciò equivale a circa un petabyte al secondo, grosso modo l'equivalente di circa 150 000 i film in DVD. Clearly, storing such quantities would be impossible, so we have to develop very clever electronics to sift out the interesting data. Chiaramente, la memorizzazione tali quantità sarebbe impossibile, quindi dobbiamo sviluppare l'elettronica molto intelligente per vagliare i dati interessanti. Even after draconian data reduction, however, we will be storing around 15 petabytes per year. Anche dopo draconiana riduzione dei dati, tuttavia, ci sarà la memorizzazione di circa 15 petabyte l'anno. Organizing access to this data for thousands of scientists from around the world is the reason particle physics is at the forefront of grid computing, which will make access to computing resources as simple as tapping into the electricity grid by plugging in an electric light. Organizzare l'accesso a questi dati per migliaia di scienziati di tutto il mondo è la ragione per la fisica delle particelle è in prima linea del grid computing, che renderà l'accesso alle risorse di calcolo semplice come toccando nella rete elettrica collegando in una luce elettrica. Fundamental science has a vital role to play in today's competitive world. Scienza di base ha un ruolo vitale da svolgere nel mondo competitivo di oggi. It is fundamental science that lays the long-term foundations for innovation and prosperity. E 'fondamentale che la scienza pone le basi a lungo termine per l'innovazione e la prosperità.Abdus Salam, the Nobel prize-winning physicist from Pakistan, said, "In the final analysis, creation, mastery, and utilization of modern science and technology [are] basically what distinguishes the South from North. On science and technology depend the standards of living of a nation." This is the challenge for fundamental science in today's world of competition. Abdus Salam, il vincitore del premio Nobel per la fisica dal Pakistan, ha detto: "In ultima analisi, la creazione, il dominio, e l'utilizzo della scienza moderna e la tecnologia [sono] in sostanza ciò che distingue il Sud dal Nord. Scientifica e tecnologica dipendono gli standard di vivente di una nazione. "Questa è la sfida per la scienza fondamentale nel mondo di oggi della concorrenza. Fundamental science has a vital role to play in the process of innovation. Scienza di base ha un ruolo vitale da svolgere nel processo di innovazione. In today's competitive world, it is as important as it has ever been. Nel mondo competitivo di oggi, è così importante come lo è mai stato.

Robert Aymar, former Director General of CERN ex direttore generale del CERN

Lo hafirst published in Symmetry magazine , August 2006 pubblicato per la prima volta nella rivista Simmetria, agosto 2006 

24/01/12 IN INGHILTERRA DUE TRENI SI SCONTRARONO E FECERO 31 MORTI E 520 FERITI
Dove la concorrenza fa anche guai. In Gran Bretagna le liberalizzazioni di ferrovie e gas sono state un disastro         La privatizzazione delle ferrovie inglesi è stata un disastro. E questo disastro ha un’icona e una data: Paddington, Londra, 5 ottobre 1999. Quella mattina due treni carichi di pendolari si scontrarono con un bilancio di 31 morti e 520 feriti. Sarebbe bastato che sulla Great Western Main Line avessero installato un sistema chiamato Atp (automatic train protection), ma non lo avevano fatto perché costava troppo. Si era venduta la sicurezza per il profitto.          Le ferrovie britanniche, in barba alla proverbiale efficienza del Regno, sono oggi tra le più pericolose, meno efficienti e più care d’Europa. Con biglietti di prima classe che possono raggiungere tariffe 30 volte superiori a quelle che si pagano in Italia per lo stesso tragitto. (però a bordo c’è il Wifi che funziona malissimo). I continui incidenti, alcuni gravissimi, con morti e feriti (l’ultimo settimana scorsa) sono dovuti alla mancanza si manutenzione, alle piante che ostruiscono la visuale in punti pericoli della linea e coprono i segnali. Quando c’erano le famose British Railways, le Ferrovie Britanniche questi incidenti non erano mai avvenuti. IL 5 OTTOBRE 1999 segna lo spartiacque nella credibilità delle privatizzazioni, ingrediente cruciale del thatcherismo e per alcuni anni molto popolare.           Fu infatti la Thatcher a dare impulso alle cosiddette “liberalizzazioni” , che in Gran Bretagna si sono rivelate un piano di dismissione selvaggia di tutto quanto era pubblico, per fare cassa, ma anche con l’idea che sarebbe stato l’unico modo di ridurre gli sprechi. Il rimedio si è rivelato peggiore del male. Efficienza, concorrenza e risparmio per gli utenti, questo era il motto con cui nel giro di pochi anni furono vendute il gas, l’elettricità, le miniere di carbone (l’acciaio lo aveva già venduto Churchill nel 1950), l’acqua. Nel giro di pochi anni gli inglesi dettero l’addio alle sigle più familiari: National Coal Board, British Rail, Gas Board, Water Board. E si ritrovarono a fare i conti con uno spezzatino di società che però neanche erano in grado di comunicare tra loro. Così, la rete che forniva il gas in uno dei quartieri più cari e centrali di Londra aveva dei tubi che non erano compatibili con quelli della caldaie che un’altra delle nuove società installava. Multinazionali con il corpo a Londra e la testa altrove. O comunque attente al loro portafoglio più che alla servizio erogato.            LE LIBERALIZZAZIONI avviate dalla Thatcher toccarono il punto più alto 1993, con l’intervento sulle ferrovie. A finire il disastro fu il New Labour di Tony Balir. Nel caso delle ferrovie si operò sdoppiando la rete ferroviaria dal servizio. L’idea era quella di moltiplicare l’offerta e risparmiare sui sussidi governativi. Accadde l’esatto contrario: i sussidi aumentarono, il servizio peggiorò, le compagnie in cui fu smembrata la rete e venduto il diritto di fare servizio con un bello spezzatino misto (alcune sono in franchising) invece di farsi concorrenza aumentando la qualità del servizio giocarono al ribasso.             Meglio è andata con l’energia elettrica e il gas. In questi due settori le tariffe per i cittadini britannici sono più basse che nel resto d’Europa, anche se nel corso degli ultimi 6 anni sono quasi raddoppiate. L’acqua di Londra, la Thames Water, ha una rete che fa acqua (non è un gioco di parole) da tutte le parti. Spesso le strade si allagano all’improvviso per lo scoppio di un tubo. Vicino al fiume talvota vengono anche sgombrate delle case. Ma la rete idrica è vecchia, chi ha comprato l’acqua punta più a fare cassa che manutenzione. Nonostante questo il prezzo al metro cubo è uno dei più cari d’Europa e dal 2005 al 2011 è cresciuto del 34 per cento. Superfluo spiegare a chi vanno in tasca i soldi. Richiesta diffusione dalla Giornalista Caterina Soffici 
24/01/12 A PALERMO PER COSTRUIRE UN FORTE E CREDIBILE GOVERNO CI VUOLE UNITà
Palermo, Borsellino: “bene apertura Orlando su primarie”Articolo N. 1“L’apertura di Orlando e dell’Idv alle primarie è un segnale importante per tutto il centrosinistra. Bisogna ritrovare l’unità, per costruire una forte e credibile alternativa di governo per Palermo. Dopo anni di sfacelo di amministrazione di centrodestra, non è questo il momento di divisioni o passi indietro. Dobbiamo fare un passo in avanti tutti insieme nel nome dei valori che da sempre ci accomunano e per il bene della città”. Lo ha detto Rita Borsellino, deputato del Parlamento europeo e candidata alle primarie del centrosinistra per il sindaco di Palermo.  

Dimissioni Cammarata, Borsellino: “abbandona la nave mentre affonda”Articolo N. 2“La parabola del centrodestra palermitano si è conclusa nel modo più vigliacco. Cammarata si è dimesso per non affrontare l’enorme buco di bilancio creato con la sua amministrazione fallimentare. Per salvare il Comune, noi palermitani saremo costretti nei prossimi mesi a pagare un conto salatissimo e a sostenere sacrifici enormi. Altro che amore per la città. Il suo è l’ultimo atto di responsabilità di chi, supportato da una classe politica di centrodestra che adesso prova a riciclarsi, ha distrutto la nave e l’abbandona mentre affonda”. Lo ha detto Rita Borsellino, candidata alle primarie del centrosinistra per il sindaco di Palermo, commentando le dimissioni di Diego Cammarata.

Comune, Rita Borsellino:  “ne’ imbarazzata, ne’ confusa. il mio impegno per la Città continuaArticolo N. 3“Non sono  né  imbarazzata, né confusa. Semmai, sono profondamente amareggiata e delusa dall'inadeguatezza di  dinamiche prettamente partitiche che poco hanno a che fare con gli interessi della città”. Così Rita Borsellino risponde alle voci che sono circolate in questi giorni su alcuni giornali in merito a un eventuale ritiro della sua candidatura a sindaco di Palermo.        “Quando ho deciso di candidarmi - continua – avevo presentato con chiarezza un progetto per Palermo rivolto, oltre che alle cittadine e ai cittadini, anche ai partiti del centrosinistra. Ai partiti avevo rivolto un forte invito affinché, consapevoli della grave crisi di credibilità, si sottraessero agli interessi di bottega e si concentrassero invece sulla costruzione comune di un’alternativa di governo che mettesse alla porta autori e complici del massacro di Palermo.           Un invito alla responsabilità, che, purtroppo, è rimasto inascoltato, anche da chi ha portato avanti candidature forzatamente alternative che hanno soltanto ulteriormente confuso e spaccato l’opinione pubblica. Protagonismi ed egoismi, sia chiaro, che stanno mettendo a rischio la costruzione di quella forte e reale alternativa per Palermo che cittadine e cittadini ci chiedono”.        “In merito  poi  al referendum del Pd siciliano - aggiunge - la mia opinione è sempre la stessa: il referendum è uno strumento di democrazia e, come tale, va promosso e al contempo tutelato da qualsiasi tentativo di strumentalizzazione. Strumentalizzazioni favorite anche dall'ambiguità della formulazione dei quesiti”.        “Detto questo - conclude - smentisco categoricamente le voci che mi descrivono in preda a chissà quali crisi. Qui l’unica crisi che vedo è quella di credibilità della politica e dei partiti. Una crisi che denuncio da tempo, fin da quando ho intrapreso il mio impegno politico. Un impegno che non si è mai fermato e che continuerò a portare avanti in ogni caso, coerentemente con i valori che lo hanno da sempre contraddistinto e al fianco delle cittadine e dei cittadini”.

Forconi, Borsellino: “basta con i blocchi, inaccettabile ignavia di Istituzioni e Politica”Articolo N. 4          “Basta con i blocchi. Le proteste di questi giorni nascono da disagi gravissimi, ma altrettanto gravi sono i disagi patiti dalla popolazione siciliana, di chi non può andare a lavorare e sta perdendo ore e giorni di lavoro fondamentali per arrivare a fine mese.            E’ stato superato il limite della legalità ed è inaccettabile che istituzioni e politica non stiano facendo nulla per far rientrare la situazione nei limiti della legge e della civiltà. Mi rivolgo anche al presidente della Regione, che finora non è stato capace di trovare una mediazione per garantire il ritorno alla legalità”. Lo ha detto Rita Borsellino, in merito alle proteste del Movimento dei Forconi.                 “Ai manifestanti lancio l’appello affinché almeno allentino i blocchi e tornino a fare respirare Palermo e la Sicilia. Non condivido tutte le loro richieste, ma di sicuro sono con loro nel denunciare il grave stato di crisi in cui versano settori come l’agricoltura e le estreme difficoltà dei giovani di accedere all’occupazione. Bisogna però fare attenzione a due cose.           La prima è il rispetto del lavoro e delle esigenze di tutti. La seconda sono i pupari, a partire da quei politici che hanno per anni affossato la Sicilia e che adesso sono gli stessi che cavalcano la protesta. Coerenti solo nell’irresponsabilità che ieri hanno dimostrato e oggi continuano a dimostrare nei confronti dei siciliani”.

consolo, rita borsellino: “un maestro della letteratura, un faro della lotta per la legalita’”Articolo N. 5 “Vincenzo Consolo è stato tra i più grandi scrittori e intellettuali italiani, un maestro della letteratura mondiale. Ma a me piace ricordalo soprattutto per il suo rapporto con la Sicilia, per l’impegno verso una terra che ha amato profondamente e che ha raccontato con grande maestria e poesia. Sognava una Sicilia capace di cambiare, rinascere, riscattarsi. Odiava la mafia e con le sue opere e il suo impegno è stato un faro della lotta per la legalità. Io che ho avuto il grande onore di conoscerlo e di essere considerata da lui un’amica, oggi mi sento più sola”. Lo ha detto Rita Borsellino, commentando la scomparsa dello scrittore Vincenzo Consolo.Ufficio stampa e Comunicazione via M. Stabile, 250 - 90141 Palermo
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23/01/12 IL GIORNALISTA ANTONIO GREGOLIN è STATO PRESO A CALCI E BASTONATE
Giornalista aggredito a VicenzaArticolo N. 1         L'Ordine dei giornalisti del Veneto ha espresso solidarietà al collega Antonio Gregolin e preoccupazione per l'episodio di violenza di cui è stato vittima a Montegaldella, in provincia di Vicenza, dove lavora come collaboratore del Giornale di Vicenza. Gregolin è stato preso a calci e bastonate, l'altra sera, per un articolo di denuncia sull'abbattimento di alcuni alberi secolari tra Montegalda e Montegaldella.           Il giornalista è stato seguito a distanza e poi aggredito in maniera vile. L'episodio è l'ennesima conferma del clima nel quale sono costretti a lavorare i giornalisti, sempre più spesso minacciati e intimiditi per il solo fatto di svolgere con correttezza il proprio compito,
> quello di informare i cittadini. L'Ordine dei giornalisti del Veneto ha chiesto che l'autore dell'aggressione sia perseguito e ha invitato le autorità a garantire ai giornalisti le condizioni per svolgere la professione con autonomia e indipendenza.

Riconoscimento ad Armando Ginesi

Articolo N. 2       Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha conferito al prof. Armando Ginesi, Console Onorario della Federazione Russa di Ancona, il più alto grado dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, cioè il titolo di Cavaliere di Gran Croce.        Il prof. Ginesi, che è iscritto all'Ordine dei giornalisti delle Marche, è stato insignito di vari gradi degli Ordini Cavallereschi d'Italia e della Repubblica di San Marino, nonché della Federazione Russa e della Repubblica Popolare Cinese. Per l'Italia ha ricevuto dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi, il grado di Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, elevato, dallo stesso Ciampi nel 2005, a quello di Commendatore e, nel 2009, dal Presidente Napolitano a quello di Grande Ufficiale, consegnatogli a Palazzo Chigi, nel corso di una solenne cerimonia dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta.          Pochi mesi prima lo stesso Napolitano lo aveva insignito Commendatore dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana.Dal Governo della Serenissima Repubblica di San Marino il prof. Ginesi ha ricevuto nel 1994 il grado di Cavaliere Ufficiale dell'Ordine Equestre di Sant'Agata, elevato a quello di Commendatore nel 2002 e a quello di Grande Ufficiale nel 2005. La Repubblica Popolare Cinese, nel 2000, ha conferito al critico italiano il titolo di "Benemerito della Cultura" e il governo della Federazione Russa lo ha insignito, nel 2009, del titolo al merito diplomatico in occasione del duecentesimo anniversario della fondazione del Corpo Consolare Russo. Come studioso dell'arte, Armando Ginesi è autore di oltre 170 pubblicazioni - di cui 168 registrate dal Servizio Bibliotecario Nazionale istituito presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze - e di più di mille articoli pubblicati in varie lingue del mondo. Al prof. Ginesi le congratulazioni del Consiglio dell'Ordine dei giornalisti delle Marche.

l'ordine non è in discussione

Articolo N. 3       "Il ministro Paola Severino ha assicurato che il 90% delle norme che il Governo ha intenzione di varare in materia di liberalizzazione delle professioni non hanno nulla a che vedere con l'Ordine dei giornalisti".         Lo ha riferito il Presidente dell'Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, al termine dell'incontro con il ministro della Giustizia Paola Severino, aggiungendo che il tema della struttura dell'organismo "sarà affrontato successivamente in un tavolo tecnico".          "Il Ministro - ha proseguito Iacopino - ha mostrato attenzione per i problemi della categoria e manifestato l'intenzione di organizzare, in qualità di prorettore della Luiss, un convegno sulla deontologia del giornalista". Iacopino ha inoltre riferito di aver consegnato al ministro il progetto di riforma dell'Ordine, spiegando però' che il contenuto deve essere sottoposto alla valutazione del Consiglio nazionale dell'Ordine e sarà divulgato dopo l'approvazione che potrebbe avvenire tra mercoledì e giovedì prossimo.         Secondo quanto si apprende, il progetto prevede tra l'altro l'affiancamento di un percorso universitario al tradizionale accesso all'Ordine dopo il tirocinio di 18 mesi; la scelta, dopo l'esame di stato, tra l'iscrizione nell'elenco professionisti con l'esclusiva professionale o nell'elenco pubblicisti; nuove regole sui Consigli di disciplina nazionale e regionali. (Ansa).Per Informazioni: Segreteria Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Sede Nazionale Tel.06-686231Fax.06-68804084 E-Mail: odg@odg.it http://www.odg.it Tel.071-57237 Fax: 071.2083065 E-Mail: info@odg.marche.itDiffusione a cura del IlNuovoGiornaleDiMce Direttore Dott. Giovanni FiorentiniTel.071-5906271C.re345-2420261E-mail: mce_cittadinieuropei@la-solidarieta.it mce_redazionegiornale@la-solidarieta.it  http: //www.mce-aifavin.it 
23/01/12 IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA SEVERINO HA CONVOCATO GLI ORDINI ODG
I Giornalisti e la RiformaArticolo N, 1           Il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha convocato per oggi (lunedì 16 gennaio) i 20 Ordini professionali. All'incontro parteciperà anche il Presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, che dovrebbe illustrare una proposta innovativa a tutela di tutti gli iscritti, professionisti e pubblicisti.
            La notizia della convocazione è stata diffusa dall'Ansa alle 13.32 di sabato 14 gennaio: "Il guardasigilli Paola Severino ha convocato per lunedì prossimo, 16 gennaio, alle 16.30, nella sede del Dicastero di via Arenula, gli Ordini professionali vigilati dal ministero della Giustizia. Lo rende noto lo stesso ministero". 
            "Si tratta - si sottolinea nella nota dell' ufficio stampa del ministero della Giustizia - dei rappresentanti di 20 ordini: avvocati, ingegneri, geometri, notai e, tra gli altri, giornalisti".
            La convocazione è avvenuta per email, segno di una mossa che tradisce l'intenzione del Governo di chiudere in fretta questa partita. Sul tavolo c'è l'attuazione - con tanti dpr per ognuna delle 20 professioni - del comma 5 dell'articolo 3 del dl 138/2011 e dell'articolo 33 del dl 201/2011.
 Per discutere del futuro dell'Ordine e definire la posizione dei giornalisti italiani è stato convocato il Consiglio nazionale per il 18, 19 e 20 gennaio.

Premio Novemi TrainiArticolo N. 2          Sabato 28 gennaio, nella Sala Consiliare del Comune di San Benedetto del Tronto si svolgerà la quarta edizione del Premio giornalistico "Novemi Traini", organizzato dalla Pro Loco con il patrocinio dell'Ordine dei giornalisti delle Marche e del Consiglio nazionale.         La Pro Loco di San Benedetto del Tronto sta ultimando i lavori di selezione. Il Comitato organizzatore è nella fase di valutazione degli articoli segnalati nel corso del 2011. I riconoscimenti in palio sono i seguenti: Premio Foto Reporter dell'anno; Premio cineoperatore dell'anno; Premio arte e cultura; Premio San Benedetto del Tronto; Premio giornalista giovane; Premio alla carriera; Premio editore; Premio commentatore politico; Premio giornalista sportivo e il riconoscimento più ambito: il premio "Novemi Traini" 2012.        Il premio giornalistico Novemi Traini, prende il nome dal giornalista di San Benedetto del Tronto che ha brillantemente collaborato, nel corso della sua carriera, con diverse testate giornalistiche ed emittenti televisive. E' stato anche corrispondente della Rai. Nell'ideare e promuovere il Premio Novemi Traini, la Pro Loco si è posta come obiettivo quello di riconoscere i meriti di quanti, come Novemi Traini, hanno lavorato e contribuito alla crescita della città attraverso l'informazione.

Le foto della vergognaArticolo N. 3Il Presidente dell'Ordine interviene sulla pubblicazione delle immagine del corpo di Sarah Scazzi.
Gli Ordini di Bari e Milano sollecitati a intervenire sul piano disciplinare
"L'unico sentimento che si può provare per la diffusione delle foto di quel che restava della povera Sarah Scazzi è di vergogna. Quello non è giornalismo, non il giornalismo che, nello spirito della Costituzione, serve ai cittadini".
         Così il presidente dell'Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino commenta la pubblicazione delle foto del recupero del corpo di Sarah Scazzi ad Avetrana sul Corriere della Sera e sul Corriere sul Mezzogiorno. Le immagini riportate sui siti On-Line dei quotidiani sono state poi rimosse.
         "Sarebbe auspicabile la immediata rimozione da ogni e qualsiasi sito di quelle immagini", prosegue nella nota Iacopino, dando voce all'indignazione di tutti i membri del Consiglio dell'Ordine. "La reazione indignata dei lettori del Corriere.it e del Corriere del Mezzogiorno.it è la sana risposta di un Paese che avverte forte il bisogno di una informazione rispettosa della verità e delle persone - aggiunge il presidente dell'Ordine dei giornalisti - Non é problema di regole, che ci sono, o di norme da osservare, palesemente violate non solo in questa occasione.
           In troppi hanno concorso a trasformare in spettacolo la tragedia di una fanciulla nei confronti della quale, in nome dell'audience o della tiratura, è mancata ogni pietà. Questo degrado può finire solo con decisioni esemplari degli Ordini regionali di appartenenza di chi si è reso responsabile dell'accaduto, a qualsiasi livello e senza indulgenze".(Ansa).
Per Informazioni: Segreteria Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Sede Nazionale Tel.06-686231Fax.06-68804084 E-Mail: odg@odg.it http://www.odg.it Tel.071-57237 Fax: 071.2083065 E-Mail: info@odg.marche.itDiffusione a cura del IlNuovoGiornaleDiMce Direttore Dott. Giovanni FiorentiniTel.071-5906271C.re345-2420261E-mail: mce_cittadinieuropei@la-solidarieta.it mce_redazionegiornale@la-solidarieta.it  http: //www.mce-aifavin.it 
23/01/12 IL GOVERNO MONTI SI MUOVE MOLTO BENE IN TUTTE LE DIREZIONI

"Dall'Europa uno stimolo per le liberalizzazioni: il caso delle ferrovie" - di Debora Serracchiani

       Il ministro dello Sviluppo e dei Trasporti Corrado Passera ha annunciato, in vista della presentazione del decreto sulle liberalizzazioni, che "la decisione se separare Rfi da Ferrovie dello Stato spetterà all'Autorità dei Trasporti che poi la sottoporrà eventualmente al governo". La separazione tra gestore dell'infrastruttura ferroviaria e operatore è un'opportunità da valutare senza pregiudizi.       Il sistema del trasporto ferroviario italiano ha fatto notevoli passi avanti nella modernizzazione dei servizi ai passeggeri, soprattutto sulle tratte più redditizie, ma ha bisogno di consolidare il regime della concorrenza e di aprire sul serio il mercato delle merci, che è ancora asfittico.
Il principio della reciprocità con i mercati degli altri Stati membri deve essere riaffermato con forza per evitare disparità nella competizione, ma questa è una richiesta che può essere posta con maggiore forza se viene da un esecutivo che si pone all'avanguardia nel processo delle riforme all'interno della Ue.
        Il Governo sembra muoversi molto bene rispetto al regolatore ferroviario autonomo ma è ora necessario un coinvolgimento ampio non solo degli operatori pubblici e privati ma anche dei sindacati, affinché sia sgombrato il campo da ogni timore rispetto ai livelli occupazionali e alle garanzie. Un capitolo aperto resta quello dei pendolari.

Il furto

Posted by Debora Serracchiani on 16 gen, 2012 | 16 Commentiparlamentari regionali del Pdl hanno annunciato di aver scritto una lettera al presidente del Consiglio Mario Monti e al ministro per le infrastrutture Passera per sollecitare l’attenzione sulle infrastrutture del Friuli Venezia Giulia, considerate quale risorsa per il Paese.
Si è trattato di un comportamento spregiudicato, politicamente scorretto e dannoso per la regione.      
          Non si può definire altrimenti il vero e proprio furto con destrezza effettuato in questo caso. È sgradevole ma occorre fare opera di giustizia e verità: l’iniziativa di questa lettera appartiene tutta al Pd, che l’ha per primo decisa a livello di partito regionale, elaborata e inviata responsabilmente ai deputati del Pdl e dell’Udc, al fine di renderne massimo l’effetto attraverso una condivisione bipartisan, in sintonia con la maggioranza parlamentare da cui è nato il Governo Monti.
          Possiamo dimostrare che il Pdl ha ritenuto più conveniente rubare l’idea e poi fare tutto da solo, dandone per di più subito la notizia e spacciandola come iniziativa propria. Dal momento che non è il primo caso, questa è una triste conferma di come a costoro, e in particolare a colui che assomma in sé la carica di parlamentare e la responsabilità di coordinatore politico del Pdl in Fvg, non importa nulla di ottenere risultati utili per la regione: importa solo l’inutile pubblicità di un momento.
           Da questo squalificante episodio, oltre alla pochezza di chi l’ha perpetrato o consentito, c’è ovviamente anche una lezione politica da trarre, e riguarda la volontà di chiusura a qualsiasi collaborazione da parte della maggioranza regionale, indifferentemente se del Pdl o della Lega. L’asimmetria rispetto alla maggioranza che sostiene il Governo Monti è ribadita a spese del Friuli Venezia Giulia. Il presidente Tondo, probabilmente, non avrà nulla da ridire, visto che anche lui fa lo stesso e si riunisce a discutere regolarmente solo con la sua maggioranza.
Richiesta diffusione dall’On. Debora Serracchiani  
23/01/12 CHI AIUTA I POVERI CHE SOFFRONO RICEVEIN CAMBIO TANTA SERENITà
Trentotto milioni di bambini con meno di 6 anni ogni anno muoiono per miseria e fame  Mce-Aifavin & Medici Pro African HospitalTel+Fax: 071-5906271 Cel. 339-1168776 mce_mediciproafrica@la-solidarieta.it   Visita i Siti: www.mce-aifavin.it -  www.volontariatomarche.it/mtdc.htm - www.volontariatomarche.it/aifavin.htm Web: mce_mediciproafrica@la-solidarieta.itRendiamo noto che versando il contributo con Bollettino Postale n. 77216125 esente da tassa di € 1, all’ufficio dire che sei esente. Versando il 5 per mille sulla P.I. N. 93098590420, contribuirai a sottrarre alla morte per fame e per guerre i bambini poveri del SUD  Siamo nel 3° millennio ma nel Sud del Pianeta ogni 10.000 nati entro 30 giorni ne muoiono 949, mentre in Occidente soltanto 13, nel Sud l’aspettativa di vita é di soli 35 – 40 anni, la mortalità è 40 volte più alta del Nord. -Oltre 160 milioni di persone, di cui 38 milioni sono bambini con meno di 6 anni di vita- ogni anno muoiono per fame e per miseria. Come definire una situazione del genere se non una  grande tragedia umana?. La FAO e l’OMS nel 2008 hanno denunciato che: (1.028) milioni di persone soffrono la fame con un aumento costante di 7 milioni all’anno. Sono le ragioni per cui sempre più persone fuggono dal Sud. Se entro i prossimi 8 anni l’occidente non affronterà questo gravissimo problema umano, in Europa arriveranno circa 2 miliardi di nuovi emigrati.          Evidentemente i governi Europei non riflettono con coerenza sul tragico impatto demografico dei prossimi 8 anni, noi comuni cittadini, forse dotati di maggior buon senso invece ci pensiamo e come. Infatti, i Medici di Mce-Aifavin & Medici Pro African Hospitals, hanno costruito un ospedale in Uganda già funzionante da 3 anni, hanno formato Medici, Paramedici, ora stanno formando giovani imprenditori per organizzare il loro futuro nei luoghi di origine al fine di non dover più emigrare a Nord.           Noi ti chiediamo solo di aiutarci ad andare avanti in questa direzione, con un piccolo contributo economico anche tu diventerai il salvatore dell’umanità. Mce-Aifavin & Medici Pro African Hospitals, ha già costruito un ospedale a Kisubi Uganda funzionante da 3 anni. Il/15/01/08 sono iniziati i lavori per realizzare i servizi sanitari ed un ospedale anche ad: “(Healt Care Arusha “Tanzania”) “territorio che ora la Sanità non esiste”. Aiutaci con un piccolo contributo a realizzare il secondo grande progetto, compila il bollettino di C/C/P n. 77216125. Se vuoi puoi versare il 5 per mille della tua dichiarazione dei redditi sulla PI n. 93098590420 di MCE (Movimento Cittadini Europei)In Africa 23 milioni di bambini sotto i 6 anni di vita ogni anno muoiono per malattie, guerre e fame, Mce-Aifavin & Medici Pro African Hospitals, ti chiede di sostenere il Progetto: "9 € per una vita", sono solo 9 €uro ma valgono la vita di un bambino. 9 € sono il costo della retta di accesso ospedaliero senza dei quali molti altri bambini moriranno perché non potranno curarsi. Il Conto Corrente Postale è il n. 77216125, puoi anche fare un bonifico sul CCB n. 95338 Banca di Credito Cooperativo di Falconara M., ABI 08086, CAB 37351, CIN I destinatario:MCE (Movimento Cittadini Europei V. Marconi  n. 77/A - 60015  Falconara M. (AN).                      A nome di tutti i bambini poveri del Sud del Mondo, un grazie di cuore. Il Presidente  di Mce-Aifavin & Medici Pro African Hospitals Dr. Giovanni Fiorentini 
23/01/12 PASSATO IL DECRETO CHE ASSUME PERSONALE PER LE CARCERI
Le carceri marchigiane esplodono e il personale è troppo poco.Per questo ritengo sia una grandissima vittoria dell'Italia dei Valori l'ODG passato in Aula  sul decreto carceri che impegna il Governo ad assumere nuovo personale di Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Finanza e agenti di Polizia penitenziaria. L’Italia dei Valori già da tempo segnala l’enorme stato di disagio che vivono le carceri marchigiane.         Ultima in ordine temporale la piccola rivolta affrontata con competenza dal personale di Montacuto che, in ogni caso, aveva portato inizialmente all’ingiusta sospensione della direttrice del carcere Santa Lebboroni e del comandante della polizia penitenziaria Gerardo d'Errico: segnale preoccupante di un disagio e una confusione crescente.         Anche allora ero intervenuto per far ritirare il provvedimento, come poi è avvenuto, e per sottolineare al Ministro della Giustizia, Paola Severino, l’importanza di intervenire immediatamente per risolvere una situazione gravissima che vede nelle Marche, e nello specifico a Montacuto un sovraffollamento difficilmente gestibile: 440 detenuti a fronte di 130 agenti di custodia effettivi. Questi numeri acquistano valore se si pensa che dovrebbero esserci circa 200 agenti per 180 detenuti.          Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) ha più volte denunciato, con l’Italia dei Valori,  l’intollerabile e vergognosa situazione in cui versano le carceri marchigianeE’ ormai noto che le due principali case di reclusione, quella di Montacuto e quella di Pesaro, delle quali l’Italia dei Valori si è occupata più volte in passato, sono senz'altro sovraffollate. L’ha verificato anche la commissione regionale che le ha visitate, presente la vicepresidente Giorgi.         Per questo già a Giugno ero intervenuto alla Camera dei Deputati per segnalare questa urgenza e far rilevare la necessità di immediati investimenti infrastrutturali e di personale da parte del Governo. Non è ammissibile che il numero di addetti di polizia penitenziaria sia al di sotto degli standard previsti: soprattutto a causa dei distaccamenti operati dal carcere principale, che è quello di Montacuto, al servizio degli altri carceri della regione e soprattutto al servizio del piccolo carcere satellitare di Barcaglione di Ancona. Sono troppi i detenuti stipati in poco posto senza alcun riguardo per la dignità umana che noi dell’Italia dei Valori intendiamo salvaguardare con fermezza.          Crediamo che il Governo, tra le tante urgenze, debba cessare di sprecare danari su operazioni inutili e investire nel sociale. Ovviamente anche all'interno del sociale vi sono delle priorità, ma sicuramente quello carcerario è un settore importante, in quanto non dobbiamo dimenticare che la nostra Costituzione dice che la detenzione carceraria post-pena passata in giudicato protende alla rieducazione del detenuto e alla restituzione di una persona diversa alla società.            Non dimentichiamo, nel dire questo, i tanti detenuti in attesa di giudizio, che non sono potenzialmente, appunto ai sensi dell'articolo 27 della Costituzione, ancora da rieducare, ma che pure vivono la sofferenza di infrastrutture e di personale insufficiente. Ci associamo alle proteste che i sindacati degli agenti di custodia fanno quasi quotidianamente sulla vita rischiosa che questi ultimi si trovano ad affrontare quotidianamente, esponendosi al pericolo di risse con detenuti violenti e al contagio di malattie infettive come sieropositività AIDS o epatite C di cui il tasso in carcere è notoriamente alto.           Alla luce di cio' ci auguriamo che l'accoglimento dell'ODG si traduca in un impegno concreto e non solo formale al fine di assumere nuovo personale.Richiesta diffusione dall’On. David Favìa, coordinatore Idv Marche

Ancona, 21 gennaio 2012      Le Commissioni riunite Affari Costituzionali e Bilancio della Camera dei Deputati hanno approvato un mio emendamento con il quale le concessioni portuali e lacuali comunque in essere al 31- 12 - 2011, e quelle marittime extra portuali non balneari sono prorogate sino al 31 12 2012. Purtroppo giochi politici hanno impedito l’approvazione di un mio emendamento migliore, presentato anche da Vannucci. Comunque, così  si mette fine ad uno stato di incertezza che durava da più di un anno e si bloccano le aste in corso che mettevano a rischio tante imprese, tanti posti di lavoro e tante famiglie.Le concessioni marittime balneari, invece, avranno durata fino al 31- 12 -2015.       A tal proposito ho avuto un colloquio con il capo di Gabinetto del Ministero per gli Affari Regionali, professor Adam, il quale mi ha assicurato che il tema delle concessioni balneari non sarà trattato nel decreto sulle liberalizzazioni e che la materia relativa a tutte le concessioni demaniali (marittime e lacuali, incluse  le portuali) saranno oggetto dei colloqui con i sindacati di categoria che avranno inizio il 23 febbraio nell’ambito della delega governativa per la regolamentazione della materia nell’arco di 15 mesi.       IdV sara' al fianco di tutti i concessionari affinché sia preservato un grande patrimonio imprenditoriale e lavorativo del nostro Paese a favore delle multinazionali e dei poteri forti.        Buongiorno, invio comunicato dell'on. David Favìa, coordinatore IdV Marche, con gentile richiesta di pubblicazione Ringraziando per la collaborazione, auguro un buon week end Silvia Saccomanno Ufficio stampa IdV Marche 3492867703 On. David Favìa, coordinatore Idv Marche 
03/01/12 PERCHé I VESCOVI ITALIANI NON ISTITUISCONO ORGANISMI DI CONTROLLO
I panni sporchi si lavano in Chiesa?         Maggio 2010. All’assemblea generale della Cei il cardinale Bagnasco si innervosisce in conferenza stampa per una domanda sull’intervista del direttore dell’Osservatore Romano in cui viene lodato l’esempio dei vescovi di Inghilterra e Galles che hanno istituito in ogni diocesi e molte parrocchie una task force – cui partecipano molte donne – per sorvegliare e prevenire gli abusi sessuali del clero. I vescovi italiani non istituiscono nessun organismo di controllo.           Maggio 2010 il segretario della Cei mons. Crociata comunica ai giornalisti che i casi di pedofilia del clero in Italia sono 100. Il presidente della Cei dichiara di non essere “in grado” di dire cosa è stato dei preti criminali. Destituiti? Trasferiti? Ridotti allo stato laicale? Silenzio assoluto. L’anno 2010 è segnato dall’esplodere degli enormi scandali di abusi in Irlanda e in Germania, un drammatico seguito agli scandali avvenuti negli Stati Uniti, in Canada, in Brasile, in Australia.            IN ITALIA l’episcopato non prende nemmeno in considerazione la proposta di don Fortunato Di Noto, il prete siciliano impegnato da anni specialmente nel contrasto della pedofilia on line, di istituire in ogni diocesi un “vicario per i bambini”. Una sola diocesi in Italia – Bressanone – istituisce un numero verde e apre un’inchiesta per portare alla luce gli abusi del clero. Un anno dopo vengono comunicati all’opinione pubblica i risultati: nel ventennio trascorso si registrano tredici vittime maschili e dodici femminili. La conferenza episcopale italiana ignora l’esempio della diocesi altoatesina. È evidente che se tutte le duecento diocesi italiane aprissero un’indagine, di qualche migliaio di casi insabbiati sarebbe scoperto. Per questo l’ecclesiasmo non si muove.              In Belgio i vescovi hanno istituito una commissione che nel 2010 ha messo online i risultati. La maggioranza delle vittime aveva intorno ai dodici anni. “Una vittima ne aveva due, cinque ne avevano quattro, otto ne avevano cinque e dieci sette”. (Rapporto Adriaenssens). Almeno tredici vittime si sono suicidate. In Austria il cardinale Schoenborn ha affidato a un’ex governatrice regionale democristiana l’incarico di svolgere un’inchiesta indipendente. In Italia nessun cardinale ha preso una simile decisione per la sua diocesi. In Germania i vescovi hanno stabilito nell’estate del 2011 che un gruppo di lavoro di ex giudici ed ex pro-curatori in pensione passeranno al setaccio i dossier personali del clero di tutte le diocesi tedesche. Nulla del genere in Italia.               Ancora nell’ottobre 2011 il segretario della Cei ribadisce che la responsabilità sulla vigilanza degli abusi spetta unicamente al vescovo. La Cei sta elaborando severe linee guida per contrastare il fenomeno. L’esperienza ha ormai dimostrato incontrovertibilmente una cosa. Se si vuole fare luce, bisogna nominare un incaricato diocesano e un vescovo a livello nazionale per seguire sul serio il dossier. Se si vuole fare luce bisogna nominare un’inchiesta nazionale indipendente.               NON BASTA che Benedetto XVI a più riprese abbia condannato il fenomeno e si sia incontrato in varie parti del mondo con alcune vittime. Non è più sufficiente nemmeno l’esistenza di norme più severe della Congregazione per la Dottrina della fede o l’impegno che per maggio 2012 le conferenze episcopali abbiano approntato linee guida nazionali.               Servono concreti atti di governo della suprema gerarchia cattolica per fare luce su decine e decine di migliaia di crimini avvenuti in tutto il mondo. Il caso orripilante dell’Olanda è significativo. In un solo anno di lavoro la commissione indipendente, promossa dall’episcopato olandese e guidata dall’ex ministro democristiano Deetman, ha calcolato che dal 1945 ad oggi nei seminari, nelle scuole, negli orfanotrofi cattolici il numero delle vittime si colloca tra diecimila e ventimila. Basta un anno di lavoro, basta una commissione indipendente per arrivare a scoprire la verità. In Italia, in Europa, in tutto il mondo.                La Cei si rifiuta di imboccare questa strada, Benedetto XVI che segue personalmente l’attività dell’episcopato italiano non ha voluto finora dare nessun ordine perché sia fatta chiarezza in Italia. Dal Vaticano non è giunta l’indicazione ad avviare un’indagine internazionale né si è deciso di aprire finalmente gli archivi per rivelare decenni di insabbiamento.              Quando la bomba esploderà anche in Italia – perché esploderà – nessuno dica che è uno choc o una “dolorosa sorpresa”. Perché i vertici ecclesiastici non stanno muovendo un dito per cercare la verità.Richiesta diffusione dal Giornalista Marco Politi
03/01/12 RIEMERGONO ABITUDINI NORMATIVE CON I SOLITI DOPPIONI COSTOSISSIMI

Un ritratto doloroso di Debora On. Serracchiani

Posted by Debora on 29 Dic, 2011 | 4 Commenti          Il Sole 24 Ore di ieri disegna, sotto il titolo ”Il bilancio impigliato nelle famiglie”, un ritratto della Regione Friuli Venezia Giulia in cui si radica la consuetudine alle leggi mancia e ai contributi ad personam, abita l’uso disinvolto del potere e del privilegio, e si sfrutta la specialità legislativa per far fiorire doppioni inutili e costosi. A tanto è stato ridotto dalla Giunta Tondo quello che era un esempio avanzato di a                  Il Friuli Venezia Giulia ne esce come una regione umiliata sulla stampa nazionale: grazie Tondo. Quella del Sole 24 Ore è un’istantanea, dolorosa ma purtroppo somigliante, delle condizioni in cui versa la Regione: è significativo che l’attenzione del quotidiano di via Monte Rosa si appunti particolarmente sulle finanziarie regionali, la cui situazione poco chiara avevamo denunciato già da tempo. E non possiamo nemmeno nasconderci che questo è anche un segno della reputazione di cui gode l’attuale amministrazione regionale negli ambienti economici e finanziari più accreditati. D’altra parte, non c’è da stupirsi, se per il Friuli Venezia Giulia si cominciano ad attagliare espressioni che eravamo abituati a leggere riferite a realtà di altre latitudini. Autonomia federale.  Nella nostra idea di regione tutto questo non esisterà più, perché lo statuto speciale deve servire a dare indirizzi e a fare leggi, non a distribuire posti e mance.Richiesta diffusione dall’On. Debora Serracchiani

Ai riformisti

Posted by Debora on 30 dic, 2011 | 7 CommentiL’Italia è un cardine dell’architettura europea e della speranza di futuro: ciò che decidiamo per i nostri destini nazionali ha conseguenze a breve e a lungo termine anche sull’Unione Europea.da Europa del 30.12.2011            «Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell’Europa in stati nazionali sovrani». Non dubito che parecchi avranno riconosciuto la famosa frase spinelliana del manifesto di Ventotene, il pamphlet più antesignano dell’idea d’Europa che oggi, a leggere le cronache, sembra debba traslocare sullo scaffale della fantapolitica.            Eppure il nodo è e resta tutto lì, e più si prova a rinviarne la soluzione o ad arrangiare pecette per tenere assieme i pezzi del puzzle continentale, più si avvicina la resa finale dei conti; con l’Europa degli stati che riprende definitivamente il sopravvento, si candida all’irrilevanza politicoeconomica, e si condanna ad essere un territorio in decadenza nella sfida globale.           Dovrebbe dirci qualcosa la notizia che il Brasile ha superato la Gran Bretagna nella graduatoria mondiale del Pil piazzandosi al sesto posto tra le grandi economie. E un’altra spia dovrebbe accendersi quando veniamo a sapere che gli scambi fra la Cina e il Giappone avverranno in yuan e yen, senza far ricorso al dollaro, né tantomeno all’euro. Auspicabile una reazione più articolata di quella del ministro delle finanze tedesco, che ha detto di essere stato “sorpreso” dall’accordo.           Negli ultimi mesi, in Italia, il leit-motiv più accreditato attribuisce proprio alla Germania e alle rigidità della cancelliera Merkel le maggiori responsabilità per una conduzione della crisi che sembra non solo lontana dal raggiungere l’obiettivo di traguardare l’uscita dal tunnel, ma che addirittura potrebbe alimentare i rischi recessivi per la zona euro. C’è probabilmente parecchio di vero, quando si dice che l’imposizione del modello tedesco di stabilità non fa bene all’Europa.Ma questo ragionamento, per quanto condivisibile, non dovrebbe essere tirato fino al punto da sradicare dall’Italia la responsabilità di mettere in atto tutte le misure che finora abbiamo creduto di poter rinviare ai posteri. Perché i posteri della spesa pubblica siamo noi. Più chiaramente: allo stato delle cose, il futuro dell’Italia si decide in primo luogo a Roma, e solo poi a Bruxelles.          Ancora a metà novembre ho avuto occasione di dire che il governo Monti sarebbe stato pienamente politico. Sono sempre più convinta che questa non è un’opzione trattabile, ma che l’agibilità politica del governo Monti sia il prerequisito per la riuscita del risanamento. Siamo infatti di fronte a una grande e decisiva sfida per il paese, e l’unica alternativa è vincerla. Le ricette le conosciamo da sempre, ora si tratta di applicarle: riforma delle pensioni, del welfare e del mercato del lavoro, sburocratizzazione, liberalizzazioni… insomma si tratta di far diventare l’Italia un paese moderno, che non stia più in fondo alle classifiche di tutto tranne che della corruzione, del sommerso e dell’evasione fiscale.         E si può anche provare a esorcizzare l’odiosa lista di Olli Rehn ma la realtà non cambia. C’è da sperare che i riformisti italiani vogliano trarre ispirazione dalla lettera di Giorgio Napolitano, anche nei punti più ruvidi, in cui ricorda come il grande esiliato della politica italiana, il pensiero liberale abbia “incontrato sordità e suscitato contrapposizioni nell’area del riformismo e, più concretamente, nella sinistra legata al mondo del lavoro”.È una riflessione che ha le sue conseguenze politiche, sul piano dell’idea di partito che si propone di essere il Pd, e sul piano dell’immediata azione nei confronti del governo. L’immagine del presidente del consiglio Monti stretto fra l’incudine dei compiti a casa dell’Europa e il martello dei partiti di maggioranza che scalpitano per tirare dal proprio lato una già corta coperta non può essere auspicata dal Pd, che di questo governo ha creato le condizioni parlamentari.         Non possiamo volerlo nemmeno se crediamo che Monti sia, adesso, l’unica faccia italiana spendibile in Europa quando bisognerà discutere le modifiche ai trattati. Perché è all’Europa che bisogna guardare, se intendiamo recuperare la responsabilità storica di chi costruisce e non assumerci quella di chi assiste al crollo. L’Italia non è una variabile indipendente dell’architettura europea e della sua speranza di futuro, è un cardine, e ciò che decidiamo per i nostri destini nazionali ha conseguenze a breve e a lungo termine sull’Unione. Ricordiamocene quando prendiamo di mira la Merkel.Richiesta diffusione dall.On. Debora Serracchiani 
03/01/12 PREMIO GIORNALISTICO AI VALORI PIù ALTI CHE MUOVONO LA PROFESSIONE
L’Associazione Nazionale per l’Energia ha indetto un premio ispirato ad una nuova professione giornalistica          L'Associazione Nazionale Energia del Vento ha indetto un Premio giornalistico ispirandosi ai valori più alti che muovono la professione. Come riportato nel bando del Premio (vedi il sito: www.anev.org - sezione premio giornalistico) "l'Anev intende promuovere la cultura dell'ambiente attraverso la produzione di energia pulita da fonte rinnovabile eolica, premiando le opere giornalistiche che meglio hanno valorizzato questo aspetto e mettendo in luce esempi virtuosi di comunicazione.         "La prima edizione di "Energia del Vento", che rientra nelle attività legate all'edizione 2012 della Giornata mondiale del vento, premierà quei lavori prodotti tra il 1 maggio 2011 e il 30 aprile 2012, pubblicati su testate italiane locali o nazionali, che si sono particolarmente distinti per il valore scientifico, culturale e sociale nel comunicare l'energia eolica, evidenziando la valenza ambientale della produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, in funzione del risparmio energetico e della riduzione delle sostanze inquinanti responsabili del degrado dell'ambiente e dei mutamenti climatici".           Il Premio è diviso in cinque categorie: carta stampata (quotidiani o periodici);  Tv; Radio; Internet; giornalisti under 30 (senza divisione di categoria). Alla categoria "Giornalisti Under 30" possono partecipare giornalisti professionisti o praticanti.  Ai vincitori delle prime quattro categorie sarà corrisposto un premio in denaro di duemila euro. Al vincitore della categoria Under 30, Premio "Ciro Vigorito", sarà offerta la possibilità di effettuare uno stage all'Anev o in una delle aziende associate e di frequentare uno dei corsi di formazione per le professioni dell'eolico dell'Associazione Nazionale Energia del Vento.

"Terremoto" all'Ordine dei Giornalisti della Regione Sicilia          Nell’ODG della Sicilia si sono dimessi Vittorio Corradini, Presidente e Filippo Mule’, Segretario
Il Consiglio convocato per domani (30 dicembre).
         Il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, riunito ad Enna, ha preso atto delle dimissioni del proprio Presidente Vittorio Corradino, motivate con "la necessità di consentire al Consiglio stesso di ritrovare unità e armonia, nel preminente interesse dei giornalisti siciliani". Anche il Segretario Filippo Mulè ha rassegnato le dimissioni dalla carica, per lo stesso motivo.        Il Consiglio, così come prevede la normativa ordinistica, è stato riconvocato a brevissima scadenza, il 30 dicembre a Palermo, per il rinnovo delle cariche di Presidente e Segretario. (Adnkronos)Per Informazioni: Segreteria Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Sede Nazionale Tel.06-686231Fax.06-68804084 E-Mail: odg@odg.it http://www.odg.it Tel.071-57237 Fax: 071.2083065 E-Mail: info@odg.marche.itDiffusione a cura del IlNuovoGiornaleDiMce Direttore Dott. Giovanni FiorentiniTel.071-5906271C.re345-2420261E-mail: 339-1168776 http: //www.mce-aifavin.it mce_redazionegiornale@la-solidarieta.it  -   mce_cittadinieuropei@la-solidarieta.it  
03/01/12 CARTELLA ESATTORIALE DA 85 MILA € NOTIFICATA AL TESTIMONE DI GIUSTIZIA
Antiracket, Alfano (IDV): “al fianco di iIgnazio Cutro’, vittima dell’inefficienza dello Stato” PALERMO, 27 DIC. - “Ancora una volta Ignazio Cutrò subisce la scandalosa inefficienza dello Stato italiano. La cartella esattoriale da 85mila euro notificata al testimone di giustizia, infatti, doveva essere bloccata dalla sospensione prefettizia. Purtroppo lo Stato continua a non dare risposte esaurienti a chi ha denunciato e si è ribellato all’oppressione mafiosa mettendo a repentaglio la propria vita, e questo non può certo indurre commercianti ed imprenditori a fare la scelta giusta, ovvero denunciare”.        Lo ha detto Sonia Alfano, europarlamentare e responsabile nazionale del Dipartimento Antimafia di Italia dei Valori, commentando la vicenda che vede il testimone di giustizia Ignazio Cutrò in balia di debiti dovuti alle proprie denunce, che hanno fatto condannare la cosca Panepinto ad un totale di oltre settant’anni di carcere.         “Sono al fianco di Cutrò nella sua battaglia contro Cosa Nostra - ha proseguito l’europarlamentare - e soprattutto invito le istituzioni a non voltarsi dall’altra parte. Ignazio ha deciso di stare dalla parte dello Stato, dimostrandosi cittadino onesto e coraggioso, e per questo merita rispetto e sostegno. Come può Cutrò pagare i debiti - ha aggiunto - se gli è impedito persino di far ripartire la propria azienda? Lo Stato deve garantire ai testimoni di giustizia non solo la sicurezza personale - ha concluso - ma anche la propria gratitudine. Con fatti concreti e massima attenzione su ogni singolo caso”.

valle del mela, sonia alfano (idv) presenta interrogazione: “commissione europea garantisca tutela cittadini”           PALERMO, 02 Gen. - “Il mio primo atto parlamentare del 2012 è un’interrogazione alla Commissione Europea per chiedere un immediato intervento rispetto al disastro sanitario e ambientale del comprensorio del Mela (ME) e per garantire la tutela dei cittadini. La pressione di una sequenza impressionante di impianti industriali sulle diverse matrici ambientali è la causa principale della tragica situazione sanitaria che riguarda questi territori”.          Lo annuncia l’europarlamentare di IDV Sonia Alfano attraverso il suo blog.  Come la stessa Alfano spiega, l’OMS, il Dipartimento Epidemiologico della Regione e diversi centri universitari hanno certificato per tali zone livelli di mortalità e di morbosità straordinari, preoccupanti e in crescita. La stessa Regione Sicilia nel 2002 dichiarava il comprensorio del Mela quale “area a elevato rischio di crisi ambientale”. Il successivo decreto regionale del 5 settembre 2006 predisponeva un piano di risanamento della qualità dell’aria nell’ambito del piano di risanamento dell’area. La stessa Commissione Europea - cui oggi Sonia Alfano lancia il proprio appello - acclarava l’inaccettabile situazione di tale territorio aprendo diverse procedure di infrazione che richiamavano la necessità di un piano di azione e di un costante monitoraggio dei livelli di inquinamento esistenti.           “Ad oggi, purtroppo - avverte l’eurodeputata, che ha presentato l’interrogazione con la collaborazione dell’A.d.a.s.c. di Milazzo e del suo presidente Peppe Maimone, di recente destinatario di pesanti intimidazioni - il piano di risanamento per il comprensorio del Mela rimane inattuato e il sistema di monitoraggio in questa zona ad elevato rischio ambientale è inesistente, come dimostrato dalla ultima relazione dell’ARPA Sicilia, secondo la quale le centraline esistenti in quella zona sono inattive già da inizio 2010 e, ad ogni modo, risultano obsolete e inadeguate a monitorare una situazione ambientale complessa e critica come quella della Valle del Mela”.

Valeria Bonanno Ufficio Stampa Sonia Alfano

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03/01/12 IL 5 OTTOBRE NAPOLITANO RASSICURA L'EUROPA MAI PIù IL 1929
Berlusconi insulta la Merkel  ecco la telefonata “omissata”             E' 5 ottobre 2008, il presidente del consiglio ha appena rassicurato l'Europa sulla crisi, che non sarà come il 1929. Ma con Tarantini si lascia andare a considerazioni imbarazzanti sulla cancelliera tedesca. In un'altra intercettazione parla di un incontro con le Regioni, "incazzate perché gli sto tagliando i ticket"                L’intercettazione che rischia di pregiudicare i rapporti tra Italia e Germania nel mezzo della peggiore crisi economica che abbia mai colpito l’Unione europea resta custodita gelosamente negli uffici degli inquirenti di Bari. E’ quella in cui il presidente del consiglio farebbe allusioni sessuali pesanti e offensive sulla cancelliera Angela Merkel. “Culona inchiavabile”, sarebbe l’epiteto rivolto al capo della più grande potenza europea. Che ha spinto il settimanale Der Spiegel a definire il capo del nostro governo “zotico e volgare”. Il brano incriminato non è mai uscito, ma le indiscrezioni lo collocano in un punto preciso dei verbali redatti dalla Guardia di Finanza.
           
Sono le 11,53 del 5 ottobre 2008, Silvio Berlusconi chiama Gianpaolo Tarantini, uno dei suoi fornitori di ragazze disponibili a passare nottate ad Arcore. Il giorno prima, Berlusconi era a Parigi, a un vertice G4 straordinario convocato dal presideente francese Nicolas Sarkozy sulla grande crisi finanziaria mondiale, presenti anche la Merkel e il premier britannico Gordon Brown. Berlusconi parlò molto e rassicurò tutti. Non è come la crisi del 1929, disse, “la situazione è completamente differente. Allora c’era una finanza totalmente staccata dall’economia reale”. Poi è andata come è andata.
          “Mi fan lavorare come un matto”, si lamenta Berlusconi con Giampi, che lo blandisce: “Ho visto i giornali, televisioni ieri… poi ho seguito tutto il discorso su Sky…”. Poi i due passano a organizzare una cena per mercoledì 8 ottobre, in concomitanza con uno spettacolo del Bagaglino a Roma. Si accordano sul reclutamento delle ragazze (“abbiamo fino a 24 possibilità”, dicono, in base ai posti a tavola). Berlusconi “scarta” Manuela Arcuri, in favore di “gente nuova”. Il presidente del consiglio spiega di aver già provato a organizzare una serata con un altro personaggio del giro, Giampaolo Traversi, essendo tornato da Parigi “un po’ carico”.           E qui parte l’omissis che ci metterebbe in imbarazzo con i tedeschi: otto righe oscurate da un pennarello nero, inframmezzate da brevissimi cenni di Tarantini, omissati anche loro.La telefonata del 5 ottobre                          Il nome della Merkel torna in un’altra intercettazione. Quella del 20 novembre dello stesso anno, dove Belusconi si lamenta con Tarantini: “Mi stanno riempiendo di lavoro in una maniera indegna… faccio due, tre interventi al giorno per cui bisogna prepararsi”. E l’imprenditore, dopo la consueta dose di adulazione, lo incalza: “Il siparietto con la Merkel l’altro giorno è stato bellissimo, bellissimo veramente”. Il riferimento è al celebre “cucu” con cui il nostro presidente del consiglio aveva accolto la cancelliera al vertice italo-tedesco di Trieste, nascondendosi dietro un lampione e saltando fuori all’improvviso.              In diverse occasioni Berlusconi mischia in modo spericolato lavoro e piacere. Come il primo ottobre 2008, quando, insieme al solito Tarantini, cerca di infilare una delle solite cene tra i tanti impegni istituzionali, compresa una visita in Vaticano. Segue una lunga discussione su chi invitare: Carolina Marconi, “la” Francesca, “la” Graziana… Ma a un cero punto bisogna stringere perché, dice Berlusconi, “adesso vado a incontrare le venti Regioni italiane.. sono incazzate perché gli sto tagliando i ticket”.             Roma, 19 settembre 2011 - Il capo del governo italiano avrebbe detto “cose brutte” su Angela Merkel e i diplomatici adesso temono una crisi italo-tedesca. Con questo incipit, e con un titolo ancor più esplicito, “Zotico e volgare”, il settimanale Der Spiegel torna sulle parole “sconce” che Silvio Berlusconi avrebbe pronunciato per definire la sua collega tedesca. E il settimanale, al contrario di altri media tedeschi, decide di metterle nero su bianco: “culona inchiavabile” avrebbe detto il presidente del Consiglio italiano, secondo quanto riportato dal Fatto quotidiano (parole che tuttora non trovano riscontro nei verbali resi pubblici, ndr.). Poi lo Spiegel si lancia in un analitico tentativo di tradurre ad uso tedesco la colorita definizione.            “Si tratta di parole che possono difficilmente essere superate in quanto a volgarità e rozzezza”, commenta il settimanale, che oltretutto provengono dal premier della terza potenza economica europea e inoltre si rivolgono, offendendolo, al cancelliere di un paese che più di qualsiasi altro contribuisce al salvataggio dell’euro.Non è la prima volta che Angela Merkel deve sopportare lo humor “sguaiato” del Cavaliere: quando a Trieste nel 2008 le fece cucù all’improvviso da dietro una statua (VIDEO), o quando a un importante vertice Nato in Germania fece attendere la padrona di casa a lungo sulla porta mentre era al telefono.             Ma nel mezzo di questa crisi - conclude lo Spiegel - queste esternazioni sono “insopportabili”. Poi lascia la parola a Antonio Puri Purini, ex ambasciatore italiano a Berlino: “ Non è più un’Opera Buffa, ma una Tragedia. Dopo queste voci, chi potrà ancora porgere la mano all’Italia, che pure ne ha così tanto bisogno in questa drammatica situazione economica?”.Il Direttore de IlNuovoGiornaleDiMce

Dott. Giovanni Fiorentini  

03/01/12 PER DIECI ANNI PALERMO è STATA VITTIMA DELLA SPECIE DI INVASIONE BARBARICA
Comune, Rita Borsellino: basta divisioni, il centrosinistra sia unito nel mettere alla porta autori e complici del massacro di Palermo         “In questi dieci anni Palermo è stata vittima di una sorta di invasione barbarica: le casse sono state saccheggiate per alimentare sprechi, privilegi, opere mai compiute, consulenze e assunzioni clientelari. Un sistema perverso che ha provocato un disastro che non è solo economico, ma anche sociale, culturale e ambientale. Il nostro primo compito deve essere quello di mettere alla porta gli autori e i complici di questo disastro.         Liberare il Comune dalla malapolitica, dalla cattiva amministrazione e dal malaffare. Dare a questa città una guida responsabile, credibile, trasparente”. Lo ha detto Rita Borsellino. “Dinanzi a questo compito, dinanzi alla possibilità concreta di realizzare un grande progetto per Palermo – continua - è da irresponsabili arenarsi in sterili divisioni, come purtroppo sta accadendo nel centrosinistra. Dobbiamo recuperare l’unità, riportare su un unico binario percorsi che sono comuni per valori e metodi”.           “In quest’ottica – aggiunge - le primarie acquistano un grande significato se espressione di una coalizione che converge su un progetto comune, con candidati che lo interpretano coerentemente attraverso un confronto costruttivo e che non siano incompatibili tra loro. Per questo, occorre una disponibilità concreta da parte di tutti per evitare che si creino condizioni anomale e paradossali.          Ad esempio, l’ipotesi che è circolata in queste settimane di un possibile scontro tra me e Orlando, con il quale ho sempre condiviso percorsi e orizzonti culturali ed etici, non solo prefigura una situazione anomala e paradossale, ma soprattutto costituirebbe una grave ferita per la città. La mia candidatura – conclude - è nata e continua a essere espressione di un centrosinistra che mira all’unità e a un progetto che apra concretamente al protagonismo delle cittadine e dei cittadini. Per costruire un’autentica alternativa di governo”.Ufficio stampa e Comunicazione
via M. Stabile, 250 - 90141 Palermo Tel. 091 8888496 - Fax. 091 8888538
Mobile: 342 1087374 - 345 6868390 Sito web:
www.ritaborsellino.it
 
03/01/12 PROFILI DI RESPONSABILITà MORALE GIURIDICA E SOCIALE NELLA NEUROSCIENZA
Quando la genetica sfida la giustiziaImplicazioni giuridiche dell’applicazione delle tecnologie neuroscientifiche, ruolo degli avanzamenti scientifici nella valutazione dei comportamenti e dei reati. Se ne parlerà nel convegno ‘Neuroetica e tribunali. Profili di responsabilità morale, giuridica e sociale nella prospettiva delle neuroscienze’, organizzato dall’Isgi-Cnr          In che misura il comportamento criminale dipende dai geni? Quali strumenti offrono le neuroscienze per la valutazione della colpevolezza? Le scoperte sulla struttura del cervello modificheranno il modo di intendere la responsabilità e come influenzeranno la società ed eventualmente le decisioni dei tribunali? Questi i temi che verranno affrontati nel convegno 'Neuroetica e tribunali. Profili di responsabilità morale, giuridica e sociale nella prospettiva delle neuroscienze', che si terrà a Roma giovedì 15 dicembre 2011 dalle ore 9 alle 17.30 presso la sede centrale del Consiglio nazionale delle ricerche (piazzale Aldo Moro 7, aula Marconi).         L’incontro è organizzato dall’Istituto di studi giuridici internazionali del Cnr (Isgi-Cnr) in collaborazione con le facoltà di farmacia e medicina della Sapienza Università di Roma e di lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Roma Tre. L’obiettivo è discutere sulle implicazioni tecnico-scientifiche, etico-giuridiche, filosofiche e sociali dell’applicazione di tecnologie neuroscientifiche (neurogenetica e neuroimaging funzionale), a scopo investigativo e probatorio, nei tribunali.          “Gli avanzamenti delle nuove tecnologie di indagine sui fenomeni mentali e sulle disfunzioni del comportamento pongono nuove sfide morali e sociopolitiche, particolarmente riguardo all’eventuale loro base genetica. La discussione scientifica è molto sviluppata soprattutto a livello internazionale, specialmente nell’ambito dell’amministrazione della Giustizia”, dichiara Cinzia Caporale, responsabile del modulo di ricerca 'Bioetica, etica della ricerca e diritto' dell’Isgi-Cnr e coordinatrice del convegno.           “Neurogenetica e neuroscienze forniscono strumenti di valutazione che inducono a ripensare temi eticogiuridici e antropologici fondamentali quali libero arbitrio, coscienza, responsabilità, giudizio morale e, di conseguenza, imputabilità del reo. Il Cnr è il luogo ideale per questo tipo di studi data la sua vocazione multidisciplinare e l’eccellenza dei suoi ricercatori in ogni diverso settore di interesse per questo tema. Occorre fornire strumenti per governare l’impatto del progresso delle neuroscienze e delle tecnologie correlate nelle applicazioni a maggiore incidenza sugli individui e complessivamente sulla società”.             Due casi giudiziari avvenuti in Italia hanno confermato l’urgenza e la rilevanza del tema. Le neuroscienze e in particolare la neurogenetica sono state utilizzate come significativi strumenti di valutazione di condotte penalmente rilevanti. “Una sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Trieste del 2009 ha diminuito di un terzo la pena inflitta a un omicida per futili motivi, che è risultato ‘vulnerabile geneticamente’ rispetto al comportamento aggressivo e violento”, spiega Gilberto Corbellini, docente di Storia della medicina e di bioetica presso la Sapienza, anch’egli tra i coordinatori dell’incontro.            Ad un’indagine genetica, l’imputato mostrava infatti la ‘sfavorevole’ variante Low dell’enzima monoaminoossidasi A (L-MAOA), modulatore dei neurotrasmettitori dell’ammina, che favorirebbe lo sviluppo di un’indole violenta”. Un secondo verdetto del tribunale di Como del maggio 2011 ha ritenuto parzialmente incapace di intendere e volere un’imputata sulla base delle risultanze di imaging cerebrale e di genetica comportamentale.            Ospite d’onore dell’incontro sarà Adina Lynn Roskies, filosofa e neuroscienziata presso il Dartmouth College di Hanover (Usa), noto quale ‘culla’ dell’Intelligenza Artificiale. “Una studiosa di fama internazionale, una delle maggiori esperte sull’impiego delle neuro-tecniche nel diritto, uno dei nomi di spicco nel settore nascente della neuroetica. L’incontro sarà dunque l’occasione per mettere a confronto le competenze di alcuni dei massimi esperti su queste tematiche al fine di avviare feconde collaborazioni scientifiche tra diverse istituzioni accademiche e di ricerca”, afferma Mario De Caro del dipartimento di Filosofia di Roma Tre, tra gli organizzatori del convegno. La Roskies è visiting professor del modulo di ricerca 'Bioetica, etica della ricerca e diritto' dell’Isgi-Cnr con il progetto 'Brain images as legal evidence: the problem of penal responsibility'. Tra gli altri, interverranno al convegno: Salvatore Maria Aglioti, coordinatore del Laboratorio 'Neuroscienze cognitive e sociali' della Sapienza, Angelo Bianchi docente universitario e dirigente presso il Dipartimento di salute mentale dell’Azienda Usl di Arezzo, Luisella De Cataldo Neuburger, presidente della Società di psicologia giuridica (Spg), Andrea Lavazza del quotidiano Avvenire, Demetrio Neri e Pietro Pietrini del Comitato nazionale per la bioetica, Amedeo Santosuosso, magistrato presso la Corte d’Appello di Milano, Lorenza Violini, ordinario presso l'Università degli Studi di Milano.Dove: Roma, Cnr (piazzale Aldo Moro 7, aula Marconi). Quando: 15 dicembre 2011 dalle ore 9 alle 17.30Per informazioni: Cinzia Caporale, Isgi-Cnr, tel. 0649937671, e-mail: cinzia.caporale@cnr.it  
03/01/12 IL GIORNALISTA BATTISTA SI OCCUPA DI UN SOLO DETENUTO VIP DI LELE MORA
Lelemosina di Marco Travaglio            Per sfuggire all’accusa delle tricoteuses nostrane di occuparsi solo dei “detenuti Vip”, Pierluigi Battista si occupa sul Corriere dell’unico Vip detenuto: Lele Mora. Non prima di aver accusato imprecisati “spiritosi” che osano scherzare sul cognome della neoministra della Giustizia (“Severino, sia più severa”). Cioè noi del Fatto, che peraltro con quel titolo la invitavamo a maggiore severità contro la corruzione, mentre di carceri sovraffollate ci occupiamo dalla nascita del nostro giornale, quando Battista intervistava Checco Zalone. Ma ora che anche lui scopre il dramma delle carceri, non possiamo che felicitarci per la sua prontezza di riflessi.              Se poi volesse pure informarsi da qualche giornalista vero (ce ne sono parecchi anche al Corriere), scoprirebbe per esempio che “il 40% dei detenuti” che “patisce la galera prima che un processo ne accerti la colpevolezza” comprende i condannati in primo e secondo grado, visto che l’Italia, unica al mondo, considera innocenti anche i condannati in tribunale e in appello in attesa di Cassazione (nei paesi anglosassoni le custodie cautelari sono rarissime proprio perché, dopo la prima condanna, si va dentro a scontare la pena e di lì, eventualmente, si ricorre). Quanto a Mora, per il giureconsulto Pigi, “sei mesi di galera preventiva per bancarotta fraudolenta appaiono una punizione leggermente esagerata prima ancora di una sentenza”.             Ma si sa come sono questi pm: “usano la galera per indurre l’indagato a conformarsi alla loro versione” e “la cultura giustizialista ascolta solo le ragioni dell’accusa”. Mora poi patisce la “ferocia diffusa che chiede provvedimenti esemplari contro “l’antipatico”, il soggetto eticamente discutibile ed esteticamente impresentabile, il flaccido malfattore (presunto)” che ora però “ha perduto molti chili”. Eppure – per il giurista Battista – “non bisogna ammalarsi come Mora (colpevole o innocente che sia) per comprendere che il carcere preventivo prolungato può essere tortura”. Malfattore presunto? Le ragioni dell’accusa? Colpevole o innocente che sia? Forse a Battista sfugge un dettaglio: il 7 novembre Mora ha chiesto e ottenuto di patteggiare quattro anni e tre mesi per la bancarotta fraudolenta della sua LM Management, fallita nel 2010 con 16 milioni di passivo per un crac da 8,4.              Patteggiare vuol dire concordare una pena col pm davanti al gup per ottenere una pena scontata di un terzo: al dibattimento Mora si sarebbe beccato almeno sei anni. Anche perché è un pregiudicato per spaccio di droga e altri reati; ha sottratto al fallimento LM i 2,8 milioni che B. gli regalò, comprandosi una Mercedes e dirottando il resto su un conto svizzero; non paga le tasse da anni col trucco delle false fatture; ha debiti milionari col fisco; ed è imputato in altri tre processi (fallimenti della sua persona fisica e di Diana Immobiliare, sfruttamento della prostituzione). Per caso Battista conosce qualcuno che concorda quattro anni e tre mesi di galera (il massimo consentito è cinque anni) essendo innocente? Se Mora non è ancora pregiudicato per la bancarotta è solo perché l’Italia, unica al mondo, consente d’impugnare in Cassazione la condanna appena patteggiata.             Cosa che Mora ha subito fatto, per guadagnar tempo e trovare un Battista che lo spacci per un torturato. Così torturato che, diversamente da migliaia di detenuti non Vip, sconta la custodia cautelare – confermata da vari giudici per il pericolo che fugga e nasconda altri soldi in Svizzera, dove ha un conto e una villa – in una cella singola del carcere di Opera. Ai primi sintomi del dimagrimento, il pm ha chiesto e il gip disposto una perizia medica (ancora in corso) sulla sua compatibilità col carcere. Negli Usa tanto cari ai Battista, migliaia di evasori e bancarottieri affollano i penitenziari con le catene ai piedi e i portoricani nella branda a fianco. In Italia i giornali tuonano contro l’evasione nei giorni pari e in quelli dispari i Battista lacrimano appena un evasore-bancarottiere finisce dentro. Richiesta diffusione dal Giornalista Marco Travaglio 
03/01/12 ENAV SONO CADUTE LE PRIME TESTE DELLA LUNGA CATENA CORRUTTIVA
Fioccheranno molto arresti a cominciare dalla coppia Guarguaglini Grossi e molti capi storici del PDL Cadono le prime teste di una lunga catena del malaffare. Enav e  collegate nella creazione di fondi neri, fondi che venivano erogati a noti politici dell’ex Governo Berlusconi: la lista di Politici PDL coinvolti è esageratamente lunga            Il tono del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, è da caporale di giornata: “Facciano un passo indietro tutti coloro che sono in qualche modo coinvolti nelle vicende di Finmeccanica”. La conclusione è di carattere giustizialista: “Se non sono in grado di farlo, intervenga Berlusconi azzerando i vertici PDL". La storia delle dimissioni di Berlusconi sembra aver fatto scuola.            Al di là comunque dei metodi e delle scorciatoie suggerite frettolosamente da qualcuno, senza tener conto né della presunzione di innocenza degli indagati, né del diritto societario di un’Impresa privata che, salvo reati accertati, affida all’assemblea dei soci il diritto di fare o disfare gli Organi Direttivi ed Esecutivi aziendali, certo è che le vicende del più importante gruppo industriale italiano si tingono ogni giorno di più di un colore giallo cupo. Sono stati eseguiti arresti e le gole profonde, ormai allo scoperto, stanno vuotando i sacchi. La catena del malaffare che unisce Finmeccanica-Selex-Enav-Technosky-Printsistem e altri grandi Imprese, di fondi neri si allunga ogni giorno di più, e lungi di aver toccato il fondo. La questione quindi dei vertici di aziende strategiche per il Paese certamente si pone, anche se non nei termini ruvidi evocati dalla Camusso.            In Finmeccanica il ricambio in parte c’è già stato con la nomina di Giuseppe Orsi sulla poltrona di Amministratore Delegato al posto di Guarguaglini, che nonostante l’arresto non intende mollare le deleghe che gli sono rimaste. Tuttavia con l’autosospensione di Lorenzo Borgogni, l’ex potente Direttore delle relazioni esterne e braccio destro del “capo”, è cominciata la depurazione dei massimi capi.             Alla Selex si davano per scontate nel Consiglio di Amministrazione le dimissioni dell’Amministratore delegato Marina Grossi, sollecitate dallo stesso capo del gruppo “nell’interesse della società e dei suoi dipendenti, compresi clienti e fornitori. Dimissioni che però non sono arrivate. la moglie del massimo Dirigente Guarguaglini ha dibattuto:  io ho sempre agito nella più assoluta legalità.  al ricambio dei vertici dell’Enav ci ha pensato il Magistrato che ha spedito in galera l’Amministratore delegato Guido Pugliesi e un altro paio di collaboratori e consulenti orbitanti nella sua sfera. Lì quindi ci potrebbero essere i presupposti per qualche nomina, sia pure interinale, da parte del neo presidente del Consiglio, d’intesa con il Ministro Corrado Passera.            E’ evidente però che il problema non è manageriale, ma politico, non tanto e non solo per i nomi altisonanti che escono a getto dalle diverse Procure, quanto per il sistema che ha coinvolto una buona fetta dell’Industria a partecipazione Statale pubblica, il sottobosco di faccendieri i nomi dei quali appartengono ad importanti e potenti Imprenditori che gli ruotavano intorno. L’opera di bonifica affidata ancora una volta soltanto alla Magistratura e che è appena cominciata. Romacapitale.net si impegna, nei limiti delle proprie possibilità, a darne la più ampia informazione possibile.Il Direttore de IlNuovoGiornaleDiMce

Dott. Giovanni Fiorentini  

03/01/12 BOSSI IL TROTA TENTA IMITARE SILVIO MA CI RIESCE SOLO NELLE STUPIDITà
Brescia, il bunga bunga di Renzo detto Trota

il Trota nei guai giudiziari fino al collo, in un'indagine emergono escort e coca.

                                         Renzo Bossi detto il Trota     http://www.liquida.it/renzo-bossi/renzo-bossi-consigliere-regionale/ d Clicca li                                                   Lo stranissimo Consigliere lehista della Regione Lombardia, Renzo Bossi detto il Tr4otaq, figlio di Umberto Bossi, ha voluto imitare Berlusconi con: bunga bunga, prostitute e droga, ma non avendo né fisico, né soldi del Cavaliere, gli assomiglia molto soltanto nella profonda stupidità, ora sta rischiando un pesante procedimento giudiziario penale. Infatti il Trota è nei guai ma ce lo ha messo il padre Umberto che non è affatto migliore del figlio, semmai è molto più volgare e cafone. Infatti, grtazie al pafdre Umberto il figlio Trota sta rischiando guai giudiziari molto seri per festini con escort e cocaina.             È tutta colpa di un'amicizia sbagliata', quella con Alessandro Uggeri, fidanzato dell'Assessore lombarda Monica Rizzi, che aiutò il Trota nella scalata elettorale delle regionali 2010, stranamente per colpa di un'altra Amministratrice della Regione Lombardia, che se si prende in esame fatti della Nicole Minetti il sospetto che la Giunta della Regione Lombardia presieduta da Formiconi, più di un sospetto di immoralità e di in’affidabilità, Istituzionale è una certezza, infatti, basta considerare la fine Giudiziaria che ha fatto il Vice Presidente della Giunta, Franco Nicoli Cristiani che di recente é finito in galera per corruzione          Di Nuovo Monica Rizzi. Già, ancora la Rizzi, spesso fonte di grattacapi per Renzo: fu lei ad essere indagata a Brescia per dossieraggio in pieno 'metodo Boffo' verso avversari dentro e fuori il Carroccio con lo scopo di favorire l'ascesa politica del Trota.            Questa volta, secondo quanto riportato da Repubblica, di mezzo ci sono alcuni party un po' troppo disinvolti. Non si è certi se il Trota sia indagato o meno, sta di fatto però che importanti giornali scrivono nei dettagli tutti i fatti, compreso la notevole quantità in  circolazione di Cocaina. Ciò di cui si è certi è che l'indagine chiama in causa il Trota e le verifiche investigative hanno trovato riscontro nelle segnalazioni e denunce del caso.           Il Trota era frequentatore della villa di Uggeri nelle settimane in cui raccoglieva le preferenze per le regionali. Anche durante le serate sexy. Feste in stile Berlusconi ed i famigerati Bunga Bunga, tra elicotteri e fuochi. Ciò che non fa più nemmeno notizia, sono le procedure giudiziarie in corso nei confronti degli Amministratori Lombardi, ad esempio: la vergognosa vicenda della Consigliera Nicole Minetti che ha un procedimento penale in corso; altri nella Giunta Formiconi sono indagati per fatti di corruzione, per il commercio illegale di rifiuti tossici e pericolosi. Infatti I PM: Silvia Bonardi e Carla Canaia hanno emesso ordini di custodia cautelare per 9 membri dell’Arpa e per il Vice Presidente della Giunta: Franco Nicoli Cristiani. Renzo Bossi e Valerio Merola.           La sede incriminata per il Trota è sempre Brescia, la circoscrizione nella quale fu stato eletto con 13 mila preferenze nel 2010. La Rizzi, protettrice del Trota e incaricata per spianargli la strada verso i traguardi che contano, lo fece alloggiare in un villone, sulle colline vicine a Salò. Il proprietario di casa è Uggeri, suo compagno: un tipo esoso e brillante. La sua casa, già teatro di feste in stile Berlusconiano con i Bunga Bunga,  con fuochi d'artificio e elicotteri in giardino, diventò il quartier generale del Trota.              Uggeri, oltre che amico, faceva da accompagnatore ed autista al Trota. Assieme a Valerio Merola - proprio lui, il Merolone - altro compagno di bagordi notturni. Da ujnh paio di anni, i Carabinieri, la Squadra Mobile e la Guardia di Finanza di Brescia e di Bergamo, stanno vigilando a vista il Uggeri per una notevole frode fiscale: l'uomo è anche incriminato per strani movimenti di denaro ad un ritmo vorticoso ed a suon di aperture e chiusure di società in Italia ed in vari paradisi fiscali, per un sospetto giro di Miliardi di €uro, ma anche e soprattutto per lo spaccio di una notevole quantità di droga, si parla di diversi quintali. E’ stranoto che Uggeri è già indagato da anni: di frode fiscale e spaccio di droga, ciò anche nel passato è stato indagato come evasore, spaccio di droga e continui festini illegali con prostitute.             Un sistema quello di Uggeri da adito a sospetti anche di carattere politico. Infatti, i fatti del Bunga Bunga di Berlusconi è conosciuto in tutto il Mondo, le Cricche;  La P3; La P4, il sistema ruba soldi legalizzato con il Decreto D’Urgenza in gestione alla Protezione civile di Bertolaso, attività ben collaudata ma che stando a quanto denunciato da alcuni organi di Controllo, in soli 3 (Tre) anni – cioè dal 2008 al 2010) ai contribuenti italiani sono costati ben 400 Miliardi di €uro.             Il sistema di Uggeri, evidentemente è stato messo in atto, sapendo che nel passato ha funzionato senza rischi a Berlusconi & C., nel corso di queste ultime indagini, che alcuni testimoni hanno messo i militari sulla pista dei festini con droga e prostitute, in ambienti investigativi e non solo, si racconta che in almeno una delle sue società Uggeri avrebbe coinvolto il Trota, figlio del leader della Lega. Altre indiscrezioni riguardano alcuni episodi imbarazzanti che sarebbero accaduti nei mesi scorsi: episodi pubblici' con protagonisti Uggeri e lo stesso Bossi, nelle loro serate tra festini nel Villone-Castello con alcuni elicotteri ed automobili di gran lusso dal costo di mercato che vanno dai 250mila ai 500 mila €uro ciascuna tutte di proprietà dell’ Uggeri.          È orma stato reso pubblico che  il deposito degli atti dell'indagine è prevista a breve. Il Trota avrà macchiato per l’ennesima volta il suo già molto fangoso curriculum. Ovviamente ad ognuno va il suo bunga bunga, visto com'è finito quello più famoso di Berlusconi, il Trota non ha di certo da stare tranquillo, neanche se la Lega nel suo complesso si è schierata ad insultare da reato di villipendio il Presidente della Repubblica e tutti color che non applaudono le loro meschinità e le loro volgarità di  bassissimo livello che non ha pari sulla Terra, da sembrare che in leghisti derivano tutti dalla stessa scuola della perfetta e notevole ignoranza da configurarsi da assoluto analfabetismo.Il Direttore de IlNuovoGiornaleDiMce

Dott. Giovanni Fiorentini

03/01/12 IL PROCESSO PER LE CORRUZIONI DI BERLUSCONI FORSE FINIRà NEL NULLA
a Polverini sindacalista a tutela dei lavoratori ora sperpera in malo modo il denaro dei contribuenti     Renata Polverini è stata eletta a Presidente della Regione Lazio in quanto derivante dal Sindacato UGL, è stata considerata affidabile ed equa, è stata ritenuta affidabile. Proviamo ad immaginare se invece dalla “Brava Polverini” fosse stato eletto: Denis Verdini o Nicola Cosentino, ora la Regione Lazio sarebbe di sicuro proprietà di potenti multinazionali, o di organizzazioni criminale, che come è noto nuotano in un mare di soldi, sono una gran quantità di miliardi di denari che derivano solo da attività criminali: dallo spaccio di droga, da estorzioni o da omicidi su commissioni, cioè tutti denari esentasse.            Dagli ultimi giganteschi scandali della Giunta Polverini, è del tutto evidente che chi chiunque assume un incarico nel PDL, inevitabilmente é contagiato dalla corruzione, e da ogni genere di illegalità. Infatti, anche la brava Polverini si è resa responsabile di un gigante scandalo targato PDL- Berlusconi-Casta. Se poi pensiamo che ha distribuito una valanche di denaro a 17 soggetti privi di ogni pur piccolo  diritto, in un momento che si chiede sacrifici anche ad italiani con  500 – 900 €uro mensili dopo 40 anni di duro lavoro, al posto della Polverini mi vergognerei così tanto che eviterei di camminare per le vie di Roma e del Lazio.              E’ ormai più che evidente che chiunque intende militare nel partito di Silvio deve assolutamente scordare l’esistenza di una notevole quantità di termini puranche esistenti in tutti i vocabolari italiani: Vergogna; Onestà; Verità; Rispetto; Moralità; Serietà; che Berlusconi li ha sostituiti con termini da utilizzare quelli di significato opposto, altrimenti non si può assolutamente militare nel PDL; il Partito di Berlusconi che in questi ultimi mesi accortosi della fuoriuscita del suo elettorato, Silvio ha ideato di sostituire il nome PDL, con Forza Mignotta; forza Papi; Forza Bunga Bunga ed altri.Il Direttore de IlNuovoGiornaleDiMce

Dott. Giovanni Fiorentini  


LA CASTA INGRASSA SULLA NOSTRA PELLE    Si allarga lo scandalo alla Regione Lazio. Non solo pensioni e vitalizi ad assessori “esterni” e decaduti: anche ricchi incarichi a candidati PDL trombati. Ma chi li ferma?  La manovra Polverini prevede 1,4 miliardi di tagli e aumenti di imposte, con il bollo auto che sale del 10 per cento e la benzina di 20 centesimi Intanto, malgrado i sacrifici decisi dal governo, lo spread torna a volare Tecce e Malagutti Lecco, provincia di Cazzullo di Marco Travaglio         Eravamo decisi ad assegnare il Leccone d’Oro 2011 al primatista mondiale Sallusti, per lo scatto finale di cui ha dato prova ieri, col memorabile titolone sul Giornale: ‘“Silvio non mi ha pagato’. Mills lo scagiona in aula: ‘Ho inventato tutto per ingraziarmi i Pm’. Scoperto il bluff. Il processo che doveva dimostrare la corruzione del Cavaliere finisce nel nulla”. L'idea che un tizio giudicato colpevole in Cassazione (Sallusti lo definisce strepitosamente “assolto per prescrizione”) di esser stato corrotto da B. in cambio di due false testimonianze ne faccia una terza per negare di essere stato corrotto e venga creduto da qualcuno, già ci pareva affascinante. E ancora più avvincente ci sembrava il movente usato per spiegare perché avesse scritto al commercialista e confermato ai pm di essere stato corrotto da B.: voleva salvare un certo Diego Attanasio e non aveva trovato di meglio che accusare il premier italiano. Ma ciò che trovavamo davvero irresistibile era che Sallusti potesse immaginare che i giudici, fra una verità accertata in Cassazione e la bugia di un imputato colpevole, credano alla seconda. Insomma, ci eravamo convinti che il Leccone d’Oro lo meritasse lui, alla carriera. Poi però, sul Corriere, è uscita un’intervista di Aldo Cazzullo al cardinale ciellino Angelo Scola, arcivescovo di Milano. E abbiamo dovuto arrenderci: di fronte a cotanta lingua, Sallusti è un dilettante. Quella di Cazzullo non è un’intervista: è una via di mezzo fra il terzo grado e il corpo a corpo. Un crescendo rossiniano: “Teme davvero il ritorno alla violenza?”, “Ritiene che il primo passo verso il risveglio dei cattolici si sia compiuto con la formazione di questo governo?”, “Sta dicendo che c’è un deficit della politica che i tecnici non possono colmare?”. Lavorato ai fianchi, Sua Eminenza vacilla: “Sì, ho questo timore”, “È solo un segnale”, “Certo”. Gancio destro in pieno volto: “Qual è il suo giudizio sull’era Berlusconi? La Chiesa gli ha concesso un credito eccessivo?”. Il presule si aggrappa alle corde del ring per non finire al tappeto: “Presto per dare un giudizio complessivo”. In effetti sono trascorsi solo 18 anni, ne riparliamo nella prossima era geologica. Però si può già dire che “la casa brucia”. Un intervistatore qualunque ne profitterebbe per ricordare che sulle sue, di case, la Chiesa non paga l’Ici. Ma Cazzullo è speciale. Lo previene il porporato, facendosi la domanda e dandosi la risposta: “Si sta facendo un gran polverone sull’Ici”. Ecco, un gran polverone. “Lei – incalza il Cazzullo – proviene da Cl. Non teme che, tra i quasi 17 anni di potere di Formigoni, gli affari, gli scandali, Cl sia caduta in qualche eccesso?”. In effetti trovare un leader ciellino rimasto a piede libero è arduo: concetto che cazzullescamente si traduce in “qualche eccesso”. Risposta: “Conosco Formigoni da quando aveva 14 anni, anche se da tempo ci si vedeva di rado. Se è stato eletto 4 volte consecutive, ci sarà pure una ragione”. È quel che si domandano i pm che indagano sulle firme false della lista e sui bilanci falsi del San Raffaele. E infatti ecco l’uppercut cazzullesco: “Che idea s’è fatto del caso San Raffaele?”. Scola: “Mi mancano troppi elementi per formulare un giudizio”. Mancherebbero pure un paio di miliardi nelle casse del San Raffaele, ma non sottilizziamo. Ben altro allarma Sua Eminenza: “Qualche interrogativo è nato talvolta dalla ricerca biotecnologica”: ecco il guaio del San Raffaele, la ricerca biotecnologica. Assalto finale: “Lei è nato a Lecco e si è formato a Milano: come l’ha ritrovata?”. Magari col Tom-Tom? No, ce l’ha portato l’autista. Alla parola “Lecco” pronunciata da un invidioso Cazzullo, che invece è solo di Cuneo, il cardinale ha l’istinto di farla finita: “La formula del mio ‘ritorno a casa’ è vera. Sarà forse un anticipo del crepuscolo dovuto all’età...”. E Cazzullo, affranto ma pronto: “Non dica così, lei ha appena compiuto settant’anni”. Così giovane e già così cardinale. Poche storie: Leccone d’Oro honoris causa. Richiesta diffusione dal Giornalista Marco Travaglio
03/01/12 14 ASSESSORI 3 CONSIGLIERI NEL LAZIO PENSIONATI CON 16.000 €URO
Se non ora quanto? di Marco Travaglio Porcata alla Regione Lazio I 14 assessori esterni e 3 consiglieri decaduti andranno in pensione a 55 anni (3 mila €uro al mese). E per tutti indennità con scatto. Uno schiaffo della casta targata Pdl, Polverini, Udc e Storace. A questi non importa niente dei sacrifici imposti al Paese. Alla Camera, cacciata la cronista del Fatto: faceva domande scomode Amurri e Tecce.           L’ossessione per Berlusconi è stata prontamente sostituita dall’ossessione per la Casta. C’era un improvviso vuoto di rabbia da sfogare..”. Comincia così un’articolessa strappalcrime di Francesco Piccolo, scrittore e sceneggiatore degli ultimi film di Nanni Moretti (ma non del prossimo), sull’Unità.            Un peana di 200, forse 300 righe, al “mestiere della politica” che “è ancora uno dei mestieri più affascinanti”, dunque finiamola di “delegittimare così interamente, così intensamente, così irrazionalmente un intero sistema politico, un’intera idea della politica”. Basta con questa “sfiducia pregiudiziale” nei politici: chi la nutre e la alimenta è un “qualunquista” che spiana la strada a “un nuovo Berlusconi”.             La commovente perorazione fa il paio con le ultime esternazioni dei capataz del Pd, sempre tesi a dimostrare che la Casta non esiste, anzi è vittima di un “clima di odio e demagogia” (Rosy Bindi), mentre i parlamentari sono dei poveracci che fanno “la spesa alla Coop” (Marina Sereni), infatti “nei paesi evoluti non si protesta contro la Casta, ma contro Wall Street” (Massimo D’Alema, ignaro del fatto che in un paese evoluto lui non farebbe politica da 40 anni senza mai azzeccarne una).            Insomma, i parlamentari italiani “costano come in tutta Europa” e addirittura i nostri partiti “ricevono meno che nel resto d’Europa”, ergo bisogna “aumentare il finanziamento pubblico”. Chi lo dice? Il senatore Ugo Sposetti, “tesoriere dei Ds” (un partito che non esiste più, ma ha ancora un tesoriere), sempre all’Unità, per “reagire alla campagna di disinformazione e impedire che sia demolita l’immagine del lavoro del parlamentare”.            Ora, a parte il fatto che per demolire l’immagine di Sposetti basterebbe ripubblicare le sue dichiarazioni encomiastiche del 2005 sulla scalata illegale alla Bnl dell’Unipol del suo amico Consorte (condannato in primo grado sia per quell’operazione, sia per l’assalto parallelo di Fiorani ad Antonveneta), qui non c’è nessuna campagna di disinformazione: a parte quella di Sposetti e del tesoriere del Pd Antonio Misiani, che ieri gli dava ragione sul Corriere, lacrimando sull’inadeguatezza del “finanziamento pubblico ai partiti”. Dice proprio così, tre volte: “Finanziamento pubblico” (anche se alla fine parla di “rimborsi elettorali”).             Forse è bene ricordare a questi signori che il finanziamento pubblico fu abolito nel 1993 dal 90,3% degli italiani e i soldi pubblici a palate che i partiti han continuato truffaldinamente ad autoassegnarsi sarebbero, in teoria, “rimborsi per le spese elettorali”: senonché sono cresciuti del 1110% in dieci anni e, secondo la Corte dei Conti, ammontano al quintuplo delle spese effettivamente sostenute nelle campagne elettorali. Una truffa nella truffa, come spendere 1 e gonfiare la nota spese fino a 5. E non ci sono solo i “rimborsi”, che nel 2010 ammontavano a 285.008.221 euro.             Ma anche – rammentano Stella e Rizzo – i contributi ai gruppi parlamentari (75 milioni) e regionali (almeno altri 75 milioni). Totale per difetto: 435 milioni l’anno, 2 miliardi e rotti a legislatura. Il Parlamento, poi, costa a ogni americano 5,10 €uro, a ogni inglese 10,19, a ogni francese 13,60 e a ogni italiano 26,33. E non c’è democrazia al mondo dove un parlamentare guadagni al mese 5.486 euro netti di indennità più 3.503 di diaria più 3.690 di rimborsi forfettari più 3.323 di rimborso viaggi più 4 mila per il portaborse che tre volte su quattro è pagato molto meno, per giunta in nero.             Dove un consigliere regionale tipo Minetti o Renzo Trota Bossi guadagni come i governatori di Colorado, Arkansas e Maine messi insieme. Il tutto per mantenere una classe politica che usa il Parlamento come rifugio per inquisiti e pregiudicati e ha un tasso medio di assenteismo del 66%. E meno male, visto che – unica in Europa con quella greca – ci ha portati sull’orlo del fallimento. Strana davvero questa “ossessione per la Casta”. Dev’esserci nell’aria un inspiegabile, “improvviso vuoto di rabbia da sfogare”.  

Tagli invisibili, lo stanziamento immutabile             Nel 2012 la Camera di deputati costerà  1.059.613.354 euro: il 2,47% in meno del 2011, affermano dall’ufficio di presidenza di Montecitorio dopo aver approvato il bilancio all’unanimità. Gli stessi annunciano in un comunicato che la Camera nel prossimo anno non solo non chiederà all’Erario risorse aggiuntive, e sarà il sesto anno di seguito, ma restituirà alle casse dello Stato circa 28 milioni di euro. Però, qualcosa non sembra tornare.              Resterà infatti invariata fino al 2014 la dotazione chiesta al Tesoro, pari a 992.800 milioni di euro. Che vuol dire? Che la Camera costerà lo stesso, nonostante i “tagli”. Infatti, se è vero che la spesa per i deputati scenderà del 3,28% rispetto al 2011 (i deputati costeranno 161.565 milioni), che i vitalizi restano stabili a 138.200 milioni e che si risparmierà il 25% (per 26,720 milioni) per le spese di affitto, dopo la disdetta della locazione di Palazzo Marini, che ospitava gli uffici dei deputati, è altrettanto vero che il costo totale non cambierà. Richiesta diffusione da Giornalista Marco Travaglio
03/01/12 INTERVISTA SUI PROGETTI INNOVATIVI DEL PRESIDENTE NICOLA ZINGARETTI
Il Presidente della Provincia di Roma ed i suoi progettihttp://socialmediaweek.org/rome/category/conferenza-stampa/dClicca LiVideo Intervista sugli importantissimi Progetti innovativi, che il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti ha rilasciato al Il Sole 24 Ore.          Non è vero che la crescita passa necessariamente attraverso opere faraoniche. Molti piccoli interventi – in settori strategici – possono fare meglio di poche azioni di grande portata. Così Nicola presenta, in un’intervista al Sole 24Ore, il suo piano di investimenti da 4,6 milioni per il sostegno all’impresa. Un pacchetto di sei iniziative, in collaborazione con Camera di Commercio di Roma e UniCredit, che punta a dare una spinta alle piccole e medie imprese del territorio. Due sono le linee di intervento per lo sviluppo: rafforzamento delle aree produttive e sostegno alle imprese creative, che rappresentano un settore chiave per vincere la crisi. Di seguito puoi leggere l’articolo in versione testuale. Se vuoi puoi commentare e lasciare la tua opinione.Intervista di Giuseppe Latour | da Il Sole 24 Ore         «Non è vero che la crescita passa necessariamente attraverso opere faraoniche». Il presidente dalla provincia di Roma, Nicola Zingaretti, lancia così il suo piano di investimenti da 4,6 milioni per il sostegno all’impresa: un pacchetto di sei iniziative, in collaborazione con Camera di Commercio di Roma e UniCredit, che punta a dare una spinta alle Pmi partendo dall’idea che molti piccoli interventi diffusi possano fare meglio di poche azioni di grande portata.          Quali le linee di questi interventi? Soprattutto due. In primo luogo vogliamo essere vicini ai sistemi locali. Per questo abbiamo avviato un programma integrato per lo sviluppo del Litorale nord e un pacchetto di contributi per le imprese della Valle dell’Aniene. In questo modo, portiamo il sostegno della pubblica amministrazione fino alla porta delle imprese.          Qual è la seconda linea di intervento? Il secondo pilastro è l’innovazione. In questo senso si muove il bando cofinanziato con la Camera di Commercio che vuole aiutare le imprese attraverso l’Officina dell’innovazione. La nostra idea è aiutare le aziende a migliorare la qualità dei prodotti. E non è la sola iniziativa che va in questo senso.         A cosa si riferisce? Al fondo per la creatività che abbiamo rifinanziato e che aiuta la fase di start up delle imprese innovative. In un momento di stretta del credito, come quello attuale, finanziare questo tipo di imprese è fondamentale.         C’è poi il fondo avviato con UniCredit.. Vale da solo 3 milioni. E nato con l’idea di aiutare l’imprenditoria giovanile. Noi ci facciamo garanti con questo fondo di finanziamenti a medio e lungo termine, purché le aziende che richiedono il sostegno abbiano soci o titolari tra i 18 e i 35 anni. Promuovendo aziende nuove pensiamo di dare sostegno anche a idee nuove.         Insieme a bandi e contributi, state avviando anche un monitoraggio delle aree produttive. Si tratta di un progetto, quasi concluso, di localizzazione dei principali agglomerati di impresa in provincia. In totale, abbiamo individuato 43 aree.         Come intendete usare questo monitoraggio? Analizzeremo questo studio con imprese e associazioni di categoria per capire insieme come rendere più competitive le aziende basandoci sullo sviluppo dei sistemi territoriali. Spesso si pensa che l’unico modo per sostenere un’impresa sia darle contributi. In realtà, una strada importante è anche inserirla in un territorio competitivo, che abbia servizi, una buona viabilità e un tessuto imprenditoriale efficiente.          Non le sembra che su questi temi manchi l’azione di Comure e Regione? Faccio il presidente della Provincia e non giudico gli altri Penso al mio lavoro che, in questo caso, è sostenere le imprese dei m Comuni del territorio e, quindi, anche quelli legati direttamente a Roma.           Cosa pensa della cancellazione delle Province? Anzitutto, va fatta chiarezza. Il governo non ha sciolto le Province ma le ha trasformate in enti di secondo livello, che non vengono eletti direttamente dai cittadini. Personalmente, credo che in questo momento abbiamo bisogno di un rafforzamento degli enti eletti a suffragio universale più che di un loro        impoverimento.           Non pensa ai risparmi? Non credo ci saranno risparmi. Il primo effetto sarà un sostanziale aumento della spesa pubblica perché i dipendenti delle Province passeranno alle Regioni dove i salari sono più alti. Senza contare che passeremo quattro o cinque anni a riorganizzare i servizi.           Cosa dice della nuova sede della Provincia? Non avremo problemi con le dismissioni. E poi faccio notare che, dal punto di vista della convenienza, facciamo un’operazione rivoluzionaria. Passiamo da dodici sedi sparse dentro la città a un centro unico ed efficiente sotto tutti i punti di vista, risparmiando 5 milioni l’anno.           Chiudiamo con le prossime primarie del Pd? Visto che ci sono quattro candidati, mi auguro che la campagna elettorale sia una grande occasione di immersione del nostro partito tra le persone.           Favorevole alle primarie? Sono sempre favorevole a far contare i cittadini. Ho anche detto che dovranno esserci le primarie per il candidato sindaco del 2013.I fatti del 2011Il 2011 ha visto molti eventi positivi, altri meno piacevoli. In questa immagine abbiamo raccolto alcune delle iniziative più significative realizzate nei 12 mesi appena trascorsi, durante i quali Nicola si è impegnato a portare avanti gli impegni presi come presidente della Provincia di Roma. Dagli investimenti sul lavoro e lo sviluppo economico, alla strategia per trasformare i rifiuti in risorsa fino ai progetti per la creatività e la solidarietà. Il prossimo anno ci aspettano molte altre importanti sfide: Insieme possiamo essere all’altezza del compito. SE NON VISUALIZZI L’IMMAGINE CLICCA QUI
Richiesta diffusione dal Presidente Provincia di Roma On. Nicola Zingaretti

Si invita tutti a sottoscrivere la petizione di Pietro Orlandi. fratello di Emanuela scomparsa nel nulla da Roma il 22 giugno 1983, cioè 28 anni fa, petizione che Pietro ha deciso di inviare al Papa affinché esca da una crudele e disumana omertà che sta distruggendo di dolore la famiglia Orlandi. http://chilhavisto.blog.rai.it/2011/10/17/titolo%E2%80%98per-la-verita-su-emanuela-orlandi%E2%80%99-appello-del-fratello-al-papa/In Internet la petizione di Pietro Orlandi al Papa per la sorella Emanuela
03/01/12 NOI PREFERIAMO MAGGIORANZE FORTI CHE GOVERNI CORROTTI ED INCAPACI
Il diritto alla vivacità di Marco Travaglio             Noi, sia chiaro, preferiamo una maggioranza forte e robusta che governi e un’opposizione combattiva e vigile che la controlli (l’esatto contrario della situazione attuale). Meglio qualche intemperanza e qualche scintilla di troppo che la morta gora del tutto va ben madama la marchesa. Dunque saremmo pronti a dare ragione a Bobo Maroni, che in una lettera al Corriere risponde al monito di Massimo Franco, l’estintore-capo del Quirinale, contro la gazzarra inscenata dai leghisti in Parlamento contro Monti, Fini e Schifani, e rivendica il “diritto a una protesta vivace”.    Ma a due condizioni.              Primo: Maroni ci dica chi gli ha scritto la lettera, pregna di dotte citazioni da Whitman, Brecht, Hobbes e Gramsci, dunque molto probabilmente non sua. Secondo: Maroni rinneghi tutto quel che lui e gli altri leghisti hanno predicato per 17 anni contro chiunque osasse protestare anche molto meno “vivacemente” di loro contro i loro governi. Siccome Maroni cita Gianfranco Miglio come padre della Padania, ricorderà di certo il suo giudizio sul primo governo B: “Programma demenziale, roba da restaurazione”. E la risposta di Bossi in rime baciate: “poveraccio”, “vecchio fuori di testa che fa un putiferio perché non gli han dato la poltrona”, “me ne fotto delle sue minchiate”, “arteriosclerotico, traditore, panchinaro”, “una scoreggia nello spazio”.                        Forse, 17 anni dopo, è il caso di difendere il diritto alla protesta vivace del professore, nel frattempo scomparso. Nel 2002, al Palavobis, 50 mila cittadini protestarono pacificamente contro le prime leggi vergogna. Il Guardasigilli leghista Castelli commentò: “Questi discorsi li ho già sentiti da molti cattivi maestri dopo il '68. Poi vennero gli anni di piombo”. L’anno scorso, alla festa del Pd a Torino, un gruppo di giovani contestò il presidente del Senato Schifani per le sue amicizie mafiose.             La pasionaria padana Rosi Mauro tuonò: “Inconcepibile. E queste sarebbero le persone che professano la democrazia nel Paese?”. Cioè: urlare a Schifani – peraltro noto insultatore - “buffone”,“vaffanculo”,“va’ a cagare”, “faccia di merda” è indice di “vivacità”, mentre ricordare i suoi soci e clienti mafiosi è eversione? L’altro giorno Gian Antonio Stella, sul Corriere, s’è divertito a ricordare quel che dicevano i leghisti quando le proteste vivaci la faceva il centrosinistra contro le leggi-porcata del loro governo. Tipo Calderoli: “L'ostruzionismo parlamentare è una tecnica legittima. Ma i sit-in in aula, le intimidazioni alla presidenza, la volontà di creare incidenti o risse no”.            Ancora il 6 settembre il capogruppo Bricolo bacchettava gl’“irresponsabili” oppositori della seconda manovra Tremonti: “I mercati ci guardano e chiedono l’approvazione veloce della manovra, ma Di Pietro annuncia ostruzionismo duro. Bene fa il governo a porre la fiducia per evitare la fine della Grecia, che forse l'opposizione ci augura”. Chissà se Maroni lo ripeterebbe oggi per la manovra Monti, che lui e i suoi chiamano “rapina”. Altrimenti qualcuno sospetterà che la Lega sia così “irresponsabile” da augurarci “la fine della Grecia”. Ps. Nella lettera al Corriere, il vivace Bobo ricorda “i lusinghieri risultati ottenuti” come ministro dell’Interno sulla sicurezza. E si compiace perché “le pretestuose azioni giudiziarie contro le camicie verdi si sono risolte tutte nel nulla”.            Forse ricorda male: il processo di Verona ai vertici leghisti per le camicie verdi è finito nel nulla perché i tre reati contestati – attentato alla Costituzione, attentato all’unità e all’integrità dello Stato, costituzione di struttura paramilitare fuorilegge – furono depenalizzati dal centrodestra, Lega compresa, nel 2005 e nel 2010. All’insegna, si capisce, della sicurezza. Purtroppo non ci furono “proteste vivaci”, e nemmeno assonnate, dell’opposizione. Ma, volendo, Maroni può sempre rimediare, battendosi per ripristinare quei reati. Contiamo sulla sua proverbiale vivacità. Richiesta Diffusione dal Giornalista Marco Travaglio

La “roba” di B. e Ringhio-Romani di Pino Corrias             IL FERVORE con cui Paolo Romani difende tutti i cancelli che tengono al sicuro la roba del Capo è ammirevole. Corre di qua e di là. Se qualcuno si avvicina alle frequenze che voleva regalare a Mediaset tramite il Beauty contest, il concorso di bellezza, ringhia anche a Natale. Per troppo affanno gli salta il vocabolario e la logica: “Ripartire da zero significa mettere a rischio gli investimenti che gli operatori possono programmare su quelle risorse frequenziali”. Ma se sono così preziose da programmarci investimenti, perché dovrebbero essere cedute gratuitamente dallo Stato che le possiede? L’ingratitudine verso il suo amato Cavaliere gli ha rovinato la festa per la nomina a “rappresentate personale” del ministro Passera in Afghanistan e Iarq.           Cosa c’entri lui, così elegante, tra quelle polveri orientali se lo sono chiesti in molti. Probabile che il ministro voglia spedirlo laggiù per non averlo tra i piedi quando comincerà la festa delle frequenze. Magari facendo sapere ai taliban cosa combinava da giovane con la sua amica Maurizio Paradiso, quando faceva spogliare le casalinghe dentro il tinello della sua Lombardia 7. Era già allora la sua personale versione del Beauty Contest. Richiesta diffusione dal Giornalista  Pino Corrias
03/01/12 LA FNS RAVVISANDO LA NECESSITà PROMUOVE LA MOBILITà DELLA CATEGORIA
La Federazione Nazionale della Stampa promuove la protesta contro l’attacco ai diritti della categoria              La Federazione nazionale della stampa "ravvisando la necessità di promuovere la mobilitazione della categoria contro i disegni che mirano a fare arretrare la civiltà del diritto del lavoro, dà mandato alla Giunta nazionale della Fnsi di assumere tutte le iniziative utili - incluso, verificata l'impossibilità di un proficuo confronto, il ricorso allo sciopero dei giornalisti - a rafforzare lo schieramento delle forze del lavoro che oggi chiede siano superate condizioni di precarietà, sia ripristinato un dialogo sociale capace di rispettare tutte le posizioni, consegni alle parti sociali politiche di sviluppo e crescita che consentano al Paese di uscire dalla crisi rafforzando la democrazia e non, il privilegio di chi in questi anni ha accumulato ricchezza sottraendo futuro al Paese".
            
 In una nota, il Consiglio della Fnsi "respinge l'attacco all'autonomia dell'Inpgi. L'Istituto di previdenza dei giornalisti ha già messo in atto, con il concorso delle parti sociali, misure che consentono una sostenibilità dei propri bilanci e della propria missione anche nel lungo periodo.             "Sorprendono, quindi sottolinea il Sindacato in una nota - le gravi affermazioni del Ministro del Lavoro, professoressa Elsa Fornero, relative a una presunta insostenibilità dei conti dell'Inpgi. Affermazione non suffragata da alcun riscontro che contraddice quanto costantemente verificato e certificato dallo stesso Ministero del lavoro i cui rappresentanti siedono nel Consiglio di amministrazione dell'Inpgi".
            
 "Il Ministro Fornero - continua il Consiglio nazionale della Fnsi - ha infine alluso a privilegi di cui godrebbero i giornalisti italiani. La categoria non ha privilegi ma è stata la prima ad avere sottoscritto un contratto nazionale collettivo di lavoro. Nel corso di un secolo ha quindi maturato capacità di negoziare diritti e doveri che si sono rivelati preziosi per i Giornalisti italiani ma, soprattutto, per tutelare il diritto all'informazione dei cittadini e quello della dignità professionale di un precariato giornalistico sempre più diffuso. Il diritto all'informazione trae forza dall'intransigente difesa di un'autonomia della professione che solo una vocazione autoritaria può intendere come privilegio".             "Nel ribadire la disponibilità a qualsiasi confronto con il Governo, il Consiglio nazionale della Fnsi - continua la nota - chiama i giornalisti italiani ad alzare la soglia dell’ attenzione sulla difesa dei diritti e del valore del lavoro. Lavoro che in questi anni ha pagato un pesante tributo a un modello che ha privilegiato la rendita finanziaria speculativa, come dimostrano anche i più recenti studi di Bankitalia. La ricerca di equità non può quindi partire che da una maggiore considerazione delle ragioni del lavoro in un Paese che non ha certo bisogno di avere maggiore facilità di licenziare ma, al contrario, deve disboscare la giungla del precariato e del ricorso improprio a contratti atipici male retribuiti e socialmente non protetti.               I giornalisti italiani non sono una casta di lavoratori privilegiati dal punto di vista economico. A fronte di alcuni, pochi, professionisti ben pagati e di colleghi con uno stipendio decoroso, ci sono migliaia di giornalisti disoccupati o con i redditi tagliati pesantemente dai contratti di solidarietà o in cassa integrazione; mentre tra i 25 mila colleghi collaboratori e precari il 60% guadagna meno di 5 mila euro l'anno".Per Informazioni: Segreteria Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Sede Nazionale Tel.06-686231Fax.06-68804084 E-Mail: odg@odg.it http://www.odg.it Tel.071-57237 Fax: 071.2083065 E-Mail: info@odg.marche.itDiffusione a cura del IlNuovoGiornaleDiMce Direttore Dott. Giovanni FiorentiniTel.071-5906271C.re345-2420261E-mail: 339-1168776 http: //www.mce-aifavin.it mce_redazionegiornale@la-solidarieta.it  -   mce_cittadinieuropei@la-solidarieta.it  
18/12/11 GLI ODG RESTANO IN VITA MA SENZA PUBBLICISTI E SENZA POTERE DISCIPLINARE

Quale futuro per l’Ordine ?

Ricerca di Franco Abruzzo sulle novità per i professionisti introdotte con la Manovra del Governo. L’Ordine resta in vita, ma senza pubblicisti e senza potere disciplinare di Franco Abruzzo consigliere Ordine giornalisti Lombardia            Conosciamo oggi il testo completo della “manovra Monti” (o “salva-Italia”) approvato dalle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera. Il testo è stato “aggiustato” in più punti e soprattutto nell’articolo 33, che parla “di soppressione di limitazioni all’esercizio di attività professionali”. In questo articolo si legge: “Le norme vigenti sugli ordinamenti professionali (in contrasto con i princìpi di cui al comma 5, lettere da a) a g), del dl 183/2011) sono abrogate con effetto dalla data di entrata in vigore del regolamento governativo di cui al comma 5 e, in ogni caso, dalla data del 13 agosto 2012. Il Governo, entro il 31 dicembre 2012, provvederà a raccogliere le disposizioni aventi forza di legge che non risultano abrogate per effetto del comma 5-bis, in un testo unico da emanare ai sensi dell'articolo 17-bis della legge 23 agosto 1988, n. 400"          Questo virgolettato va tradotto grosso modo in questo modo premesso che viene abrogata la normativa vigente in contrasto con il comma 5, lettere da a) a g), del dl 138/2011 (che va letto in coordinazione con il dl 183/2011) con effetto dalla data di entrata in vigore del regolamento governativo (dpr) di cui al comma 5 e, in ogni caso, dalla data del 13 agosto 2012. Nel comma 5 (e nel complesso dei dl 138 e 183) figurano in sintesi questi principi che andranno inglobati nei dpr ordinistici: AA) l'accesso alla professione è libero e il suo esercizio è fondato e ordinato sull'autonomia e sull'indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica, del professionista; A) Con decreto del Presidente della Repubblica emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto 138 (13 agosto 2012, ndr) ;B) rimane in vigore (ovviamente) l'esame di Stato di cui all'articolo 33, quinto comma, della Costituzione per l'accesso alle professioni intellettuali regolamentate; C) gli ordinamenti professionali dovranno prevedere l'istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli aventi funzioni amministrative, ai quali sono specificamente affidate l'istruzione e la decisione delle questioni disciplinari e di un organo nazionale di disciplina. (Detti organi sono noti come “Consigli di disciplina”); D) scompaiono le tariffe. Il compenso spettante al professionista è pattuito per iscritto all'atto del conferimento dell'incarico professionale; E) nascono le società tra professionisti (stp), che potranno essere indifferentemente società di persone, società di capitali e società cooperative. Tale società dovrà evidenziare la sua particolare natura rispetto alle società “normali” apponendo, nella ragione sociale, l’espressione “società tra professionisti”. I soci della Stp potranno essere: •professionisti iscritti a Ordini, Albi e Collegi; •professionisti di Stati UE; •soggetti non professionisti “soltanto per prestazioni tecniche”; •soggetti non professionisti che diventano soci della Stp “per finalità di investimento”, cioè i soci di capitale. La legge non dice nulla, invece, sulla ripartizione del capitale tra professionisti e non professionisti.F) obbligo per il professionista di seguire percorsi di formazione continua permanente predisposti sulla base di appositi regolamenti emanati dai consigli nazionali; G) a tutela del cliente, il professionista è tenuto a stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività professionale; H) la pubblicità informativa, con ogni mezzo, - avente ad oggetto l'attività professionale, le specializzazioni ed i titoli professionali posseduti, la struttura dello studio ed i compensi delle prestazioni - è libera. Le informazioni devono essere trasparenti, veritiere, corrette e non devono essere equivoche, ingannevoli, denigratorie;I) la disciplina del tirocinio per l'accesso alla professione deve conformarsi a criteri che garantiscano l'effettivo svolgimento dell'attività formativa e il suo adeguamento costante all'esigenza di assicurare il miglior esercizio della professione. Al tirocinante dovrà essere corrisposto un equo compenso di natura indennitaria, commisurato al suo concreto apporto. Al fine di accelerare l'accesso al mondo del lavoro, la durata del tirocinio non potrà essere complessivamente superiore a diciotto mesi e potrà essere svolto, in presenza di una apposita convenzione quadro stipulata fra i Consigli Nazionali e il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, in concomitanza al corso di studio per il conseguimento della laurea di primo livello o della laurea magistrale o specialistica. Le disposizioni della presente lettera non si applicano alle professioni sanitarie per le quali resta confermata la normativa vigente; L) Le norme vigenti sugli ordinamenti professionali - in contrasto con i princìpi di cui al comma 5, lettere da a) a g), del dl 138/2011 - sono abrogate con effetto dalla data di entrata in vigore del regolamento governativo di cui al comma 5 e, in ogni caso, dalla data del 13 agosto 2012. Il Governo, entro il 31 dicembre 2012, provvederà a raccogliere le disposizioni aventi forza di legge che non risultano abrogate per effetto del comma 5-bis, in un testo unico da emanare ai sensi dell'articolo 17-bis della legge 23 agosto 1988, n. 400Conclusioni per l’Ordine dei giornalisti – Poniamo il caso che il Dpr di riforma della normativa avvenga entro il 13 agosto. Il Dpr dovrà recepire i principi di cui abbiamo appena parlato. In questo caso l’Ordine dei Giornalisti perderà il potere disciplinare (che passerò ai Consigli di disciplina) e non potrà più iscrivere i pubblicisti nell’apposito elenco dell’Albo, in quanto gli stessi non fanno il praticantato e non sono sottoposti all’esame di Stato come condizione vincolante per l’accesso all’Albo. Rimane da verificare il destino degli attuali pubblicisti che potrebbero confluire in un elenco ad esaurimento sul presupposto che il titolo, benché non sia abilitante all’esercizio della professione di giornalista, non si possa togliere a chi lo ha conseguito.     L’Ordine si occuperà dell’esame di Stato, della formazione continua permanente, dovrà disciplinare le società tra professionisti (Stp) e la pubblicità informativa nonché le polizze assicurative per i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività professionale. Poniamo il caso, invece, che alla data del 13 agosto del 2012 il dpr sulla professione di giornalista non sia stato ancora varato dal Governo. Accadrà che saranno abrogati in via automatica gli articoli della legge 69/1963 che riguardano i procedimenti disciplinari e il potere di infliggere le sanzioni nonché le norme sulla iscrizione dei pubblicisti. Sul piano della vigilanza deontologica ci sarà un vuoto in attesa della entrata in funzione dei Consigli di disciplinaPer Informazioni: Segreteria Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Sede Nazionale Tel.06-686231Fax.06-68804084 E-Mail: odg@odg.it http://www.odg.it Tel.071-57237 Fax: 071.2083065 E-Mail: info@odg.marche.itDiffusione a cura del IlNuovoGiornaleDiMce Direttore Dott. Giovanni FiorentiniTel.071-5906271C.re345-2420261E-mail: mce_cittadinieuropei@la-solidarieta.it mce_redazionegiornale@la-solidarieta.it  http: //www.mce-aifavin.it 
18/12/11 BOSSI DICE CHE L'€ éFALLITO MA IL TROTA HA GIà CONIATO IL SOLDO PADANO
Premio Bancarotta di Marco Travaglio          Il mondo dell’avanspettacolo è in festa: Bossi ha annunciato che non se ne può più dell’euro. “La Padania batterà la sua moneta, mica può continuare a mantenere questi farabutti”. Bene, bravo, bis. Visto il pollice verde finora mostrato dai leghisti nel mondo della finanza, non vediamo l’ora. È appena uscita una sentenza della Cassazione (estensore Sabeone, presidente Esposito) che racconta il più riuscito degli investimenti bossiani, ancor meglio delle zolle del prato di Pontida, della banca Credieuronord e del tallero padano annunciato dal noto economista Calderoli e ribattezzato “calderòlo”: il mitico villaggio “Skipper” in Croazia che 13 anni fa doveva garantire ai padani vacanze sicure, lontano da nègher e terùn, e magari portare soldi freschi al partito, tanto per cambiare alla canna del gas.            L’astuto investimento, condotto personalmente dagli on. Bossi (con signora), Stefani, Balocchi e dal presidente del consiglio regionale veneto Cavaliere, che avevano convinto un centinaio di dirigenti e militanti a investire decine di milioni di lire, è finito in bancarotta. E per bancarotta patrimoniale e documentale è stato condannato a 8 mesi il solo imputato superstite (gli altri sono stati assolti, o sono morti, o hanno patteggiato): Sebastiano Cacciaguerra, amministratore unico di Euroservice Srl e presidente di Ceit Srl, le due società che gestivano per conto della Lega la geniale operazione finanziata nel ‘98 da una banca della Carinzia, ai tempi in cui Jörg Haider era culo e camicia con Bossi.             Poi la Ceit finì i soldi, la banca carinziana confiscò il villaggio e le società-schermo della Lega restarono con un pugno di mosche. E di debiti. “Euroservice – scrivono i giudici – otteneva, su interessamento personale dello Stefani, cliente conosciuto della banca, un finanziamento dalla filiale di Vicenza di Cassamarca Spa (ora Unicredit Banca d'Impresa Spa) nel gennaio 2001 per lire 1 miliardo a fronte di garanzie personali prestate dagli amministratori Ceit Balocchi, Stefani, Cacciaguerra... e Bossi, senatore della Repubblica, non amministratore né socio di Ceit, di cui comunque alcune quote erano detenute dalla moglie Marrone Emanuela.            A fronte del finanziamento, Euroservice erogava anticipazioni finanziarie a Ceit per lire 560 milioni e utilizzava ulteriori 420 milioni in favore dei sig.ri Miro e Andrj Oblak per l’acquisto di una quota in Ceit... Euroservice veniva così utilizzata quale strumento per acquisire disponibilità finanziarie ed eseguire pagamenti per un’iniziativa immobiliare in Croazia – ‘progetto Skipper’ – gestita direttamente da esponenti della Lega Nord o dalla Lega Nord direttamente tramite i suoi maggiori esponenti politici, che non volevano apparire, tramite la società Ceit che aveva acquistato la totalità delle partecipazioni nella società croata Kemko proprietaria dei terreni”.            Per scucire il miliardo a Cassamarca, i nostri eroi padani “ipotizzavano enfaticamente profitti” irrealizzabili: Euroservice aveva “operatività quasi inesistente ed esiguo capitale sociale” e Ceit era anch’essa “sottocapitalizzata”, con “investimenti per 20 miliardi su un capitale sociale di 20 milioni” (“non ha una penna biro né un dipendente”, dice l’imputato). Ceit fallì puntualmente nel 2004 dopo tre anni di “scritture contabili irregolari” con “entrate registrate falsamente”.            Poi un tocco di coerenza padana: i 560 milioni di finanziamento alla Ceit poi fallita, camuffati da prestito personale al tesoriere Balocchi (non più processabile perché defunto), arrivarono sul conto aperto della Lega alla filiale di Montecitorio del Banco di Napoli, fondato ai tempi dei Borboni nel Regno delle Due Sicilie. Dare la colpa all’euro per il tracollo dell’operazione parrebbe eccessivo persino per il Senatur: l’operazione Skipper iniziò nel 1998 e iniziò a naufragare nel 2001, quando c’era ancora la lira. Ora comunque si attende con ansia il nuovo tallero padano: potrebbero chiamarlo bancarottolo. Richiesta diffusione dal Giornalista Marco Travaglio
18/12/11 MINZOLINILICENZIATO DA RAI MA GLI RIMANE 500 MILA €URO ANNO LORDI
Minzolini é stato espulso, ora ad interim c’é Maccari. Dell'Utri ennesima indagine: RAI e danni Minzolini           L’ex Direttore Minzolini non guida più il Tg1, il Presidente Rai Paolo Garimberti dice pubblicamente che Minzolini faceva un bruttissimo TG e quindi andava sostituito, ma il giornalista continua a essere stipendiato con un contratto da oltre 500mila euro l'anno lordi: quanto è stato nominato ha voluto infatti mantenere la qualifica di caporedattore come Direttore”, non ha voluto la qualifica massima. Se la carica di Direttore è sempre stata più aleatoria e mai a tempo indeterminato perché legata a un rapporto di fiducia con l'Editore? Infatti, il nuovo contratto di lavoro dei giornalisti prevede che Direttore e Vice possono essere licenziati, mentre per mandar via gli altri assunti, dal Caporedattore in giù, serve una giusta causa. I suoi legali hanno comunque presentato ricorso per reintegrare Minzolini.Garimberti, con Minzolini brutto TG”            Minzolini continua a percepire uno stipendio da oltre 20mila euro al mese. Tra le prospettive, gli si aprono quella di corrispondente da città come New York o Parigi. Ma a far rumore nel mondo della politica e dei media sono le parole di Garimberti ha detto pubblicamente: Minzolini faceva un bruttissimo TG ed è stato sostituito per questo. L'ho detto in mille occasioni, anche davanti alla commissione di Vigilanza, e non mi sono mai nascosto, anche perché penso di avere un background per giudicarlo. E il problema erano gli ascolti (bassi come non erano mai stati prima) Penso che i pareri di cui eravamo in possesso sono tecnicamente ineccepibili, aggiunge rispondendo a una domanda sull'annuncio di Minzolini di fare ricorso contro la sua sostituzione al Tg1. Minzoli replica asserendo: avevamo indicazioni univoche da studi professionali, francamente mi sono mosso per queste precise ragioni e senza alcun dubbio.            Il legale di Minzolini alle domande sul ricorso contro l’espulsione risponde: Stiamo valutando tutte le strade percorribili, avvieremo le procedure necessarie anche in funzione del reintegro nel posto di lavoro, dichiara l’Avvocato Nicola Petracca. Antonio Verro, nominato consigliere Rai dalla ex maggioranza di centro destra del governo Berlusconi, attacca Garimberti: sarebbe molto grave, dice, se si fosse utilizzata strumentalmente una legge per rimuovere un Direttore di cui non si condivideva il pensiero politico o la linea editoriale. Il consigliere PDL Verro dichiara: i giudizi negativi di Garimberti sul telegiornale di Minzolini si possono condividere o meno ma non è su tali questioni che è stata votata la sua rimozione.              A parte il fatto che Minzolini è stato messo alla guida della testata ammiraglia per ragioni puramente politiche, perché lo ha voluto li Berlusconi perché avesse fatto gli interessi politici dell’allora Presidente del Consiglio, e gli intereressi commerciali ed aziendali delle Aziende di Berlusconi, in primis di Mediaset. Diversamente da Verro lo pensa Alessio Gorla, seppur consigliere di amministrazione della Rai esplicitamente in quota Pdl, e l'unico della maggioranza ad aver votato a favore dello spostamento del Direttore del Tg1, a Radio24: ho votato contro Minzolini perché non avevo altra scelta in rapporto a quanto stabilito dalla legge 97 del 2001. La gestione di un'Azienda prescinde dalle appartenenze politiche che deve avere come interesse primario, soltanto ed esclusivamente i problemi dell'azienda. Il Direttore de IlNuovoGiornaleDiMce

Dott. Giovanni Fiorentini

18/12/11 DARIO FRANCESCHINI ESALTA IL RUOLO DEI PARLAMENTARI RESPONSABILI

“Sì alla manovra per salvare il Paese”

Area Dem PD Delega la diffusione dei suoi articoli a: lLNuovoGiornaleDiMce

Autore: Dario Franceschini          Signor Presidente, in questa stagione di comprensibili tensione sociali, di paure, in questa situazione di sfiducia nei confronti della politica, in cui, purtroppo, tutto sembra scaricarsi sui Parlamentari e sul loro lavoro, vorrei rivendicare in quest'Aula, non per il gruppo del Partito Democratico ma, se mi è consentito, per l'intero Parlamento, il lavoro che è stato fatto su questa manovra, in una situazione politicamente difficile, inedita. In soli nove giorni, è stata esaminata, corretta e approvata la manovra, e la fiducia viene messa non sul maxiemendamento del Governo, ma sul testo approvato dalle Commissioni.           È stato un lavoro di miglioramento lasciando intatti i saldi, il carattere strutturale della manovra, gli impegni assunti con l'Unione europea, una manovra indispensabile, urgente per la situazione di crisi del nostro Paese - sull'orlo del fallimento, è stato detto dal Presidente Monti -, indispensabile per far uscire l'Italia dalla situazione in cui si trova dopo gli ultimi tre anni.Abbiamo ascoltato i deputati e le deputate della Lega: sembrano scesi dalla luna. Invece siete stati saldamente al Governo negli ultimi tre anni e saldamente incollati alle poltrone romane per otto degli ultimi dieci anni. E quando eravate seduti su quelle poltrone non sembravate, come oggi, guerrieri padani, sembravate solo soldatini ubbidienti.           È una manovra talmente indispensabile per la ragione stessa che ha portato le forze politiche a far nascere questo Governo e a sostenerlo in Parlamento.           L'impegno del Partito Democratico è stato, sin dall'inizio, per correggerla, e abbiamo detto: più equità. Lo ha riconosciuto anche il Presidente Monti, che questi risultati ci sono stati. Ci siamo sentiti dire da nostri elettori - ed è doloroso -: non è abbastanza. Allora utilizziamo la diretta per dire ai cittadini, per dire ai nostri elettori, quelli che sono delusi perché volevano di più, perché volevano che ci fossero tutte le nostre posizioni dentro, che noi in quest'Aula, non è che improvvisamente siamo diventati maggioranza. I numeri sono quelli di prima. Ragioni politiche e regione numeriche fanno sì che qualsiasi modifica deve passare attraverso l'intesa fra noi e la destra, tra noi ed i nostri avversari. E il Partito Democratico, sapendo quante sono le distanze, ha scelto questa strada difficile di tentare di migliorare la manovra, per sostenere le fasce più deboli. Non siamo riusciti in tutto, vi siamo riusciti in parte. Siamo orgogliosi di quanto abbiamo ottenuto, perché abbiamo fatto una scelta difficile, certo, molto più difficile di quella dell'Italia dei Valori e di Di Pietro, che hanno scelto di cavalcare il disagio e cavalcare la protesta. Vorrei che gli italiani sapessero che, se avessimo fatto noi come l'Italia dei Valori, la manovra sarebbe rimasta la stessa e non vi sarebbe stato alcun miglioramento, ma soltanto qualche applauso per noi.          Invece i miglioramenti vi sono stati. Ne ricordo solo come titoli alcuni, per il nostro lavoro nelle Commissioni: l'aumento dell'indicizzazione all'inflazione garantito alle pensioni fino a 1.400 euro pagato con i soldi sottratti agli evasori dello scudo fiscale. Ricordo, inoltre, la riduzione delle penalizzazioni per ogni anno per i pensionati che vanno in anticipo rispetto ai 62 anni, le deroghe alle nuove regole per i lavoratori che sono in mobilità, la riduzione dell'impatto dello scalone, l'aumento della detrazione dell'ICI o dell'IMU sulla prima casa per le famiglie con più figli, il nuovo tetto agli stipendi più alti della pubblica amministrazione e il divieto del doppio stipendio, il controllo e la trasparenza sulle operazioni finanziarie, strumento fondamentale della lotta all'evasione, l'esenzione dell'imposta di bollo per facilitare l'accesso ai conti correnti anche alle fasce più deboli.           Poi restano dei limiti, delle cose che mancano. Volevamo di più sull'evasione e sulla tracciabilità, volevamo uno scalone meno improvviso dell'innalzamento dell'età e poi ricordo due emergenze sociali. Ci sono due ordini del giorno firmati da tutti i gruppi che sostengono il Governo e siamo certi che il Governo li accoglierà. Riguardano due cose che sono solo buon senso e giustizia, non c'entra niente destra e sinistra: i lavoratori precoci, quelli che hanno iniziato a lavorare a 15-16 anni, quando i loro coetanei avevano la fortuna di poter andare a scuola o all'università, e quelli che sono senza lavoro e che hanno visto allontanarsi il momento della pensione e hanno visto allontanarsi la salvezza del ritorno di un reddito con cui riuscire a vivere.           Poi, sulla frenata alle liberalizzazioni, vorrei essere molto chiaro. Abbiamo letto le parole di alcuni membri del Governo, come il Ministro Passera e il sottosegretario Catricalà. Allora, non buttate più comodamente sul Parlamento la frenata sulle liberalizzazioni. Se volete essere chiari, chiamate per nome e per cognome le forze politiche che ci sono in questo Parlamento e riconoscete che la frenata su taxi, autostrade e farmacie è avvenuta contro il parere del Partito Democratico. Noi avremmo voluto di più, ma continueremo la battaglia per la crescita e per la giustizia sociale.            Infatti, il cammino non finisce con questa manovra, ma il cammino comincia con questa manovra. Noi saremo dentro questo percorso, saremo dentro questo percorso con le nostre proposte, con i nostri valori, soprattutto come voce di tutti quegli italiani che non hanno più voce e che non riescono ad essere ascoltati.            Per questo voteremo convintamente la fiducia al Governo, non a un Governo tecnico, ma al Governo della Repubblica, al Governo espressione della democrazia parlamentare, al Governo espressione di questo Parlamento. Presidente Monti, lei sa con quanta costruttività ci siamo mossi in queste settimane e continueremo a fare così e quindi accetti questo consiglio con spirito costruttivo: non dica più nelle Aule parlamentari «noi e voi», non dica più «ci avete chiamato perché voi non siete riusciti». Potremmo rispondere troppo facilmente che eravamo all'opposizione, ma non vogliamo farlo. Ci limitiamo a dire: chiudiamo tutti questa fase del «noi e voi», dei politici e dei tecnici. Diciamo tutti insieme soltanto «noi» perché ognuno in quest'Aula o su quei banchi, con la propria storia, con la propria professionalità, con il proprio cammino, con la diversità delle proprie idee, noi tutti abbiamo la stessa missione: salvare il nostro Paese, salvare l'Italia.

Diffusione a cura del Direttore de IlNuovoGiornaleDiMce 

18/12/11 LA MINISTRA DI GIUSTIZIA SEVERINO é PARTITA BENE MA DEVE CONTINUARE
Oggi: Severino, anzi Morbidino di Marco Travaglio          La ministra della Giustizia Paola Severino era partita bene: aveva rimosso da capo dell’ufficio legislativo la signora Augusta Iannini in Vespa, una sorta di Gromyko in gonnella all’italiana essendo passata indenne da Castelli a Mastella, da Al Fano a Palma, maneggiando alcune fra le più invereconde leggi porcata della storia del diritto e anche del rovescio; e aveva pure messo alla porta quella squisita personcina di Arcibaldo Miller, il magistrato che capeggiava gl’ispettori, perseguitando colleghi perbene anziché ispezionare se stesso. Ora però la Guardasigilli cade, anzi crolla sul solito problema del sovraffollamento delle carceri, escogitando “soluzioni” fra il demenziale e il tragicomico.          Prima la solita pantomima del braccialetto elettronico, subito accantonata fra le risate generali. E ora l’ennesimo indulto mascherato per aggirare la Costituzione che impone, per i provvedimenti di clemenza, la maggioranza dei due terzi: una trovata che riprende, peggiorandolo, l’indultino di Al Fano, che l’anno scorso consentì ai circa 4 mila detenuti con residuo pena fino a 12 mesi (fuorché per delitti particolarmente efferati) di uscire dal carcere per gli arresti domiciliari. Ora il tetto dei 12 mesi sale a 18 e così, mandando a casa anzitempo altri 3500 carcerati, si spera di alleviare un po’ la pressione nei penitenziari, imbottiti di 68 mila detenuti su 45 mila posti-cella. Inoltre la ministra pensa di trattenere nelle camere di sicurezza delle questure, senza passare per il carcere, i 21-22 mila detenuti in custodia cautelare che attendono il processo per direttissima.          Così il congestionamento si trasferirà dalle carceri alle questure, dove già non si sa dove mettere la gente e soprattutto come gestirla, visti i vuoti di organico e la penuria di mezzi (mancano persino i soldi per la benzina e la riparazione delle volanti). È la solita politica all’italiana che, non potendo o volendo risolvere i problemi, li sposta nello spazio o nel tempo, per rinviarne sine die la soluzione, possibilmente accollandola a chi verrà dopo. Anche in tema di carceri, il governo tecnico manifesta la più sconcertante continuità con quelli politici che l’hanno preceduto.                  Nella Prima e nella Seconda Repubblica. Seguita cioè a muoversi come se le carceri scoppiassero per i troppi detenuti, anziché per i troppi delinquenti e i pochi posti-cella: tutti gli altri paesi europei hanno percentuali di carcerati analoghe alla nostra, e non conoscono fenomeni come la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta (non conoscono nemmeno una corruzione e un’evasione fiscale di massa come le nostre, ma queste sul sovraffollamento non incidono, visto che nelle nostre carceri non c’è un evasore e i tangentari si contano sulle dita di un monco).            Dunque si continua a non costruire nuove carceri, a non combattere con misure preventive i fenomeni criminali dilaganti, a non depenalizzare reati inutili e a non cancellare le norme – su droghe, immigrati, microcriminalità e recidiva (la folle ex-Cirielli) – che negli ultimi anni hanno moltiplicato inutilmente la media dei detenuti. Poi ogni tanto si scopre che il sistema produce un numero di reclusi insostenibile dalle strutture esistenti e si adotta la “soluzione scolastica” alla Mastella: chi disturba, fuori! Non potendo fortunatamente ricorrere all’ennesima amnistia, visto che fra poco si vota, ecco i surrogati e i pannicelli caldi: si svuota il mare col cucchiaino salvo ripiombare, fra qualche mese, nell’eterna “emergenza”.            Già oggi il condannato, per scontare la pena in carcere, deve avere una condanna superiore ai 3 anni; che diventano addirittura 6 se ha commesso il delitto prima dell’indulto di 3 anni del 2006; con l’indultino Al Fano, per finire dentro per un delitto di 5 anni o più fa, la pena doveva essere di almeno 7 anni; e ora, con l’indulticchio Severino, anzi Morbidino, la soglia sale oltre i 7 e mezzo. Se sentite ancora un ministro invocare la “certezza della pena”, prendetelo a ceffoni. Tanto, mal che vi vada, finite carcerati a casa vostra. Ieri: Evasori? No, pacifisti            Intesa San Paolo, la prima banca italiana, ha appena versato al fisco 270 milioni di euro più interessi: a tanto ammontavano le imposte evase contestate dall’Agenzia delle Entrate fra il 2005 e il 2007. Lo stesso han fatto di recente i principali istituti di credito: Montepaschi (260 milioni), Bpm (170), Credem (53, 4), Unicredit (99, che però non chiudono il contenzioso, visto che il fisco le contesta altri 444, 6 milioni). In totale nel 2011 i banchieri evasori hanno scucito 1 miliardo di tasse non pagate, ovviamente dopo essere stati beccati. La notizia è clamorosa, in qualunque altro paese campeggerebbe sulle prime pagine dei giornali e nei titoli dei TG.            Tanto più che Intesa San Paolo è al governo, con tre suoi papaveri ministri (Corrado Passera, ex-Ad, ed Elsa Fornero, ex vicepresidente del Consiglio di sorveglianza) o viceministri (Mario Ciaccia, ex Ad e Dg di Biis, gruppo Intesa). Invece il Corriere l’ha confinata a pagina 47, con un titolo alla vaselina (“Intesa fa pace con il Fisco per 270 milioni”) che solo un decrittatore di codici segreti riuscirebbe a collegare all’evasione, parola proibita e mai pronunciata. Le parole, diceva Moretti, sono importanti: se l’Agenzia delle Entrate contesta una somma evasa a un contribuente, non è detto che abbia ragione lei: potrebbe avere ragione lui. Ma se lui paga una somma a sei zeri, non c’è dubbio che aveva torto lui. Soprattutto se lui è una banca quotata in Borsa, con un preciso obbligo verso clienti e azionisti: non gettare centinaia di milioni.           Specie in tempi di scarsa liquidità che hanno appena costretto lo Stato, tramite il governo di Larga Intesa, a garantire per le banche in caso di insolvenza. Fa sorridere la nota di Intesa che rivendica “la correttezza del proprio operato” e spiega di aver pagato “solo in ragione dell’inopportunità di contenziosi lunghi e onerosi”. Non scherziamo: se uno ritiene di aver pagato tutte le tasse, non scuce 270 milioni per evitare un contenzioso che, per lungo e oneroso che sia, sarà sempre meno pesante di un quarto di miliardo.           La nota di Intesa ricorda quella degli imputati che patteggiano anni di galera per corruzione o stupro e poi dicono: sono innocente, ma ho preferito evitare un lungo processo. Se sai di essere innocente, non patteggi: ti difendi. Anche perché, quando la notizia esce, nessuno crederà mai alla barzelletta dell’innocente che concorda col giudice 3-4 anni di galera. Per le grandi evasioni, invece, la notizia di solito non esce. E, se esce, si fa in modo che non si capisca (anche perché di solito l’evasore è editore di giornali o amico loro: Intesa possiede il 5 % del Corriere). L’evasore potente e famoso non “restituisce il maltolto”: “Fa pace col fisco”.            Come se scoprire che uno evade significasse dichiarargli guerra. Basta digitare su google le paroline in dolce stilnovo “pace col fisco” per trovare decine di Vip feriti sul fronte bellico del Fisco guerrafondaio e costretti, povere animucce candide, a “fare la pace”. “Mps fa pace con il Fisco per 260 milioni”, “Coppola fa pace col Fisco: verserà 200 milioni”, “Valentino Rossi e il fisco, pace da 20 milioni”, “Capirossi fa pace col fisco per 12 milioni”, “Fisichella fa pace col fisco. Accertamento per 17, 2 milioni, il campione di F 1 ne verserà 3, 8”. Già, perché questi bei tomi ottengono pure forti sconti sulle tasse evase.            Come se uno prendesse una multa da 100 euro e dicesse al vigile: “Facciamo la pace, gliene do 20 e ossequi alla signora”. O uno rapinasse 100 milioni in banca e, una volta beccato, tornasse indietro: “Facciamo la pace, oggi mi sento buono, ve ne restituisco 20 e un bacio sopra” e i giornali titolassero “Rapinatore fa pace con la banca”. Ecco perché nessun governo fa mai una seria lotta all’evasione, né potrà farla il governo dei tecnici, cioè dei banchieri: l’evasione è nel Dna delle nostre classi dirigenti e intellettuali. In America chi evade 100 dollari finisce dentro e quando esce diventa un paria. Da noi vige la regola classista di Trilussa: “La serva è ladra, la padrona è cleptomane”. Il poveraccio che evade è un evasore, il Vip è un pacifista. Richiesta diffusione dal Giornalista Marco Travaglio
14/12/11 MONTI DEVE LIBERARCI SUBITO DALLA VERGOGNA DI BERLUSCONI NEL MONDO
Lacrime e mercati di Furio Colombo           Fin dall’inizio avremmo dovuto notare che il Governo Monti ha due missioni. Una è liberarci dalla vergogna di Berlusconi e dal ridicolo nel mondo, oltre che della totale incapacità di governare di Brunetta, Sacconi, Gelmini, Romani e Romano (con relativi carichi pendenti). La seconda missione, che tiene in ansia (a momenti, si direbbe, in ammirazione) tutta l’Europa, è di fronteggiare la gravissima crisi economica evitando la scomparsa del nostro Paese e una ferita a morte per l’Unione.            La prima missione è riuscita, con plauso e successo che ha coinvolto i più prestigiosi quotidiani del mondo (vedi l’intera pagina del New York Times dedicata a Napolitano che ha saputo rendere possibile questa missione). Mentre scrivo è impossibile non notare che Monti è arrivato in tempo per impedire che il rappresentante del clan dei Casalesi, certo Nicola Cosentino (fonte: la Procura di Napoli) sedesse ancora nel Consiglio dei ministri italiano, nonostante l’evidente conflitto di interessi.           La seconda missione è quella del grande esperto che deve riparare il disastro di un lungo e incosciente vuoto di Governo. Da tecnico, Mario Monti sembra essersi ispirato a tre realistici criteri: tagliare si deve; per essere alto, un taglio deve essere esteso; l’equità è un principio da rivendicare, ma senza compromettere la quantità necessaria e senza misurarsi con il compito impossibile di affrontare la ricchezza. Considerate che un grande limite sono i tempi stretti. I poveri (i pensionati da 1000 euro privati della indicizzazione) si trovano subito, i ricchi no.           Si è tornati alla precauzione di arrestare tutti gli anarchici quando il re arrivava in città. Infine: ogni audacia di tipo “sociale” irrita i mercati. Come è noto, i mercati turbolenti creano perdite, dunque impoveriscono i poveri. Ne consegue che agire con cautela sul versante della ricchezza, in modo da non scatenare nuove speculazioni (a quanto pare vi è un rapporto di causa ed effetto), vuol dire salvare un po’ i meno abbienti. In questo senso possiamo parlare di equità. Equità pagata dai poveri. Quella pagata dai ricchi non esiste in natura. E forse a questo pensava Elsa Fornero, persona seria e sensibile, ma anche rigorosamente competente, quando le si è spezzata la voce, in quel momento della verità da non dimenticare.Richiesta diffusione dal Giornalista Furio Colombo
14/12/11 IL MINISTRO PASSERA ASSICURA CHE LE REQUENZE TV SARANNO RECUPERATE
Passeraset di Marco Travaglio          Il Ministro di Intesa e Sviluppo Corrado Passera, bontà sua, garantisce che le frequenze TV sono “un tema molto rilevante che, alla luce dei sacrifici chiesti agli italiani, è ancora più giusto affrontare. Se ci sono da raccogliere suggerimenti, questa è l’occasione che ci aiuterà a raggiungere ipotesi e posizioni ancor più approfondite”. E bravo il tecnico: al confronto Forlani, in fatto di politichese, era un dilettante. In realtà qui c’è poco da affrontare, suggerire, approfondire.                Siccome le frequenze da assegnare valgono 16 miliardi e, assegnandole a pagamento con un’asta pubblica anziché gratis col beauty contest truccato, se ne incassano 4 o 5, un ministro che abbia una nozione del libero mercato da prima elementare dovrebbe semplicemente dire: care tv, se volete le frequenze in affitto dallo Stato che le possiede, le pagate; altrimenti lo Stato le tiene per sé, in attesa che qualche editore, italiano o straniero, faccia un’offerta. Punto. B. ha fatto sapere che un’asta non porterebbe un euro allo Stato perché “andrebbe deserta”.          Benissimo: anche se così fosse, lo Stato deve bandirla lo stesso; se poi va deserta, almeno si tiene le frequenze. Se invece le regala, oltre a non incassare un euro, si impoverisce perché perde un bene pubblico fino al 2031 e addirittura concede all’assegnatario il diritto di rivenderlo o riaffittarlo ad altri, intascando un sacco di soldi nostri. E questo si chiama peculato, punito fino a 10 anni di carcere. Dunque non si vede cosa ci sia da affrontare, approfondire, suggerire. A meno che, si capisce, chi dispone del bene pubblico – il ministro dello Sviluppo e Telecomunicazioni, Passera – non debba qualcosa a chi vuole fregarsi quel bene.           Cosa che è lecito sospettare, dopo che il Passera ha nominato il suo predecessore Paolo Romani, già inventore di “Colpo grosso” e poi del beauty contest pro Mediaset, suo “personale rappresentante in Iraq e Afghanistan” per costruire un aeroporto e una diga, in nome di un’esigenza di “continuità” che può essere soddisfatta dal solo Romani, indispensabile perché – udite udite – è stato tre volte a Kabul e a Baghdad. Il sospetto è che la vera “continuità” che Romani deve assicurare nel ministero sfuggito dalle mani di B. non attenga tanto alle dighe afghane, quanto alle tv italiane.            Infatti ieri, con apposita intervista al Giornale della ditta, Romani ha avvertito Passera che annullando il beauty contest si rischia “una procedura di infrazione europea”: in realtà la procedura pende da anni come spada di Damocle sull’Italia in attesa di vedere se il mercato tv sarà aperto alla concorrenza. Quindi è proprio il beauty contest riservato ai più belli, cioè al duopolio Raiset, a farci rischiare la multa europea. Comunque, per fugare i sospetti, Passera ha un sistema semplicissimo: annullare il beauty contest e bandire un’asta pubblica a pagamento.             Tanto, se B. assicura che l’asta andrà deserta, vuol dire che Mediaset non è interessata alle frequenze, dunque nessuno potrà parlare di norma anti-B. Resta però da avvertire tempestivamente Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, che l’altroieri ha fatto sapere: “Se il governo prende decisioni provocatorie come questa (l’asta a pagamento, ndr), il governo se ne va a casa”. Ma come, non ha saputo che B. non è interessato all’asta delle frequenze?             Molti, e giustamente, si sono indignati per il fuorionda trasmesso da “Gli intoccabili” in cui un deputato mette all’asta il suo seggio al miglior offerente: possibile che nessuno s’indigni per Cicchitto che mette in vendita l’appoggio al governo del partito di maggioranza in cambio del regalo delle frequenze all’azienda del suo leader? L’altroieri l’ex governatore dell’Illinois Rod Blagojevich è stato condannato a 14 anni di galera e arrestato per aver tentato di vendere il seggio senatoriale liberato da Obama. Chissà qual è la pena prevista in Italia per chi mette all’asta un intero partito. A parte, si capisce, la rielezione e la promozione assicurata.Richiesta diffusione dal Giornalista Marco Travaglio  Servizio Pubblico e no, Silvio vuole comandare  anche dopo cacciato per eccessiva corruzione  Berlusconi subisce la cacciata di Minzolini dal Tg Uno ma ottiene la nomina di Maccari (PDL). Cambiano i governi, ma nulla cambia nel sistema di potere TV Il “direttorissimo”: “Una porcata mandarmi via. Nel Cda Rai di martedì sarà scontro sui voti incrociati. Respinti i nomi proposti da Casini. Anche sull’asta delle frequenze televisive continua a pesare il veto del padrone di Mediaset .           La buona notizia è che Augusto Minzolini è stato cacciato dalla direzione del Tg1. La cattiva notizia è che al posto del direttorissimo, scivolato sulle carte di credito, Berlusconi ha imposto ai vertici di viale Mazzini l’interim di Alberto Maccari, attuale direttore dei Tg regionali. Un lottizzato pdl sull’orlo del pensionamento che per un paio di mesi terrà calda la poltrona sulla quale, se farà il bravo, potrebbe restare lui. E così, l’ex gloriosa corazzata Rai ridotta a colabrodo dagli ascolti, resta a disposizione del sire di Arcore che non tollera intrusioni o interferenze nella sua personale riserva di caccia televisiva.             In questo eterno Gattopardo dove tutto cambia affinché tutto resti com’è la pietra dello scandalo diventa Michele Santoro colpevole di aver raccolto giovedì “soltanto” il 5 per cento di ascolti, stando all’Auditel, cioè a un sistema vecchio di 27 anni e sottoposto al ferreo controllo Rai-Mediaset. Un accrocco che, con garbato humor inglese, Sky si limita a definire “inadeguato”, ma solo per non dire peggio.              Dunque, San-toro costretto a chiudere Annozero al culmine degli ascolti e degli introiti pubblicitari da una geniale operazione bipartisan Rai, s’inventa dall’oggi al domani un Servizio Pubblico fondato sul contributo di centomila persone e su una rete improvvisata di emittenti locali più Sky. Un miracolo che se pure fossero veri i numeri dell’accrocco Auditel, nel suo peggiore giovedì (complice un calo generale dell’informazione tv) avrebbe tenuto davanti al teleschermo un milione e 165 mila persone.             Risultati che in qualsiasi altro Paese sarebbero oggetto di studio e di emulazione, ma che da noi si cerca tenacemente di sminuire affidandosi a un termometro rotto. Il perché è presto spiegato. Al gatto Rai e alla volpe Mediaset scoccia parecchio che Servizio Pubblico raccolga una consistente fetta di pubblicità. Poiché la torta se la vogliono spartire solo loro (lasciando qualche briciola a La7) sperano che a rimettere le cose a posto ci pensi l’Auditel con una sottostima degli ascolti di Santoro che impatti negativamente sui ricavi pubblicitari.            E poi, per dirla tutta, non si vuole ammettere che nell'Italia in cui nulla cambia trovi sempre più spazio un giornalismo che non deve chiedere permesso a nessuno. Ci siamo riusciti noi del Fatto che chiudiamo il 2011 con una media di 73 mila copie più 25 mila abbonamenti (che dedichiamo a certi nostri critici foraggiati dai soldi pubblici). Ci sta riuscendo Servizio Pubblico con una strada tutta in salita, ma che disegna già la tv del futuro. Richiesta diffusione dal Giornalista Antonio Padellaro
14/12/11 CNR ENEA E UNI VERONA HANNO SCOPERTO IL FARMACO PER HIV
Dal tabacco un farmaco contro l’HivA questa conclusione è giunto il progetto Pharma-Planta, partecipato da Cnr, Enea e Università di Verona. Una ricerca finalizzata a sviluppare la produzione di nuovi farmaci efficaci, sicuri ed economici su base vegetale           Il tabacco potrebbe essere la pianta ideale per sintetizzare efficacemente e a basso costo nuovi biofarmaci, capaci di contrastare virus come l’Hiv e sconfiggere gravi malattie. Queste le conclusioni a cui è giunto il progetto di ricerca internazionale Pharma-Planta (www.pharma-planta.net), partecipato dai ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche (Istituto di biologia e biotecnologia agraria Ibba-Cnr e Istituto di genetica vegetale Igv-Cnr), dell’Enea (Laboratorio biotecnologie) e dell’Università di Verona (Dipartimento di biotecnologie). Il tabacco, spesso sotto accusa per i problemi che il fumo causa alla salute, è così al centro di un rinnovato interesse scientifico, questa volta positivo.            Pharma-Planta è un progetto del VI Programma quadro, partito nel 2004 e finanziato dalla Commissione europea con 12 milioni di euro, che ha coinvolto 40 gruppi di ricerca appartenenti a 33 istituzioni di ricerca e industriali.            “La missione principale di Pharma-Planta è stata quella di sviluppare metodologie innovative per la produzione di nuovi anticorpi e vaccini dalle piante”, spiega Alessandro Vitale dell’Ibba-Cnr. “I farmaci sviluppati su base vegetale - rispetto a quelli prodotti per via biotecnologica in microorganismi o cellule animali - hanno costi di produzione notevolmente inferiori, e ci si aspetta che siano altrettanto efficaci e più sicuri”.              “Grazie a piante geneticamente modificate di tabacco è stato prodotto e purificato un anticorpo umano che neutralizza ad ampio spettro molti isolati del virus Hiv-1 e potrebbe presto diventare strategico per ridurre la diffusione del virus nei paesi più poveri e più colpiti”, prosegue Eugenio Benvenuto, responsabile del Laboratorio biotecnologie dell'Enea. “I risultati di laboratorio sono stati sviluppati in una vera linea industriale e la quantità di farmaco prodotta è stata sufficiente per la sperimentazione clinica, che ha avuto inizio nel giugno 2011 presso l’Università del Surrey (Regno Unito). L’impianto realizzato per questo primo farmaco ‘verde’ potrà essere utilizzato per produrre e purificare dalle piante altre proteine ricombinanti con effetti farmacologici”.             Pharma-Planta ha sviluppato numerose metodologie per lo sviluppo di biofarmaci da piante, oggi largamente diffuse tra i ricercatori di tutto il mondo. Ha prodotto circa 200 articoli su riviste scientifiche internazionali, sottoscrivendo un accordo per il libero accesso ai risultati e ai prodotti del progetto (copyright, brevetti, varietà vegetali).            Conclude Mario Pezzotti dell’Università di Verona: “I risultati ottenuti nell’ambito del progetto hanno portato alla costituzione di Officina biotecnologica, spin-off del nostro ateneo che ha come obiettivo la produzione in foglie di tabacco di un autoantigene umano potenzialmente efficace per la prevenzione del diabete autoimmune”.Per informazioni: Alessandro Vitale, Ibba-Cnr, tel. 39-02/23699431, email: vitale@ibba.cnr.it
Emanuela Pedrazzini, Ibba-Cnr, tel. 39- 02/23699443, email:
pedrazzini@ibba.cnr.it)Cnr - Resp. Ufficio Stampa: Marco Ferrazzoli – tel. 06.4993.3383 - e-mail: marco.ferrazzoli@cnr.it Enea - Resp. Ufficio Stampa: Elisabetta Pasta - tel. 06.36272806 e-mail: uffstampa@enea.it UniVr - Ufficio Stampa di Ateneo: Sara Mauroner- tel. 045.8028164 e-mail: sara.mauroner@univr.it 
14/12/11 CON L'USCITA DI SCENA DI BERLUSCONI LE PAGINE DI CRONACA SONO VUOTE
L’informazione nel dopo BerlusconiTra curiosità e necessità di una riconversione. Interviste a Stefano Menichini, Claudio Sardo e Antonio Padellaro.  Adesso di che cosa scriviamo? Scomparsa all’improvviso la corte, con i favoriti del giorno, il gran ciambellano, le amanti, dove si trovano le notizie? Chi sono i personaggi da inseguire? Dopo oltre tre lustri di egemonia culturale e politica, l’improvviso cambiamento dello scenario politico ha lasciato giornalisti politici e redazioni in apnea. In una settimana sono cambiati interlocutori, temi (adesso i contenuti della manovra, prima le beghe tra i favoriti del sovrano), comportamenti, perfino il linguaggio. E c’è voluto uno sforzo di riconversione. Il berlusconismo prevedeva il trionfo dell’immagine rispetto alla realtà, del gossip rispetto alla ricerca. All’improvviso è cambiato tutto.          I primi ad accorgersene sono stati i cronisti dei quotidiani e delle agenzie in Transatlantico. I primi giorni del dopo Berlusconi vagolavano da un capo all’altro non sapendo ancora bene come fare. Ma soprattutto si sono dovuti porre il problema quei quotidiani che per anni hanno, per convinzione, per collocazione politica, ma anche per collocazione sul mercato editoriale, lottato contro Berlusconi e il berlusconismo. A cominciare dai quotidiani che fanno riferimento al PD, come l’Unità ed Europa, ma parlando anche del fenomeno editoriale degli ultimi anni, nato proprio sull’onda dell’antiberlusconismo, Il Fatto Quotidiano. Per non parlare del cambiamento al quale si dovranno abituare i grandi magazine esteri, che in questi anni hanno giocato diverse copertine sul folkrore italiano e sulla figura di Berlusconi, per attaccare l’Italia e sminuirne ruolo e importanza.           Il sito del Partito democratico e YouDem proprio per questa ragione hanno intervistato i tre direttori dei quotidiani: per capire come pensano di impostare il futuro e il rapporto con la politica e con i lettori, sulla base di questo cambiamento di orizzonte.           Non che il declino del berlusconismo sia arrivato all’improvviso. E’ già cominciato da tempo, lo abbiamo visto progressivamente crescere con le manifestazioni di piazza, colorate, pacifiche ma anche molto partecipate, che hanno segnalato la rinascita di un desiderio di partecipazione e di cambiamento che sembrava finito in soffitta. Manifestazioni nate dall’orgoglio ferito di una società civile intimamente umiliata nei valori più basilari e defraudata di diritti che pensava di aver conquistato e consolidato negli anni delle grandi lotte. Onde di indignazione contro il sessismo inteso come uso e abuso del corpo della donna.          Centinaia di migliaia di cittadini senza bandiere, senza schieramenti, ormai saturi della pressione martellante e sibillina esercitata attraverso ogni mezzo di comunicazione possibile da un governo dell’apparenza. Stanchi del governo dei falsi proclami, delle promesse mancate, dell’esaltazione del futile, che ha cullato per quasi un ventennio intere generazioni nell’illusione che tutto andasse bene, esaltando il culto dell’”io” a scapito del “noi”. Questo era il messaggio sotteso in ogni dove: la collettività concepita come un fardello da cui fuggire, perché è giusto coltivare e difendere il proprio orticello con qualsiasi mezzo, l’altro non conta. “Silvio Berlusconi ha attinto direttamente con rozzezza agli istinti della società senza fare nessuna mediazione”, ha detto D'Alema in un’intervista, dopo la caduta del governo. Anzi, il vicino è addirittura percepito come un nemico da temere ed emarginare se è “diverso”, nel colore, nell’estrazione sociale, per le scelte sessuali o religiose, per la nascita o la provenienza geografica: tra il Nord e il Sud del mondo, tra il Nord e il Sud dell’Italia.          L’orgoglio della ricchezza, del successo facile e ottenuto con i mezzi più spregiudicati, dell’ignoranza contro la fatica dello studio giocati quasi come un’ideologia eroica. Tutto questo è entrato in crisi. Ma non è scomparso. E’ un fenomeno che si è indebolito, ma che è rimasto incardinato dentro moltissime teste. Da qui anche lo smarrimento perfino della stampa di fronte a un cambiamento così repentino. La presa di coscienza e la ricostruzione democratica, civile ed economica non si potrà ottenere in un giorno e nemmeno in un anno. Il percorso della riscossa sarà lungo, ma potrà essere anche entusiasmante.Richiesta di diffusione dai Giornalisti: Menichini, Sardo e Padellaro                   
14/12/11 COME MAI LA CHIESA CON IL 20 % DI PATRIMONIO ITALIANO NON PAGA L'ICI
Manovra, Alfano (IDV): “perché la Chiesa non paga l’ICI?”Articolo N. 1PALERMO, 5 DIC. - “Mario Monti aveva promesso rigore ma anche equità. Aveva promesso che avrebbe fatto la guerra ai privilegi. Ieri, invece, il suo governo ha varato una manovra palesemente iniqua, che fa la guerra solo ai contribuenti italiani. Ci spieghino, Monti e gli altri membri dell’esecutivo, per quale recondito motivo la Chiesa, che possiede oltre il 20% del patrimonio immobiliare italiano, gode ancora dell’esenzione Ici, mentre si è pensato bene di colpire, per l’ennesima volta, la categoria dei pensionati. I cittadini italiani non ne possono più di governi inchinati alla casta ecclesiastica. Ritengo che la stessa Chiesa dovrebbe mostrare maggior senso di responsabilità proponendo l'abolizione dell'esenzione di cui gode”.           Così in una nota l’Europarlamentare responsabile nazionale del Dipartimento Antimafia di IDV, Sonia Alfano, commenta la manovra del governo Monti. “Se devono essere sacrifici per tutti - prosegue Alfano - che lo siano. A pagare questa crisi, inoltre, sono i soliti noti - sottolinea - e non i veri colpevoli di questo sfacelo: coloro che nulla hanno fatto contro l’evasione fiscale, la corruzione e la criminalità organizzata, cioè i veri fenomeni che ci costringono a rinunciare allo sviluppo del Paese”.

Strage di Viale Lazio, Alfano (IDV): “dome’ finalmente riconosciuto vittima innocente”Articolo N. 2PALERMO, 9 DIC. - “Soltanto di recente, dopo tantissimi anni di sofferenza dei familiari e dopo quintali di fango che ne hanno macchiato la memoria e l’onorabilità, Giovanni Domè, per oltre quarant’anni bollato come delinquente, è stato riconosciuto vittima innocente della mafia. Questo riconoscimento non ripaga ovviamente delle sofferenze e umiliazioni patite dal 1969 ad oggi, ma rende giustizia e dignità ad un uomo brutalmente assassinato ed alla sua famiglia”.           Così in una nota l’europarlamentare e responsabile nazionale del Dipartimento Antimafia di Italia dei Valori Sonia Alfano, ricorda l’anniversario della strage di Viale Lazio, avvenuta il 10 dicembre del 1969.           Un commando di fuoco dei corleonesi irruppe negli uffici del costruttore Girolamo Moncada, uccidendone anche il custode: Giovanni Domè, 31 anni di età e padre di cinque figli.           Oggi il maggiore di quei cinque orfani, Ferdinando, che ai tempi della strage aveva soltanto dieci anni, è membro dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia che presiedo” prosegue Alfano. “A lui e ai suoi familiari - conclude - vanno il mio pensiero affettuoso e la mia più sincera solidarietà in occasione di questa dolorosa ricorrenza”.

ici alla chiesa, Alfano IDV: basta chiacchiere, servono i fattiArticolo N. 3PALERMO, 9 DIC. - “Oggi, dopo aver lanciato un appello nei giorni scorsi, ho convintamente aderito alla campagna di Micromega per chiedere a Monti di far pagare l’Ici alla Chiesa. Di promesse e di chiacchiere, sia da parte del governo che da parte di alcuni alti prelati, se ne sono sentite fin troppe e adesso bisogna passare ai fatti. Serve ribadire che la Chiesa detiene oltre il 20% del patrimonio immobiliare presente sul suolo italiano? Ci si rende conto di quanto il contributo potrebbe essere importante? Credo sia non solo opportuno ma anche doveroso che la Chiesa cattolica contribuisca e soprattutto che si faccia una seria lotta all’evasione fiscale, poichè è assurdo che non si vada oltre la solita manovra all’italiana: pagano i più deboli e mai le caste o i sistemi criminali che hanno realmente affossato l'economia italiana”.

Mafia, Alfano (IDV) ricorda Graziella CampagnaArticolo N. 4PALERMO, 11 DIC. - "La terribile vicenda della giovane e innocente Graziella, ferocemente uccisa a 17 anni per aver scoperto la vera identità di un pericoloso latitante, deve essere un monito per tutti i cittadini, e far capire che la mafia non ha bisogno che le si pestino i piedi per colpire e spezzare una vita. Dopo tantissimi anni di battaglie legali e tanto fango gettato sulla figura di Graziella all'indomani del suo assassinio, finalmente i suoi boia sono stati condannati. Nel frattempo, però, numerosissime sono state le difficoltà affrontate dai suoi familiari, e in particolare dal fratello Piero, carabiniere, affinché fosse fatta giustizia".          Così in una nota l'eurodeputata e responsabile nazionale del Dipartimento Antimafia di IDV, Sonia Alfano, ricorda la giovane vittima di mafia Graziella Campagna, rapita e assassinata a Villafranca Tirrena (ME) il 12 dicembre 1985. Il suo corpo fu ritrovato due giorni dopo a Forte Campone, sui Colli San Rizzo. La ragazza aveva scoperto la vera identità di Gerlando Alberti Jr., boss palermitano che in quel periodo viveva la sua latitanza dorata nel centro tirrenico. "Oggi, a ventisei anni da quel terribile giorno - prosegue Alfano - il pensiero di Graziella continua a commuovere l'Italia. Ai suoi familiari, componenti dell'Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, che presiedo, va il mio più affettuoso pensiero".Valeria Bonanno Ufficio Stampa Sonia AlfanoWebsite: http://www.soniaalfano.it/ E-mail: valeria.bonanno@soniaalfano.it
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14/12/11 IN SICILIA UN MODELLO DI ACCOGLIENZA CIVILE ED UMANO é POSSIBILE
Migranti, Borsellino: “indispensabile accorciare i tempi per le richieste di asilo”  Articolo N. 1            C’è ancora tanto da fare sul fronte dell’accoglienza dei migranti. Non è accettabile che in Sicilia possa esistere un lager come il centro di Salina Grande a Trapani, o che centinaia di persone vengano lasciate per mesi in un limbo come succede anche a Mineo. Per fortuna, ci sono esperienze, come quella dell’ambulatorio di Emergency, che testimoniano che un altro modello di accoglienza è possibile”. Così l’eurodeputato Rita Borsellino al termine della  tre giorni di missione della delegazione Libe in Sicilia sulla situazione migratoria.             Bisogna far fronte alle carenze strutturali - continua - ma bisogna anche affrontare il nodo burocratico, perché è inaccettabile che, a causa delle lungaggini e dei tempi impiegati per l’esame delle richieste, ci siano richiedente asili che si trovano nei centri da 6 e qualche volta da 8 mesi. Uomini, donne e tanti bambini, interi nuclei familiari rimangono per mesi in attesa di conoscere il loro destino, con le vite appese. E’ importante che l’Europa prenda coscienza di questo fenomeno anche attraverso missioni come quella appena terminata, perché il fenomeno migratorio  non è solo un problema della Sicilia e dell’Italia, ma va affrontato in una dimensione europea”.

Comune, un’altra storia: “impegno di tutti per garantire le primarie del Centrosinistra”Articolo N. 2            “Il nostro impegno è sempre stato e continua a essere rivolto a garantire che la scelta del candidato del centrosinistra a sindaco di Palermo passi dalle primarie di coalizione. Queste rappresentano un primo importante spazio di inclusione e di partecipazione dei cittadini alla vita politica, metodo che siamo interessati a sviluppare anche nella fase di costruzione del programma e di governo della città. Ciò significa che bisogna assumersi la responsabilità di lavorare affinché tutti coloro che si riconoscono nell’area politica e culturale del centrosinistra (siano essi partiti, movimenti, associazioni o singoli cittadini) condividano questo impegno”.  Così Tonino Palmeri ed Emanuele Villa di Un’altra Storia sulle polemiche sorte ieri sera al tavolo delle primarie del centrosinistra. “Precisiamo – continuano - che per quanto riguarda la vicenda del tavolo del centrosinistra, esiste una discussione aperta, civile e responsabile sul come stare insieme fra diversità, nell’unico interesse del bene comune. Oggi occorre lavorare con forza nella costruzione di un centrosinistra unito, senza fughe in avanti né discussioni a passo di gambero, sapendo che abbiamo soltanto un’unica alternativa, andare avanti tutti uniti per offrire ai palermitani una possibilità di rinascita per questa città, a partire anche da Italia dei Valori e dalla Federazione di Sinistra. Forse, ieri sera, l’ora oramai tarda ha spinto il segretario provinciale del Pd Vincenzo Di Girolamo ad affrettarsi nel rinviare la discussione, ma siamo certi che ci aggiorneremo molto presto”. 
“Teniamo a precisare – concludono - che ieri sera, Un’altra Storia ha espresso la propria posizione, che ricalca in pieno le parole di Rita Borsellino all’indomani dell’incontro con il segretario del Pd Pierluigi Bersani, con il segretario del Pd regionale Giuseppe Lupo e Di Girolamo: ‘Se il popolo delle primarie darà fiducia al nostro progetto, a quel punto l'obiettivo sarà vincere al primo turno. In caso di ballottaggi, decideremo sulla scorta dei valori, dei programmi e del giudizio che esprimeranno i cittadini attraverso la partecipazione’. Ci auguriamo che su queste parole si possa ripartire tutti insieme per rilanciare le primarie e con esse la costruzione di un programma di governo responsabile e credibile per Palermo”.

Regione, Borsellino: “bene riduzione deputati dell’ars, ma su lotta a privilegi e sprechi strada ancora in salita”Articolo N. 3           “La riduzione dei parlamentari dell’Ars è un’ottima notizia. Un atto di responsabilità importante di fronte alla grave crisi in cui versa il Paese e all’altrettanto grave deficit di credibilità della politica e delle istituzioni”. Lo ha detto Rita Borsellino, commentando il ddl votato oggi all’Ars con cui si riduce il numero di parlamentari regionali da 90 a 70.            L’europarlamentare ha pubblicato oggi sul suo profilo facebook il decalogo anti-casta proposto dai giornalisti de La Repubblica, Enrico Del Mercato ed Emanuele Lauria: “Questo decalogo – spiega – non è un libro dei sogni, come ha dimostrato anche oggi il voto all’Ars, ma può e deve essere un monito per i deputati siciliani affinché proseguano su questa strada, mettendo fine ad altri insopportabili sprechi dell’amministrazione regionale, dai vitalizi alle consulenze fino alle baby pensioni. Sul fronte della lotta ai privilegi e agli sprechi della casta la strada è ancora in salita”. Ufficio stampa e Comunicazione via M. Stabile, 250 - 90141 Palermo3421087374, 3456868390 Tel. 091 8888196 - Fax. 091 8888538 Mobile: 342 1087374 - 345 6868390 Sito web: www.ritaborsellino.it
14/12/11 OCCORRE CHE L'ITALIA SI METTA IN OPERA DOPO ANNI DILETARGO E CASTE

Bersani: "Patrimoniale, evasori, Ici: dal Governo vogliamo segnali"

«Noi non chiediamo al Governo di fare al cento per cento quel che faremmo noi. Saremo responsabili: il nostro sostegno non è in discussione. Questa manovra è un messaggio all'Europa, è il segno di un Paese che si mette all'opera dopo anni di paralisi. Però cercheremo di convincere il governo ad accettare alcune correzioni. Sul fronte delle entrate, e su quello delle spese».Intervista a Pier Luigi Bersani di Aldo Cazzullo - Corriere della Sera          Segretario Bersani, domani, oggi per chi ci legge, metà del suo partito manifesta con la Cgil contro la manovra che sostenete in Parlamento. Questo non le crea qualche disagio?       «No. Noi siamo un grande partito, un partito che discute. Leggere la nostra discussione come una battuta di questo o di quello sarebbe riduttivo. Noi siamo a nostro agio, innanzitutto perché questa mobilitazione ricompone l'unità del sindacato; il che è un bene per la Repubblica».
Ma divide il Pd.         «La piattaforma dello sciopero non parla di bocciatura della manovra. Parla di modifiche. Diverse vanno nel senso in cui andiamo anche noi. Non vedo difficoltà se la nostra gente partecipa ai presìdi dei sindacati e noi si sta nel nostro, tentando di migliorare la manovra in Parlamento». Monti ha avvertito che lo spazio per le modifiche è stretto.          «Noi non chiediamo al governo di fare al cento per cento quel che faremmo noi. Saremo responsabili: il nostro sostegno non è in discussione. Questa manovra è un messaggio all'Europa, è il segno di un Paese che si mette all'opera dopo anni di paralisi. Però cercheremo di convincere il governo ad accettare alcune correzioni. Sul fronte delle entrate, e su quello delle spese».
Quali correzioni?        «Su un'imposizione sui patrimoni c'è qualche segnale, non c'è una decisione organica: noi però teniamo fermo il punto, se non è questa l'occasione ne deve venire un'altra. Lo sforzo per far pagare gli evasori si vede, ma solo in parte: la tracciabilità a mille euro non è sufficiente; e non basta il 4% sui capitali scudati. Visto che il principio avanzato mesi fa dal Pd di chiedergli un contributo è finalmente passato. Ci aspettiamo poi un segnale nuovo sulle frequenze TV. Non crede che il governo sia costretto a tenere conto del veto di Berlusconi?         «Il governo non deve accettare veti, neppure da Berlusconi, sulle frequenze tv come sulla Rai. Su questo punto non si può arretrare. Non è tempo di concorsi di bellezza. Il governo dica la sua, proponga una soluzione equa». Non vi va bene neppure la riforma delle pensioni?          «Io non critico la riforma sul piano concettuale, anzi penso che introduca meccanismi di unificazione significativi. Bisogna però introdurre anche elementi di gradualità. Su alcuni punti il salto è troppo alto. Non si possono penalizzare i lavoratori precoci. La soglia sopra cui si sospende l'indicizzazione va portata a 1400-1500 euro. Chiediamo anche una fascia più ampia di esenzione dall'Ici, anche in rapporto al carico familiare». Sull'Ici va chiesto qualcosa in più alla Chiesa?          «Sì. Il governo deve fare chiarezza su una norma, quella che distingue gli immobili adibiti al culto da quelli a fini commerciali, applicata sinora in modo confuso. Poi servono misure per la crescita. Ad esempio, deroghe al patto di stabilità per consentire investimenti rapidi ai Comuni». Il vertice europeo è andato però nella direzione del rigore assoluto, e di controlli più severi sui bilanci.           «In Europa le destre e i populismi hanno rinsecchito una prospettiva solidale. Anche quando fai un passo avanti, e lo si è fatto, si cade nei barocchismi "nei si fa ma non si dice"; come nel caso pur positivo di una maggiore facoltà di azione della Bce. Quanto alle necessarie decisioni sulla stabilità, non si può inseguire la recessione, non si può continuare a fare manovre su manovre: la recessione dev'essere messa a sconto negli equilibri di bilancio. L'Europa ha gli strumenti per farcela. Tra sei mesi si vota in Francia - e Hollande verrà alla nostra assemblea, venerdì prossimo -, nel 2013 si vota in Germania e in Italia. Serve una grande piattaforma progressista europea».In Italia però l'unità della sinistra appare compromessa. Il Pd va verso un'alleanza con Casini?            «Leggo un'ampia letteratura sulla "foto di Vasto". Ma a quella foto manca il sonoro. Io ripetei allora quel che ho sempre detto: alla fase dell'emergenza segue la ricostruzione; per la ricostruzione serve un'alleanza tra progressisti e moderati. Il Pd si è preso le sue responsabilità. Altri se ne prenderanno di meno: pazienza. Ma un conto è la critica, un conto sono la deformazione e la denigrazione. Vendola mi pare attento a evitale. Di Pietro, quando parla di inciucio, no. È chiaro che argomenti come questo, se ribaditi, portano a rotture difficilmente componibili. Perché la pietra di paragone è l'Italia; non un punto percentuale in - più o in meno».
Pisanu vede Monti candidato a Palazzo Chigi anche nel 2013.            «Io invece non credo che il bipolarismo sia finito. E non credo che Monti voglia essere il demiurgo anche della fase2, della ricostruzione. Per quella occorre un grande confronto elettorale tra le forze politiche». È sicuro che la vostra gente vi verrà dietro? Questo è davvero un governo di destra, come si sente ripetere? «Questo non è un governo di destra. E' un governo di impegno nazionale, come lo chiama Monti. Se fossimo andati a votare, avremmo vinto noi; ma non ho rimpianti. Abbiamo fatto un investimento sul futuro. E i miei l'hanno capito. La gente è più matura di quel che si crede». La gente è anche molto arrabbiata con voi politici, che non vi siete tagliati lo stipendio.
         
«Guardi, ho ricevuto diversi messaggi di parlamentari che sono stati insultati per strada da passanti che avevano letto i titoli dei giornali. Ora, io dico basta. Due volte basta: ai privilegi, ma anche ai linciaggi. Di questo passo non so dove arriveremo». Non è stato un errore non dare subito un segnale forte sui costi della politica?
          «L'errore è stato rendere credibile che si stesse lavorando a dei rinvii. I vitalizi non sono stati tagliati dal governo, ma dai presidenti delle Camere. Lo stesso si farà sugli stipendi, che saranno equiparati alla media europea. Ricordo che "la Maastricht dei costi della politica" è una proposta del Pd. Vigileremo perché sia tradotta in pratica, anche in periferia. Ma non cadiamo nel populismo. Quando avremo fatto questo, verrà il momento di smascherare coloro che nascondono, dietro i privilegi della politica, i privilegi propri».
Pierluigi Bersani
14/12/11 I BENI CONFISCATI ALLA MAFIA DI PALERMO é IL FALLIMENTO DELLA GIUNTA
beni confiscati, borsellino: “si pensi prima al riutilizzo sociale”Articolo N. 1          “Il flop del recupero dei beni confiscati alla mafia a Palermo è uno dei più grandi fallimenti di questa amministrazione comunale. Ciò che mi preoccupa non sono gli immobili e i terreni inutilizzabili, ma quell’immenso patrimonio che il Comune ha lasciato nel degrado e che invece può e deve essere assegnato. Tanto più in una città dove ci sono centinaia di famiglie senza casa e dove mancano gli spazi per i giovani, per la cultura, per l’arte, per il sociale”.          Lo ha detto l’europarlamentare Rita Borsellino, che aggiunge: “Una volta portata a compimento un’operazione seria, certosina e trasparente di riutilizzo sociale – continua la Borsellino – allora si potrà pensare ai beni inutilizzabili. Se proprio dovranno essere venduti, il ricavato non potrà che essere restituito per intero all’antimafia, ossia destinato al potenziamento degli strumenti di lotta alla criminalità organizzata della magistratura e delle forze dell’ordine”.   

Migranti, Rita borsellino da domani con delegazione Parlamento UE in SiciliaArticolo N. 2“Serve una risposta strategica chiara e di lungo termine da parte dell’Unione europea nei confronti dei flussi migratori nel Canale di Sicilia. I cambiamenti politici nei paesi del Nord Africa possono essere l’occasione per portare avanti una strategia incentrata finalmente su una reale cooperazione. E’ solo potenziando la democrazia e favorendo lo sviluppo economico e culturale che possiamo immaginare un futuro di pace e di diritti nel Mediterraneo”. Lo ha detto Rita Borsellino, annunciando la missione della delegazione del Parlamento europeo in Sicilia che partirà domani e che toccherà Lampedusa, il centro di accoglienza di Trapani, i centri di accoglienza per i richiedenti asilo di Salina Grande e di Mineo, l’ambulatorio di Emergency di Palermo.

Alluvione, Borsellino: “cordoglio  per le vittime, rabbia per l’ennesima tragedia causata dal dissesto idrogeologico”Articolo N. 3      Le immagini di Saponara ci riportano al dramma di Giampilieri. Immagini che ci eravamo riproposti di non vedere più. Invece, siamo qui a piangere ancora delle vittime, alle quali va tutto il mio cordoglio. Ma nel piangere, non riesco a trattenere la rabbia per l’ennesima tragedia causata dal dissesto idrogeologico del territorio. Un dissesto che ha delle responsabilità ben precise, a partire dall’abusivismo fino ad arrivare alla pressoché totale assenza di interventi strutturali per mettere in sicurezza le aree a rischio”. Lo ha detto Rita Borsellino, deputato del Parlamento europeo.
        “La Commissione europea ha più di una volta sottolineato come la Sicilia non abbia utilizzato appieno le risorse comunitarie per far fronte al dissesto - continua l’europarlamentare – Sicuramente, i fondi europei non saranno sufficienti a mettere in sicurezza l’intera regione. Ma di sicuro avrebbero permesso di ridurre i danni e soprattutto i rischi per le persone”.
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14/12/11 BERLUSCONI DA PREMIER IN UN SOLO COLPO SI è PRESO 16 MILIARDI DI €
Berlusconi ha lasciato il Governo dopo regalatosi tutto. Infatti, l’Italia l’ha depauperata a zeroSolo con le frequenze TV Berlusconi si è regalato ben 16 Miliardi di € E' vergognoso: mentre noi dovremo salvare l'Italia con una manovra lacrime e sangue, Berlusconi e altri operatori si sono arricchiti e si arricchiranno ulteriormente nell’appropriarsi delle frequenze della TV digitale gratis! Sta a noi fermare questo scandalo e costringere il Ministro Passera a far pagare a Berlusconi i 16 Miliardi del valore delle frequenze TV che lui se ne è appropriato con decreto quando era  Presidente del Consiglio, altrimenti il Governo Monti da consenziente sarà Complice .          Prima di lasciare il potere Berlusconi ha regalato le frequenze della TV digitale per 4/quinti  a Mediaset e per 1/quinto alla RAI, valore complessivo 20 Miliardi che per il valore di 16 Miliardi di €uro sono finite in omaggio a Mediaset! Mentre nelle casse delle Stato non ci è finito nemmeno un centesimo di8 €uro. La protesta sta montando e sempre più numerosi coloro che chiedono al Ministro Passera di cancellare questa misura oltraggiosa e di avviare subito un'asta pubblica, significherebbe che i 20 Miliardi, cioè i tre/quarti della manovra Monti sono già disponibili, senza dover chiedere  sacrifici a chi ha sempre pagato anche i capitali che l’ex Presidente del Consiglio ha abusato con decreti come i Decreti d’Urgenza: Bertolaso-Berlusconi che nei tre anni 2008-2010 a Berlusconi ed alle sue cricche ha fruttato 400 miliardi di €uro.          Il nuovo Ministro è sensibile all'opinione pubblica, in molti dicono che ha mire da futuro Premier, noi se vogliamo possiamo fare la differenza: convinciamo Passera a intervenire per difendere il pluralismo delle TV e restituire così i 16 miliardi di €uro alle casse dello stato. Clicca sotto per mandare il tuo messaggio e fai il passaparola:http://www.avaaz.org/it/no_tv_gratis/?vl
           Berlusconi ci ha lasciato con una delle misure più pericolose: ha garantito a Mediaset, che la TV di sua proprietà, il monopolio della TV commerciale, con conseguenze nefaste per il pluralismo dell'informazione anche per molti anni a venire. Invece di organizzare un'asta competitiva come ci ha chiesto l'Europa, il Governo di Berlusconi ha regalato le frequenze della TV digitale attraverso un vergognosissimo sistema a punti, chiamato beauty contest, che premia le Aziende con più risorse... E Mediaset con i soldi di dubbia provenienza ha ovviamente vinto!          Sky ha denunciato questo sistema e se ne è chiamata fuori, chiedendo al nuovo Governo d'intervenire. Le TV locali stanno procedendo per vie legali e molti Giornali e Partiti Politici stanno chiedendo al Ministro Passera, responsabile per le comunicazioni, di cancellare questa vergognosa misura e di organizzare un'asta pubblica che garantisca il pluralismo e la competizione includendo così tutte le TV. Le casse dello  stato ci guadagnerebbero tantissimo: per la Gran Bretagna si stima un incasso di 24 Miliardi di sterline l'anno, per l’Italia sarebbe circa 30 Miliardi di €uro l’anno, ossia una sostanziosa manovra, l’Italia per questo momento di necessità di soldi, può recuperare i 16 Miliardi di €uro che Berlusconi da Capo del Governo vergognosamente si è regalato.